Arma di ricatto del professore Longo sul Rettore Diego Czzocrea
Giuseppe Longo è come un dipinto cubista di Picasso: il paragone non suoni bislacco. Le pagine dei verbali redatte dagli investigatori della Squadra mobile, i racconti di coloro che lo conoscevano bene, le intercettazioni e le frequentazioni pericolose ci dicono che il professore sembra avere due o più ritratti, ma è uno solo. Si ha questa sensazione quando si pensa a lui – oggi defunto -. Per un verso rappresenta la continuità di una tradizione di opportunisti uomini d’apparato, per un altro è un uomo dotato di una spregiudicatezza fuori dal comune, capace di tenere i piedi in più staffe.
Uno, nessuno o centomila Peppe Longo?
Certamente mortificante sarà apparsa al professore Giuseppe Longo la sua estromissione da ogni carica nell’ateneo messinese, soprattutto per una persona che, come si è visto sopra, era verosimilmente contiguo a una cosca di stampo mafioso come quella di Giuseppe Morabito, “tiradritto”, alla quale doveva rendere conto della sua presenza, e conseguentemente della sua perdita di potere, all’interno di quella struttura universitaria nella quale rilevanti erano gli interessi economici del gruppo.

Certamente forte sarà stata la sua necessità di riconquistare le posizioni perdute, ove si ponga mente al fatto che il Longo era stato quotidianamente al fianco del prof. Cuzzocrea dal 1995 al 1997, assecondando la sua volontà all’interno del C. di A., e difendendo le posizioni e le sue determinazioni anche nel Consiglio di Facoltà e di Presidenza, motivo per il quale veniva additato dai colleghi con il nomignolo di famiglio, di servitore del Rettore.
Fra l’altro, Longo concorse, insieme agli altri membri la Delegazione Amministrativa del Policlinico e del Consiglio di Amm.ne, a prorogare la convenzione, dal 03/05/1996 al 03/05/1997, a favore della SITEL, i cui proprietari erano i fratelli del Rettore, in carica all’epoca, così favorendo illegittimamente la società SITEL, tanto che in conseguenza dell’ultima proroga è stato assunto direttamente il personale della società dal Policlinico Universitario.
A riprova di ciò, è sintomatica l’assunzione di responsabilità che fa il Longo nella conversazione del 25/03/1998, avvenuta nell’ufficio del Segretario del Rettore Eugenio Capodicasa, tra quest’ultimo, il Longo, il prof. Giacomo Ferraù, e il prof. Checco Antonino, all’epoca rappresentante del C.I.P.U.R., il sindacato dei docenti universitari:
“Trascrizione della conversazione tra presenti registrata alle ore 19.10 del 25.03.1998, avvenuta all’interno dell’ufficio in uso al Dr. Capodicasa Eugenio, presso questa università sulla bobina n°1 da giri 8 a giri 517 lato “A”. La conversazione avviene tra Capodicasa Eugenio (C), Longo Giuseppe (L), un uomo a nome Antonio (N) (verosimilmente Checco Antonio) e un uomo a nome Giacomo (G) identificato per Ferraù).
OMISSIS
ndr. I convenuti, dopo aver discusso sull’opportunità che il prof. Diego Cuzzocrea si ricandidi alla carica di Rettore, ascoltano il Longo dire:
L: dico tanto per dire… io sono… ma non perché io queste posizioni non le possa sostenere, io me ne sto fottendo, ma parlo per i rapporti di amicizia …che siamo stati dalla mattina alla sera per tre anni di seguito… anzi per tre, per cinque anni, e allora io però personalmente ho pure all’interno ….chiaramente un certo risentimento, perché nel momento in cui è successa la crisi politica, non una crisi personale, una crisi politica, questo stronzo…. proprio perché non ha palle, mi ha buttato a mare, e io mi sono incazzato. Quindi a questo punto chiaramente non mi si può chiedere di andare a fare la campagna elettorale per lui
…Omissis…
ndr. Nel corso della conversazione, parlando di cose „sporche“ fatte in passato:
N: eh…eh.. quale cose sporche si sono fatte?… Quale cose sporche…
L: il fatto della SITEL per esempio scusa, questo fatto della SITEL non è una cosa reale?
N: una cosa reale… l’amministrazione CUZZOCREA ha rinnovato il contratto alla SITEL?
L: no, lo ha lasciato che però che finisse e venisse prorogato, e qua sono responsabile pure io quindi…
C: il male è considerare
N: fu…fu prorogato…….(inc.)….
L: ora stiamo… lo stiamo dissertando…
C: ma non è chiusa veramente …
…Omissis…

Questo episodio dimostra la condotta illecita attuata da Longo, così come gli altri componenti i due organi collegiali, che può essere maturata solo perché sussisteva un rapporto di reciproca solidarietà, fra Longo e Cuzzocrea, rapporto che, come già detto, ha registrato una soluzione di continuità fino alla fine del 1997.
Da qui la ragione per cui Longo aveva anche un motivo diverso da quello di colpire direttamente Bottari per un fatto a lui direttamente ascrivibile, e cioè quello di dare un segnale fortemente intimidatorio al prof. Cuzzocrea, che aveva di fatto sancito la sua estromissione, come già detto, alla fine del 1997, allo scopo di condizionarne le future determinazioni.
Trascrizione della conversazione tra presenti registrata alle ore 13,07 del 24.04.98, sulla bobina nr.5 lato “B” da giri 252 a giri 452, presso l’ufficio del Segretario del Rettore dell’università degli Studi di Messina Dr. CAPODICASA Eugenio. Detta conversazione avviene fra lo stesso CAPODICASA, che verrà indicato con la lettera “C”, il Pro Rettore FERRAU’ Giacomo che verrà indicato con la lettera “F” e Longo Giuseppe che verrà indicato con la lettera “L”.
