Sarà un omaggio a Roy Hargrove, uno dei musicisti che più hanno contribuito a costruire un ponte tra la tradizione del jazz e la black music contemporanea, a chiudere la XXVI edizione di Musica sulle Bocche. Domenica 6 settembre alle ore 21, al Convento dei Cappuccini di Bosa, il festival diretto da Enzo Favata presenta I Remember Roy, progetto che riunisce sette musicisti sardi per rileggere il repertorio del grande trombettista texano attraverso una sensibilità contemporanea.
Sul palco saliranno Federica Piu alla voce, Giuseppe Bussu al sax, Fabrizio Fresu alla tromba, Antonio Fortunato alla chitarra, Andrea Budruni alle tastiere e synth, Stefano Oggiano al basso elettrico e Andrea Serra alla batteria.
Nato nel 1969, Roy Hargrove è stato uno dei trombettisti più rappresentativi della sua generazione e una figura capace di muoversi con naturalezza tra mondi musicali differenti. Profondamente legato alla tradizione jazzistica, nel corso della sua carriera ha esplorato e messo in relazione jazz, neo soul, R&B e hip hop, diventando un punto di riferimento per generazioni di musicisti provenienti anche al di fuori dei confini del jazz.
È proprio questa capacità di attraversare i linguaggi a costituire il punto di partenza di I Remember Roy: il progetto non propone una semplice riproduzione del repertorio di Hargrove, ma ne seleziona alcuni dei brani più significativi per rileggerli attraverso le esperienze e le influenze personali dei sette componenti della formazione.
Voce, sax e tromba si inseriscono in una trama costruita da chitarra, tastiere, sintetizzatori, basso elettrico e batteria, restituendo la pluralità di linguaggi che ha caratterizzato il percorso del trombettista americano e aggiornandola attraverso un suono legato alla sensibilità dei musicisti coinvolti.
Con questo concerto arriva così al termine un percorso iniziato ad agosto e sviluppato attraverso decine di appuntamenti, portando artisti italiani e internazionali in località e contesti profondamente differenti del Nord Sardegna. Concerti all’alba, piazze e centri storici, chiese e cattedrali, siti naturalistici, terrazze, porti, vigneti e spazi monumentali hanno costruito una geografia nella quale il luogo non è stato soltanto una cornice, ma parte integrante dell’esperienza musicale.
La XXVI edizione di Musica sulle bocche ha attraversato il jazz nelle sue molte declinazioni, mettendolo in relazione con la musica tradizionale sarda, l’elettronica, l’improvvisazione, la canzone, la filosofia, le arti visuali e le nuove scene internazionali. Dalle formazioni europee alle nuove realtà provenienti da Oltreoceano, dai progetti legati alla memoria musicale del Novecento alle produzioni originali, la programmazione ha affiancato artisti affermati e nuove generazioni.
Tra i momenti centrali dell’edizione anche l’anteprima ad Alghero delle musiche di Ritornare, il nuovo album di Enzo Favata’s Atlantico, registrato a Monaco per ECM Records sotto la produzione di Manfred Eicher e atteso in uscita nell’ottobre 2026, e il ritorno, a vent’anni dalla sua prima realizzazione, di Out of Coltrane, produzione originale di Musica sulle Bocche riproposta nel centenario della nascita di John Coltrane.
Positivo il bilancio tracciato dal direttore artistico Enzo Favata: «Chiudiamo questa edizione con la sensazione che Musica sulle Bocche abbia consolidato ancora di più il rapporto costruito negli anni con il suo pubblico. Abbiamo registrato una partecipazione costante, con appuntamenti sold out e una presenza crescente di appassionati arrivati non soltanto dalla Sardegna e dal resto d’Italia, ma anche dall’estero. Un dato particolarmente significativo è vedere persone organizzare il proprio viaggio per seguire il festival e raggiungerci anche nei luoghi meno immediati e più impegnativi, dalle albe ai siti naturalistici. Significa che il pubblico non cerca soltanto un concerto, ma sceglie di vivere un’esperienza fatta di musica, paesaggio, viaggio e scoperta.
Ventisei anni fa Musica sulle Bocche lanciava un’idea che allora era fortemente innovativa nel panorama dei festival europei: abbandonare quasi completamente i luoghi convenzionali del concerto per trasformare l’ascolto in un’esperienza. Siamo stati tra i primi festival in Europa a portare con continuità la musica all’alba, quando ancora questo tipo di appuntamento non era diventato una formula diffusa come oggi. Ma non si trattava semplicemente di scegliere un orario insolito: significava mettere il pubblico davanti a un paesaggio e cambiare radicalmente la prospettiva dell’ascolto. Ascoltare una musica mentre nasce il sole sul mare, dentro una chiesa, tra le rocce, in un borgo, davanti a un nuraghe, in un vigneto o in un luogo che bisogna raggiungere camminando modifica la percezione stessa del concerto. Il paesaggio non è una scenografia: entra nella musica e diventa parte dell’esperienza. È questa una delle intuizioni su cui Musica sulle Bocche ha costruito la propria identità».
«Abbiamo voluto creare un festival capace di cambiare continuamente forma – prosegue Favata – passando dal jazz internazionale alla tradizione sarda, dall’elettronica alle produzioni originali, mettendo insieme musicisti di generazioni, linguaggi e provenienze differenti. La qualità artistica resta il punto di partenza, ma altrettanto importante è il rapporto con i luoghi e con le comunità che li abitano».
«In questi ventisei anni Musica sulle Bocche è stato e continua a essere un laboratorio permanente: un luogo nel quale musica contemporanea, tradizione, paesaggio, ambiente, architettura e racconto si incontrano e si trasformano reciprocamente. Non abbiamo mai voluto ripetere semplicemente una formula di successo, ma continuare a sperimentare. Credo sia anche per questo che, dopo ventisei anni, Musica sulle Bocche continua a essere seguito con un affetto straordinario ed è diventato uno dei festival italiani più riconoscibili anche fuori dalla Sardegna. Il pubblico ha capito che venire a Musica sulle Bocche non significa soltanto assistere a una serie di concerti: significa attraversare un territorio attraverso la musica, lasciandosi sorprendere ogni volta da un luogo, da un suono e da una prospettiva diversa».
