Il rapporto tra le famiglie italiane e il credito bancario è tra i temi affrontati nell’indagine 2026 dell’Eurispes, che analizza il ricorso delle famiglie italiane al credito bancario, le motivazioni che spingono a indebitarsi. I dati raccolti restituiscono un quadro in cui il ricorso al prestito appare sempre meno legato a progettualità future, come l’acquisto di una casa, un investimento, un percorso di crescita personale o familiare, e sempre più connesso invece alla gestione di difficoltà economiche pregresse: dal pagamento di debiti già contratti al sovraindebitamento verso altri istituti finanziari.
A incidere in modo determinante sull’accesso al credito è in parte la composizione del nucleo familiare, ma soprattutto la condizione occupazionale, con situazioni di marginalità, come ad esempio quella dei cassaintegrati, che si traducono in una sistematica esclusione dal sistema bancario. Accanto a questi fenomeni, emerge anche uno spaccato delle nuove abitudini di risparmio e investimento degli italiani che iniziano ad essere anche toccate dal crescente peso di influencer, piattaforme digitali e criptovalute.
La professione pesa più di ogni altro fattore sull’accesso al credito
Secondo l’indagine, il 22,1% dei cittadini ha fatto richiesta di un prestito in banca: nel 15,2% dei casi con esito positivo, nel 6,9% con un rifiuto. Il 68,7% non ha avvertito questa necessità, mentre il 9,2% non ha risposto alla domanda. A rivolgersi più spesso alle banche sono le famiglie composte da coppie di genitori con figli (25,8%), seguite dai nuclei monogenitoriali (21,3%) e, quasi a pari merito, da chi vive solo (21,2%) e dalle coppie senza figli (20,3%). Le altre tipologie familiari si fermano al 16,1%, con una quota elevata di mancate risposte (19,6%). È però la condizione occupazionale a incidere maggiormente non solo sulla necessità di chiedere un prestito, ma soprattutto sulla capacità concreta di ottenerlo. Il dato più critico riguarda i cassaintegrati: il 33,3% di loro ha avuto bisogno di un prestito, ma solo il 3% lo ha ottenuto, contro un 30,3% che si è visto rifiutare la richiesta. In pratica, a questa categoria sono stati negati 9 prestiti su 10, un dato che potrebbe essere persino sottostimato considerando l’alta quota di mancata risposta (24,3%). Una dinamica simile si registra tra chi è in cerca di nuova occupazione: il 23,2% ha avuto bisogno di un prestito e più della metà si è vista rifiutare la richiesta (12,9%).
Case e vecchi debiti: le ragioni principali che spingono a chiedere un prestito
La motivazione più frequente per chiedere un prestito resta l’acquisto della casa, indicata dal 46,3% degli intervistati. Il 29,1% delle richieste è motivato dalla necessità di pagare debiti già accumulati. Si tratta, in poco meno di un caso su tre, di un ricorso al credito bancario non legato a investimenti o esigenze contingenti, ma al tentativo di far fronte a un indebitamento pregresso, segnale di una difficoltà economica che si protrae nel tempo. A questo si aggiunge che il 20,5% degli intervistati ha avuto bisogno di rivolgersi a una banca per saldare prestiti contratti con altri istituti o società finanziarie, un dato che getta ulteriore luce sul fenomeno del sovraindebitamento: un circolo vizioso in cui la difficoltà a onorare i finanziamenti in essere spinge le famiglie a rivolgersi ad altri istituti, rinegoziando di fatto la propria posizione debitoria.
Non mancano poi le necessità legate alla sfera personale: un cittadino su cinque ha avuto bisogno di indebitarsi per affrontare cure mediche (21,6%) o per sostenere le spese di cerimonie come matrimoni, cresime o battesimi (20%), mentre più contenuto è il ricorso ai prestiti per le vacanze (12,1%).
Influencer, piattaforme di investimento e criptovalute: nuove abitudini di risparmio
L’indagine ha esplorato anche tre comportamenti che rappresentano le nuove frontiere nella gestione del risparmio e degli investimenti da parte degli italiani. Il più diffuso è seguire consigli trovati online, provenienti da youtuber, influencer sui social, gruppi di discussione o forum, indicato dal 14,7% del campione. L’utilizzo di piattaforme di confronto per piani di accumulo capitale, come Moneyfarm, Scalable Capital o Fineco Replay, riguarda invece il 9,5% degli intervistati, mentre ancora più limitata è la quota di chi ha acquistato o utilizzato bitcoin e altre criptovalute (8,4%).
Eurispes.it