(Stanno discutendo concitatamente i tre quando squilla il telefono, CAPODICASA risponde e Longo con FERRAU’ commentano l’operato del Magistrato che coordina le indagini riguardanti l’omicidio Bottari )
OMISSIS…
L: …dico….. nonostante io sia stato trattato a pesci in faccia…
F: …che facevi?
L: ma niente… si è rotto il telefono….
F: …dico… devo togliere …(inc.)…
L: ….dico… gli dovete dire a questo emerito stronzo che nonostante io sia stato trattato a “pesci in faccia”, mi sono comportato …. mi sono comportato da signore, perché io bastava che in questo bel “bordellino” uscissi un paio di carte e facessi un paio di dichiarazioni al “Centonove” con il quale sono in ottimi rapporti, che gliela mettevo praticamente nel culo: questo per il versante “politico”, per l’altro versante…. gli sto garantendo sulla mia pelle tutta una serie di serenità e cose…. che lui non aveva modo di gestire…. quindi se ora fai il….(ridono)….. non vorrei che ora si fa “scrupolo” questo “stronzo”, …..che se io mi accorgo di una cosa del genere… che magari si fa vedere con me che sono uno indiziato di qualche ….cosa…
(A questo punto CAPODICASA riceve una telefonata sul telefonino e conversa con tale Felice).
…Omissis…
Il faticoso lavoro del trio e il loro desiderio si concretizzò la sera del 4 Maggio 1998, quando, già al primo turno, avvenne la rielezione del prof. Diego Cuzzocrea a Rettore dell’Ateneo messinese.
Come risulta ampiamente dimostrato nel corso dell’attività di intercettazione telefonica e ambientale effettuata dalla Squadra Mobile, posta in essere nelle giornate immediatamente precedenti e successive alla detta elezione, ruolo primario e decisivo per l’ottenimento del risultato fu svolto proprio dal prof. Longo.
Di tale circostanza ne avevano piena coscienza il Ferraù e soprattutto il Capodicasa, i quali, erano perfettamente consci dell’importanza e del ruolo che il prof. Longo Giuseppe rivestì nella circostanza.
Infatti, Longo durante tutta la campagna elettorale agì e operò dagli uffici del Rettorato, ed essendo considerato punto di riferimento indispensabile, al fine di verificare l’opportunità o la non opportunità della candidatura prestabilita.
Egli agiva, non si comprende a quale titolo, all’interno dell’ asset decisionale dell’ateneo, nel quali gli veniva riconosciuta la possibilità di poter condizionare il risultato finale delle elezioni
La richiamata condotta tenuta dal Longo Giuseppe si percepisce già dal contesto di precedenti intercettazioni essere subordinata all’ottenimento di garanzie che il Longo pretende dal futuro Rettore.
La necessaria richiesta di una contropartita si appalesò, tuttavia, in modo assolutamente evidente ed in tutta la sua importanza, nelle conversazioni ambientali e telefoniche che si susseguono dalle ore 17.20 alle ore 19.26 dell’08.5.1998 e cioè appena quattro giorni dopo la rielezione del Cuzzocrea, contenute nel VII° capitolo relativo a “Le minacce del Longo al Rettore”.

Le attività di inquinamento probatorio
E’ notorio negli ambienti investigativi e nei suoi addetti ai lavori che gli omicidi, in genere, o vengono scoperti nelle prime 48 ore o addivenire al felice esito delle indagini si farà sempre più difficile ogni ora che passa.
All’epoca dell’omicidio del Matteo Bottari, la ferma volontà della Dirigenza e di tutto il personale della Squadra Mobile di scoprire il movente e gli autori del grave delitto, si scontrò con le condotte omissive poste in essere da amici e colleghi della vittima che fecero sì che le vere motivazioni dell’omicidio rimanessero avvolte in una fitta cortina di nebbia, affinché i vertici e l’organismo universitario mantenessero assetti di potere consolidati, con il risultato che frapposero tra noi e la verità significativi ostacoli.
Ma l’attività d’indagine e di acquisizione di materiale probatorio della Mobile diventò pressoché impossibile quando il soggetto sotto indagine, prof. Longo, venne a conoscenza delle investigazioni a suo carico, e si guardò bene dal commettere imprudenze o condotte che potessero procurargli nocumento e, quindi, agli investigatori non restò altro che concentrarci su quanto già commesso dall’indagato in passato, e sulle testimonianze di testi o collaboratori di Giustizia, o di atti già acquisiti. Questo è quello che, purtroppo, accadde a pochi giorni dalla spietata esecuzione dell’omicidio del prof. Bottari che obbligò gli inquirenti a subire atteggiamenti omertosi, rivelazioni di segreti d’ufficio e un’attività depistatoria che gli impedì la scoperta del movente e degli autori del grave fatto di sangue, a causa dell’anticipata discovery delle loro indagini.

La capo sala Adriana LAGANA’
Già il giorno dopo l’esecuzione dell’omicidio del prof. Matteo Bottari, quando ancora gli inquirenti stavano brancolando nel buio, non sapendo che direzione dovessero prendere le indagini, essi subirono il primo tentativo depistatorio per opera di una donna che si rivelò poi essere l’amante proprio del prof. Longo.
Accadde, infatti, che personale della D.I.G.O.S., il 17/01/1998, due giorni dopo il grave fatto di sangue, identificò e procedette alla verbalizzazione di una capo sala del Policlinico Universitario, a nome Laganà Adriana, la quale, dopo aver fatto le lodi della vittima, fornì, a prima vista, un interessante spunto investigativo.
La donna riferì agli agenti di aver appreso nell’ambiente del Policlinico che il Bottari intratteneva una relazione extraconiugale con una donna, dipendente della ditta SITEL, cioè della società che forniva i farmaci alla farmacia centrale del Policlinico, che aveva una relazione di parentela con un pericoloso boss del siracusano.
A seguito di tale importante dichiarazione, già il 19 Gennaio 1998, il vice capo della Mobile, Gaetano Bonaccorso, decise di richiedere l’intercettazione telefonica dell’utenza domestica della Laganà e dopo alcuni giorni fu avviato il relativo servizio di intercettazione a carico della donna.
Fin dalle prime registrazioni emerse che la donna aveva una relazione con il prof. Longo che, guarda caso, proprio in quei giorni emergeva come soggetto che aveva avuto dei contrasti con la vittima.
Dopo circa un mese di attività d’intercettazione, Bonaccorso, d’intesa con Roberto Bocca, decisero di procedere alla verbalizzazione della Laganà sperando di cogliere, dopo il suo interrogatorio, circostanze utili alle indagini dalle intercettazioni ambientali che erano state già avviate a carico del Longo, sulla sua autovettura SAAB 900 e sulla sua abitazione del villaggio Gesso.
Fu così che Bonaccorso fece convocare la donna nel suo ufficio, per le ore 16.00 del 02 Marzo 1998, al fine di procedere alla sua verbalizzazione. La Laganà si presentò puntualmente e la stessa fu interrogata dal predetto funzionario e dall’Isp. Salvatore Zanghì.
Il diretto interesse del Longo a controllare e, ove possibile, opportunamente indirizzare l’attività investigativa allora in corso, si può ben rilevare dall’esame delle conversazioni avvenute tra lo stesso e la sua amante, successivamente alla convocazione della donna nei nostri uffici.
Nella conversazione telefonica che qui si riporta, infatti, Longo raccomandava alla Laganà di fare attenzione a quello che avrebbe detto in sede di verbalizzazione:
Trascrizione della telefonata n.397 in uscita dall’utenza radiomobile intercettata n.0337/958925, intestata alla C.P.Z. Srl ed in uso a Longo Giuseppe, via G. Bruno is.80 registrata alle ore 13.59 del 02.3.1998 sul nastro n.2 da giri 4134 a giri 4182 pista 1. Il Longo compone l’utenza in uso alla sua amante Laganà Adriana. La conversazione avviene tra Longo Giuseppe (L) e Adriana LAGANA’ (A).
OMISSIS……
L: Senti una cosa, quando ci sentiamo stasera?
A: io alle tre e mezzo ho l’appuntamento (risata, si riferisce alla sua convocazione presso la Squadra Mobile)….
L: ah, buon divertimento…eh… non mi tradire mi raccomando…
A: no, no, già fatto, già fatto
L: non mi tradire con…..
A: ah… per que….. eh non ho niente io da di…….
L: nel senso, insomma di non andare….
A: …non ho niente…
L: …. non andare con uomini, vai con donne almeno
A: non ho niente da dire… ah, pensavo per i tuo…. che vuoi insomma, che vuoi da me?
L: niente ti voglio vedere stasera al tardi
A: tu sei pazzo
L: va bene, ti vengo a prendere con la forza ciao
A: ciao… ti sequestro.
Fine conversazione.-
Il tenore della sopra riportata conversazione faceva emergere il desiderio del Longo, a fine interrogatorio dell’amante, di essere messo al corrente in ordine al contenuto della sua verbalizzazione, evidentemente, al fine di verificare la concreta esistenza di ipotesi investigative nelle quali egli poteva essere in qualche modo collegato all’episodio delittuoso in argomento.
La piena conferma di tale assunto si aveva la stessa sera in cui i detective procedettero alla verbalizzazione della Laganà Adriana, circostanza nel corso della quale, la capo-sala, trovandosi negli uffici della Mobile, ricevette ben due telefonate sul proprio cellulare da parte del Longo Giuseppe, che vennero dalla stessa opportunamente mascherate:
Trascrizione della telefonata n.399 in uscita dall’utenza radiomobile intercettata n.0337/958925, intestata alla CPZ Srl ed in uso a Longo Giuseppe, via G. Bruno is.80 registrata alle ore 18.14 del 02.3.1998 sul nastro n.2 da giri 4206 a giri 4237 pista 1. La conversazione avviene tra Longo Giuseppe (L) e la sua amante Adriana LAGANA’ (A).
A: Pronto
L: pronto
A: pronto
L: pronto, mi senti?
A: eh, si
L: come va?
A: com’è andato l’intervento?
L: eh, ora è entrato in sala operatoria
A: ora dalle quattro?
L: eh, eh
A: eh
L: ora, ora è entrato
A: uh, no io sono fuori a fare delle compere
L: ho capito
A: eh
L: va bene
A: va bene?
L: eh, io non lo so, può essere che rimango fino a tardi qua perché…..
A: eh, va bene… okay?
L: ciao
A: ciao.
Fine conversazione.-
Dopo circa un’ora e mezza, Longo, in evidente stato ansioso, telefonava nuovamente alla sua amante, che si trovava ancora presente nelle stanze della Mobile, la quale, con assoluta calma, mascherava nuovamente il tenore della nuova conversazione:
Trascrizione della telefonata n.400 in uscita dall’utenza radiomobile intercettata n.0337/958925, intestata alla CPZ Srl ed in uso a Longo Giuseppe, via G. Bruno is.80 registrata alle ore 19.40 del 02.3.1998 sul nastro n.2 da giri 4238 a giri 4260 pista 1. La conversazione avviene tra Longo Giuseppe (L) e la sua amante Adriana LAGANA’ (A).
A: pronto
L: che fai?
A: eh io ancora, i bambini li hai presi tu?
L: ah?
A: i bambini li hai presi tu?
L: quali bambini?
A: eh… no io ancora qui perdo un pochino di tempo
L: ah….
A: eh…
L: ah… ho capito… mi scambi con…
A: si… va bene..
L: ah… ho capito, ancora…
A: eh…. io….. non lo so, una mezz’oretta ancora spero
L: va bene
A: va bene?
L: ciao
A: okay, ciao.
Fine conversazione.-
Nel corso del suo interrogatorio, la donna confermava le dichiarazioni rese a personale della DIGOS, ribadendo che non esisteva alcun tipo di contrasto tra Longo e Bottari, che anzi i due erano felici di andare a lavorare insieme, col chiaro intento di celare la verità a noi investigatori.
A ciò, aggiungeva che nei corridoi del Policlinico, si ipotizzava, tra i possibili moventi, un errore diagnostico compiuto dal Bottari, o una sua mancata autorizzazione al ricovero di un detenuto.
Longo, nonostante l’operazione chirurgica subita in quelle stesse ore dal figlio, non mancò di essere presente all’uscita dalla donna al termine dell’interrogatorio, tanto che la Laganà fu prelevata dal gastroenterologo, dopo che la donna aveva appena parcheggiato la propria auto sotto la sua abitazione di Via Palermo e, a bordo dell’auto dell’uomo, raggiunsero l’abitazione di questi al villaggio Gesso, luoghi ove fu registrata la seguente importante conversazioni:
Trascrizione di un colloquio registrato alle ore 21,15 del 02.03.1998, avvenuta sulla autovettura SAAB 900 in uso al Prof. Longo Giuseppe, fra quest’ultimo, che verrà contraddistinto con la lettera “L” e Adriana LAGANA’ che verrà contraddistinta con la lettera “A”.
Il Prof. Longo, a bordo della sua autovettura, si reca in via Palermo dove, a seguito di appuntamento telefonico, si incontra con Adriana, la quale sale a bordo della vettura ed entrambi si recano presso la casa di Gesso.
(Longo arriva in via Palermo ed è in attesa dell’arrivo di Adriana che sta per arrivare sul posto convenuto a bordo della sua autovettura.).
L: Ma guarda questa puttana, proprio qui si doveva mettere questa gran puttana. (………) di merda (nell’attesa squilla il telefonino ed è Adriana che lo chiama dicendogli che si trova a circa duecento metri a monte di casa sua. La linea si interrompe).
Poco dopo arriva Adriana.
L: Tesoro, che bella sorpresa!
A: Mamma mia!
L: Un bacio, un bacio.
A: No, no, è troppo compromettente.
L: Bacio, un bacio. Perché in questa strada non c’è posto per morire. Più uno muore, più… deve morire in mezzo alla strada.
A: Ma che… che voglia aveva di vedermi, ma guarda un poco.
L: Amore sono contento di vederti, non voglio raccontato niente, guarda, vaffanculo, non lo voglio raccontato, anzi, me lo hai fatto capire per telefono che non ce l’hanno con me in questo momento, o fanno finta di non avercela con me … ho capito questo….
A: No, sono tutti contro di me invece (risata)…comunque riguardo…
L: Dammi un bacio. Dopo me lo racconti. Dai va, dammi un bacio!
A: No, no…non mi fare … (inc.le)
L: Che minchia ti hanno fatto…
A: Non ci vado più. Non ci vado più. Guarda, qualunque cosa sia mi devono prendere con l’avviso di garanzia. Non ci vado più.
L: io (inc.le)
A: Veramente glielo dico. Gliel’ho detto scherzando ma la prossima volta glielo dico. Non è possibile… mi devono motivare… e mi devono dire il motivo per cui…
L: Ma erano gli stessi dell’altra volta?
A: No, però avevano la relazione della volta scorsa perché si occupavano loro, no la Digos, la Digos é subentrata per l’università… mi hanno spiegato.. la Criminalpol (inc.le) Mettete in riporto delle cose che io non dico. Gli ho fatto fare due verbali di sommarie … tre volte (risata). Non credo, non credo che mi chiameranno tanto facilmente. Scusa, io non dico quelle cose e riiniziamo tre volte. Alle ore 7 e 31, alle due… un’altra volta… eh… un’altra volta ho detto se io non le dico queste cose, non le posso fare eh……gli ho detto . Questo non è leale da parte vostra (……….) No lei mi ha detto…
L: Ma quanti erano?
A: C’era uno con (inc.le) poi c’era un elemento c’era….FRUSCIO ED INTERRUZIONE PER LA CADUTA DELLA LINEA TELEFONICA.
A: Io ti ho telefonato. Avevo bisogno di un pochino di…
L: Eh… eh… non ho capito; io avevo cercato di… di….
A: ..di te ..no .. se no avrei cercato di te
L: no, va bene, stai tranquilla…
A: no, quando … perché quando io gli ho detto se potevo scendere alle 17,30, quelli mi hanno detto categoricamente no, se lo scordi, perché sarà un interrogatorio lungo.. con queste parole. Mi hanno ammazzato, mi hanno ucciso! Quindi andavo incontro a dire una verità, a rivelare qualcosa di me.
L: (risata).
A: Che io non riesco ancora a concepire, non riesco a recepirla come mia realtà, lo vuoi capire tu che io mi… mi…
L: Ah… tu ti rifiuti di pensare che sono tre anni che noi ci vogliamo bene che…
A: Che io vivo questa storia clandestina ma ti pare che mi fa piacere dirlo a persone estranee, rivelare che io sono sposata e che tu convivi con tua moglie, avrei dovuto dire felicemente e che io sono una grandissima puttana che…
L: Amore (……….)
A: Che gli rompo… queste cose. A parte già di per se è un rapporto clandestino ed è vergognoso da parte mia accettarlo, ammetterlo. A maggior ragione riferito a delle persone estranee.
L: (Squilla il telefonino di Longo e lui risponde) SI INTERROMPE LA CONVERSAZIONE PER LA CADUTA DELLA LINEA.
L: Questa cazzo di operazione …Ci siamo capiti male. O quello è cretino o sono cretino io, quello…
A: Io mi meraviglio come una persona come te (inc.le.) Ma qualunque cosa succede…che ne sai una emorragia, una cosa. Come fai a non fargliela in una struttura ospedaliera, io non lo so.
L: A parte che questi hanno una sala operatoria che è meglio di quella del Policlinico…che la c’é il (inc.le)
A: Io la conosco… io là …alla (………) villa SALUS
L: … là opera pure TOMASELLO, fa gli interventi di tutti i tipi, hai capito?
INTERRUZIONE PER LA CADUTA DELLA LINEA.
L: Secondo me non è così, io non mi sento così e non credo di comportarmi nei tuoi confronti in questa maniera…
A: E ti è balenato nel pensiero che io potessi sentirmi (……….)
L: Certo che mi sono balenate… che mi è balenata, perché… è la prima cosa che ti ho detto. Ti ho detto vedi che probabilmente, se hanno interesse ad avere informazioni su di me, ti stringeranno su questo argomento, che purtroppo è impossibile negare perché noi… che mi hanno seguito o mi hanno sentito il telefono… è chiaro che noi ci sentiamo diciotto volte al giorno.
A: Ma tu mi hai pregato di…
L: (Squilla il telefonino e conversa con tale Gino)
INTERRUZIONE PER LA CADUTA DELLA LINEA.
A: perché se si deve insinuare che io sono stata la sua amante non sono mai uscita. No, ma io… poi hanno visto che mi sono incazzata nera, e allora, no… non ho mai lavorato. Lavoravo con il Prof. Bottari e neppure direttamente perché non avevamo questo rapporto… stretto. Mi chiedeva delle cortesie ed io mi prodigavo di potergliele fare. Qualora io qualche volta, talvolta io gli ho chiesto delle cortesie, lui si è prodigato di accontentarmi personalmente, e lui lo poteva fare, personalmente non facendomi pagare no…in questo senso e così mi sono incazzata nera. Poi uno si assentava, al ché mi ha detto, ha cominciato a parlare di mio marito. Parlavamo di stipendi. Non so come è entrata questa cosa. Si, ma lei, dice, non è che ha un solo stipendio, non ha quello di suo marito? (…………) dice poi…
INTERRUZIONE PER LA CADUTA DELLA LINEA.
A: Che non l’ho detto io, ma questa l’ho lasciata stare di andare a lavorare insieme in questa cosa della quale io sarei stata praticamente la nuova….
INCOMPRENSIBILE PER DISTURBI ALLA LINEA.
…Omissis…
SCENDONO DALLA AUTOVETTURA PER ENTRARE IN CASA.
Alle ore 22,05 del 02.03.98, Longo e Adriana si rimettono in auto e durante il tragitto parlano del loro rapporto. Fine conversazione.
La significativa conversazione registrata non si concludeva, in quanto, appena gli stessi facevano ingresso nell’abitazione del Longo, anch’essa sottoposta ad intercettazione ambientale, fu registrata la seconda parte dell’interessante colloquio che qui di seguito si riporta:
Trascrizione della conversazione tra presenti, delle ore 21.34 del 02/03/1998 avvenuta all’interno dell’abitazione del Prof. Longo Giuseppe sita in questa Via Nazionale Km 17,500 località Gesso. La conversazione avviene tra Longo Giuseppe e Laganà Adriana, che rispettivamente indicati con le lettere L e A.
Non appena il Longo fa il suo ingresso nella sua abitazione, riceve la telefonata della moglie, con la quale parla di problemi inerenti l’operazione a cui si è sottoposto il figlio. Il Longo, termina la conversazione dicendo alla moglie che tra mezz’ora si recherà nuovamente presso la clinica dove è ricoverato il figlio.

L: Io non è che ti ho fatto venire qua …. per sapere i …
A: Si ma io preferivo che mi chiamassi
L: I cazzi tuoi…Per stare con te cinque minuti, che non ti vedo mai, che ti adoro e soffro…
A: Amore mio….
L: E che tu mi dispiace che mi consideri peggio di quel che sono, io sarò un essere abietto, forse lo sono veramente….
A: Si, non sei un essere abietto…, comunque vedete che domani lui sarà tranquillo, l’unico problema sarà uno… sarà… (incomprensibile )…
OMISSIS
L: Hai novità sul…(inc.).. con me
A: No è perché
L: Inc.le
A: Inc.le
L: Ti hanno torturato?
A: No…No…
L: Sei andata così?
A: Ero tutta coperta
L: Appunto… coperta ,coperta
A: C’è l’elezione a Preside
L: Uh
A: C’è l’elezione ai presidi…
L: Si ora facevo preside a lui…
A: Facevano preside a lui
L: Siccome era un componente importante del consiglio di presidenza
A: …Un personaggio internazionale, gli ho detto, internazionale, gli ho detto Bottari? (risata), gli ho detto quando è diventato internazionale? Gli ho detto io, almeno provinciale.. locale(risata), no, non mi risulta….hanno chiamato a quei due…
L: Ma tu sei sicura che li hanno chiamati, io non…
A: Come no….ho sentito così bene…
L: ma di che parlavate, ma di che parlavate?
A: Ho sentito la voce di MERRINO.. ma loro mi hanno detto ma che dici(risata), madonna…poi…
L: Minchia, per questo ti ricatterò per tutta la vita, gli dico, guardatevi (inc)
A: …No…va a finire… guarda che glielo dico io stessa….
L: No
A: Li ho menzionati… Andrea MANTINEO, BUCCA e quello, però perché ci trovavamo in una combriccola… ah…abbiamo parlato del più e del meno…
L: E per me, non ti hanno detto niente?
A: Delitto passionale…no…no molto, molto…
L: Alla lontana
A: No..,.ho dichiarato, ho dichiarato, proprio scritto…dichiaro che non…non… il Prof. Bottari ed il Prof. Longo, non avevano.. ah…perché dice nella spartizione, volevano sapere…(risata)
L: Nella spartizione di che?
A: Nella spartizione di questo…di questi locali, se ci sono stati dei malcontenti, il Prof. Bottari voleva … quanti sono dieci posti di degenza, due day Hospital, due e quattro di Bottari?…comunque credo due.. io credo quattro, dieci di degenza oltre i due e… dice…ah…aspetta poi,(inc)…dice pure sul Prof. FRISINA.. dice ma il Prof. FRISINA…dice…sappiamo che lei è una persona molto in gamba…dice… e sarebbe disposto a cedere…gli ho detto, si ma io gli ho chiesto…ho fatto domanda di trasferimento.. dice ma lui lo sa che lei sarebbe dovuta andare… non ufficialmente, però è risaputo che io…(inc) guarda, vagliavano tutte le tesi, tutte le ipotesi ed…, ma questo della presidenza mi hanno fatto ridere
L: Guarda io ho visto cose da morire
A: Dopo me la sono presa a ridere
L: Quando mi sequestrarono ho visto cose guarda da… scrivere sui libri…ma non libri di tragedie…(si riferisce forse all’inconcludenza delle FF.OO.)
A: Hanno chiamato a quei due…ho sentito la voce di MERRINO, non appena io li ho menzionati, e li ha scritto uno là….
L: Senti, ma della SPATARI non ti hanno detto niente?…ormai hanno escluso la pista passionale
A: No…no…no… io sostengo …no, perché ci potesse…poi siccome io dico sempre che eh…escludo che il Prof avesse una relazione lì. Questo a loro gli dà in testa…allora lei sa che ce l’ha…dunque, dopo avermi chiesto poco prima se io ero praticamente ero l’amante di Bottari…perché quando uno mi dice…eh…le posso dire una cosa…ho detto io, ora me lo chiede… madonna… guarda io stavo morendo…stavo morendo…dice…ma lei pensa ad altro in questo momento dice…io il mio ruolo lo conosco bene…lei qua parla ma sta pensando ad altro. Gli ho detto io, si sto pensando ai miei figli che ora tra poco escono…invece pensavo…(risata) io come faccio che cosa devo dire, mi facevano dei discorsi delle cose…poi alla fine dice…ma lei dice…è uscita mai con il Prof. Bottari?…Così a bruciapelo, gli ho detto io, guardate…mi faceva pure ridere, si ora questi qua lo dicono veramente…guardate che io non sono mai stata l’amante del Prof. Bottari….
L: (borbottando) Ah l’amante…… “ DU PRUFISSURI Bottari….che bellu – che bellu ”
A: eh….(risata)… (inc.)…. non sono cose che ti riguardano
L: ma chi la usava?
A: qualche volta anch’io l’ho usata
L: ma con chi… ma perché l’avevate in comune?
A: non mi ricordo….
L: ma poi gliel’hanno affittata a Bottari?
A: era, era di Bottari, ma qualche altro poteva anche avere le chiavi…(inc.)….
L: ma chi ce l’aveva Socrate… Socrate
A: uh
L: sei andata a parlare con Socrate?
A: no…(inc.)… per sentito dire. Vuoi sapere pure tu i nomi, le presenze, le cose…. MERRINO….. (risata)….li hanno chiamati…. ho detto io mi uccidono questi qua
L: ma quanto sei perversa…. ma scusa perché non gli dicevi tutta la verità che sapevi la garconierre, che sapevi tutte ste cose
A: io…. e perché glielo dovevo dire
L: e perché….. tu, tu nascondi la verità agli investigatori (sarcasticamente detto)
A: io… no…. quella è la mia vita…. riguardava quel periodo….riguardava la mia vita privata e quindi a loro gliel’ho spiegato che a loro la mia vita privata non gli interessa. Sono stata così categorica che questi sicuramente hanno pensato che avessi qualcosa da nascondere, riguardo la mia vita privata, ma ad un certo punto….. meglio così anziché se si sa la realtà…. guarda sarei morta…. sarei morta.
L: per me quando mi chiameranno, può essere pure che a questo punto neanche mi chiameranno o sapendo i nostri rapporti
A: no, felici, il Professore Longo ed il Professore Bottari felici erano, erano felici di collaborare, io ho specificato, perché loro mi hanno chiesto: ma l’uno preponderava sull’altro? Gli ho detto no, infatti c’era il Professore Longo non ha potuto, cioè non poteva assorbire la cosa, era una….. o bene o male, gli ho detto non… per assorbire perché non è….. non è pertinente lui sulla materia….. si è montato di testa…… CRETINO CHIEDIMI SCUSA, CHE TI HO FATTO UN ALIBI PER LA … LA… LA… COSA…. IGNORANTE
L: MA IO SONO….. (INC.)…..
A: non si presenta questa cosa….. mettila in culo a PRACANICA (lunga risata)…… a PRACANICA. Ma quanto sei cretino (ndr. PRACANICA è il professore che in atto sta sostituendo il prof. Bottari nel Servizio di Endoscopia)
L: ma….
A: non la presentare… vuoi sentire me… presentala tra un mese, non la presentare ora
L: ma io me ne fotto, mi chiamano, io gli dico ma che volete da me….. io non so nulla ora…. ora perché quello è morto. Anzi dovrebbero farlo in memoria del defunto, per l’affetto che avevo per lui: c’è la lettera qui
A: ….(inc.)….
L: la leggo io.
A questo punto il Longo inizia a leggere all’amante il documento che era stato preparato per richiedere l’accorpamento del Servizio di Endoscopia al reparto dello stesso prof. Longo.
…Omissis…
I due ribadiscono il fatto che la donna è stata chiamata dalla Polizia, e che comunque lei non avrebbe assolutamente detto nulla che riguardava la sua vita privata. Commentano ancora che se la donna è stata chiamata dalla Polizia, qualcuno sicuramente l’avrà menzionata.
L: si figurati… perché secondo te qualcuno non gli ha detto… che io magari potevo… fare….
A: ma …. qualcuno che.. che pensano… del Preside… che c’erano queste elezioni e che a Preside si sarebbe candidato il Prof. Bottari
L: chi sci… cosa capiscono questi… guarda che purtroppo siamo….
A: eh… quello era favorito… là, pensare veramente…. evidentemente…
L: c’erano tutti i capi?
A: si, si.
OMISSIS….
I due vanno via.-
Fine conversazione.
Appare chiaro, dalla lettura dei colloqui sopra riportati, l’interesse del Longo nel conoscere tutti i particolari dell’interrogatorio dell’amante e, ancor di più, se la Squadra Mobile aveva indirizzato, proprio su di lui, le sue “attenzioni”, per quel che concerne l’omicidio del prof. Bottari.
La sua gioia nell’apprendere, secondo quanto riferitogli dalla donna, che l’attività investigativa in argomento non aveva ancora trovato una sicura pista d’indagine, è sintomatica di un evidente timore da parte del medico messinese di essere sottoposto ad indagine.
Tale circostanza, già all’epoca, fece ipotizzare che la felicità del Longo fosse motivata solo dalla consapevolezza che ciò poteva concretamente avvenire, in considerazione di un suo ipotetico effettivo coinvolgimento nell’omicidio Bottari o in considerazione dell’esistenza di ulteriori condotte illecite a lui ascrivibili, la cui scoperta poteva accreditare ulteriormente l’ipotesi del suo personale coinvolgimento.
E’, altresì, importante far risaltare, alla luce dell’attività depistatoria commessa dalla donna, che i due amanti avevano già in precedenza concordato le cose che la Laganà riferì nei nostri Uffici e come la stessa, per sua stessa ammissione, non dichiarò quanto effettivamente a sua conoscenza, naturalmente per ovvi motivi.
Peraltro, va aggiunto che la riferita presenza di due testimoni, al momento in cui la Laganà apprendeva l’esistenza della relazione extraconiugale tra il Bottari e una donna di origine siracusana, dipendente della SITEL, è stata smentita dalle attività di riscontro effettuate.
La figura del prof. Giovanni RAIMONDO
Uno dei docenti universitari che probabilmente contribuì maggiormente affinché non si facesse piena luce sull’omicidio del prof. Bottari e si acquisisse la reale caratura criminale del prof. Peppe Longo fu il professore Giovanni Raimondo, colui che doveva dividere con i primi due i nuovi locali che il Policlinico aveva deciso di concedergli per le loro unità operative.
Infatti, come visto sopra, sin dal 1995 era stato deciso dai vertici dell’Ateneo che, nei ristrutturati locali del padiglione “A” I° piano del Policlinico, dovevano confluire la Divisione di Chirurgia Endoscopica, diretta dal Bottari, l’Unità Operative delle Malattie dell’apparato digerente diretta dal Longo e il laboratorio di biologia molecolare diretto dal Raimondo.
I primi elementi indiziari a carico del prof. Raimondo furono rilasciati dal dr. Pallio Socrate, amico e principale collaboratore del Matteo Bottari che, dopo aver reso un primo verbale reticente (il 16/02/1998), si decise a rendere noto quanto a sua conoscenza, allorquando fu interrogato dall’esperto Isp. Sup. Zanghì che, nel tardo pomeriggio del 04/03/1998, si chiuse in camera caritatis con il Pallio, riuscendo a ottenere le seguenti dichiarazioni:
…Omissis… Anche i rapporti tra il Prof. Bottari e il Prof. Longo erano contraddistinti da una forma di attrito, tuttavia mai espresso apertamente. In particolare il Prof. Bottari nel corso di un colloquio telefonico avvenuto il giorno 11 gennaio u.s., mi confidò che era lieto del fatto che il Rettore e il preside di facoltà Prof. TOMASELLO, si fossero finalmente accorti di alcuni aspetti negativi del prof. Longo, che il Bottari mi definì, nella circostanza “pezzo di merda”. In data successiva all’uccisione dello stesso Bottari, il prof. RAIMONDO mi confidava che il Bottari alcuni giorni prima, nel corso di un colloquio in merito alla struttura nascente, di cui anch’egli faceva parte, gli disse testualmente : “ finalmente ci siamo tolti dalle scatole il Longo, ma a maggior ragione da questo momento dobbiamo aprire gli occhi.” …Omissis…
Le dichiarazioni rese da Socrate Pallio, significative sulla situazione di profondo contrasto tra il Bottari e il Longo, nonché sulla personalità del secondo, necessitavano di appropriati riscontri e, quindi, la Mobile procedette all’interrogatorio del prof. Giovanni Raimondo, che si tenne il 12/03/1998 .
In tale circostanza, il Raimondo fornì dichiarazioni non solo genericamente reticenti ma palesemente mendaci in particolare con riferimento all’affermazione: “per quanto a mia conoscenza tra il prof. Longo ed il prof. Bottari non vi erano stati dissidi diretti”, nonché in riferimento all’ultimo incontro avuto con il Bottari, la mattina del suo omicidio, e sul contenuto della loro ultima conversazione e su quanto dallo stesso Raimondo riferito al Pallio.
…Omissis… Per quanto a mia conoscenza tra il Prof. Longo ed il Prof. Bottari, non vi erano stati dissidi diretti, so comunque che negli ultimi tempi vi erano state divergenze di vedute tra il prof. Longo ed i vertici della nostra Facoltà ed Università, a cui il Prof. Bottari era notoriamente legato.
AD.R.: L’ultima volta che ho visto il Prof. Bottari è stato proprio la mattina della sua uccisione quando ci incontrammo perché lui mi voleva chiedere informazioni circa il richiamo della vaccinazione contro l’infezione da virus dell’epatite B, a cui si dovevano sottoporre lui stesso, la moglie ed il figlio. Da parte mia gli accennai una proposta di collaborazione per un progetto scientifico, ma non riuscimmo a completare il discorso perché lui fu chiamato da un suo collaboratore, credo il Dr. MAGNANO, in sala di Endoscopia per un intervento particolare.…Omissis…
All’epoca delle indagini de qua, i Dirigenti della Squadra Mobile, Bocca e Bonaccorso, in considerazione delle risultanze acquisite, decisero di denunziare, il 24/04/1998, il Raimondo per la fattispecie di reato prevista e punita dall’art.378 c.p., avendo egli inteso, con la condotta omissiva di cui sopra, aiutare il Longo Giuseppe ad eludere l’attività investigativa che il nostro ufficio aveva già avviato nei suoi confronti.
A integrare le accuse a carico del Raimondo, circa l’esistenza di profondi contrasti tra il Longo e il Bottari, vi erano pure le dichiarazioni rese dal prof. Tomasello Francesco, da Scribano Emanuele e anche da Ferraù Giacomo.
Bisogna dare atto che l’ipotesi accusatoria dei due funzionari della Mobile a carico del Raimondo era certamente valida anche perché, da una rilettura degli atti e di fatti che sono avvenuti successivamente alla denunzia del biologo, emergono ulteriori elementi di responsabilità a suo carico.
Innanzitutto, le dichiarazioni rese dalla vedova Bottari, il 05/05/1998, allorquando ella fu quasi messa alla corda dagli inquirenti, convincendola a dichiarare quanto effettivamente a sua conoscenza:
…Omissis… Domanda: E’ a conoscenza di conversazioni intervenute tra suo marito e il prof. RAIMONDO Giovanni poco prima dell’uccisione del primo, nel corso delle quali si è fatto riferimento ai rapporti esistenti tra il suo defunto coniuge ed il prof. Longo Giuseppe e più in generale si è conversato della personalità di quest’ultimo ?
Risposta: Non sono stata messa a conoscenza dell’esistenza di una conversazione di questo genere, devo tuttavia precisare che il giorno stesso della sua uccisione, nel corso della tarda mattinata e precisamente intorno alle ore 13.00, vi fu certamente una conversazione, dai toni piuttosto riservati, tra il prof. RAIMONDO e mio marito. Ciò affermo in quanto nella circostanza io chiamai in Clinica cercando di mio marito ed egli mi disse che si trovava nella sua stanza con il prof. RAIMONDO, mentre mio figlio Antonio, che nel frattempo era andato a trovarlo in quanto doveva effettuare il richiamo del vaccino per l’epatite virale, si trovava nella stanza accanto ad attenderlo. Seppi successivamente da mio figlio che fu mio marito ad invitarlo ad uscire ed attendere nell’altra stanza. Il contenuto della conversazione purtroppo lo ignoro in quanto mio marito non ebbe il tempo di riferirmelo, in quanto fu ucciso prima di arrivare a casa, mentre, per quanto concerne il prof. RAIMONDO, una settimana circa dopo l’uccisione di mio marito, io lo incontrai recandomi in Clinica ove era stata celebrata una messa in suffragio del mio consorte. Nella circostanza il RAIMONDO si avvicinò affettuosamente e mi ricordò l’episodio della telefonata intervenuta la mattina del 15 Gennaio 1998, mentre lui si trovava insieme a mio marito. Egli aggiunse a ciò soltanto il fatto che i rapporti tra lui e il mio consorte erano ottimi anzi disse che neppure io potevo immaginare che tipo di confidenzialità vi era tra i due. Non fece tuttavia riferimento al contenuto della conversazione né mi diede il tempo di chiederglielo anche per la presenza di altre persone. Io, peraltro, non approfondii l’argomento anche perché il RAIMONDO disse che sarebbe venuto a trovarmi anche in relazione all’esito degli esami di laboratorio che mio figlio aveva fatto e che lui avrebbe dovuto comunicarmi. Da allora tuttavia non ho più incontrato il prof. RAIMONDO Giovanni né tantomeno lui si è più fatto vivo. …Omissis…
Le dichiarazioni della Stagno D’Alcontres riscontravano quelle rese dal Pallio Socrate, sia in ordine all’avvenuto colloquio tra il Raimondo e il Bottari il 15/01/1998, sia il contenuto riservato dello stesso,.
Oltre a ciò, particolare interesse investigativo lo riveste, in riferimento all’attività di favoreggiamento del Longo da parte del Raimondo, la trascrizione di una intercettazione ambientale relativa ad un colloquio, avvenuto presso la Sala Colloqui della Casa Circondariale di Messina, tra il Longo, all’epoca detenuto, e la di lui moglie Zappia Patrizia.
Trascrizione succinta di conversazione tra presenti avvenuta all’interno della Casa Circondariale di Messina “sala colloqui “, alle ore 09,10 del 16.7.98 tra Longo Giuseppe, la di lui moglie Patrizia Zappia e qualcuno dei suoi figli. La conversazione fu registrata su bobina nr.1 Ampex e su bobina nr.1 DAT.-
…Omissis…
Il Longo raccomanda alla moglie di dire all’avvocato Bertolone che vuole immediatamente le copie degli ultimi atti che il P.M. ha depositato, tra cui l’interrogatorio di “ RAIMONDO “ in quanto questo “sicuramente lo ha “imbibito ” anche se crede che questo non abbia riferito di cose nuove. …Omissis…
La rilettura della trascrizione di cui sopra fa emergere preponderante il particolare timore avuto dal Longo che il Raimondo potesse riferire all’Autorità Giudiziaria qualcosa di compromettente a suo carico.
A testimonianza che il Longo era ben conscio che il Raimondo era a conoscenza di situazioni compromettenti che lo vedevano coinvolto e che avrebbe potuto riferire ai Magistrati nel corso del suo interrogatorio, compromettendo, ancora di più, la sua situazione.
Aldilà di questo, appare ingiustificabile il comportamento del Raimondo che, nonostante abbia confessato alla vedova Bottari di aver avuto con il de cuius un particolare rapporto di estrema confidenza, non ha mai reso dichiarazioni esaustive sui reali rapporti tra il Longo e il Bottari, ma anzi ha taciuto, minimizzato, tutto quello di cui era a conoscenza, mettendo in atto quella strategia omertosa riscontrata dalla Squadra mobile in molti accademici nel corso delle indagini.
Continua…
