In marcia verso Palermo. La visione di Cateno De Luca cambia le regole della politica siciliana

Ora che è passato quasi un mese per il sindaco di Messina dal voto, è tempo di un bilancio: Federico Basile e le sue scelte. Presentata la nuova squadra a Palazzo Zanca avvertiamo, nell’aria, una sensazione di malessere, una diffusa nevrosi che provoca dibattiti, polemiche, rancori.
La politica della commozione e della dimenticanza
Nessuno si salva: lo stesso Cateno De Luca viene coinvolto nelle dispute. Il sospetto dilaga anche quando i gesti, o le scelte, non sotto intendono astute o deplorevoli intenzioni. Cateno parla e interviene di slancio, anche quando sarebbe forse più prudente il silenzio, o il distacco, perché è nel suo carattere sentirsi coinvolto dai fatti, perché reagisce impetuosamente se avverte l’intrigo o l’ingiustizia: questo lo rende popolare, ma scomodo. E talvolta inopportuno.
Negli ultimi dieci anni il suo programma politico è sempre agitato dal vento del provvisorio, e preso dalla necessità di resistere: e deve concedere qualcosa al compromesso, e prendere per buoni anche i voti di Francantonio Genovese e Raffaele Lombardo. Poi, per grazia ricevuta, dovrà versare il suo obolo, e accendere il cero, che renderà ancora più luminosa la casa dei due potenti siciliani ora che Totò Cuffaro deve fare ammenda per le sue colpe.


Va riconosciuto che la mission di De Luca per conquistare la Sicilia, dopo Messina e Barcellona Pozzo di Gotto, somiglia a una nave in un mare ostile e insidioso: ed è probabile che in qualche momento perda di vista la bussola. Di sicuro ha imbarcato un equipaggio che non dà, in ogni caso, il maggiore affidamento: tra fuori usciti di Forza Italia, Pd e Fratelli d’Italia è un pochino complicato dirsi sereno.
Più fiducioso di noi per la buona riuscita del progetto Sicilia è certamente Emilio Fragale che sui social, sintetizzando, scrive che anche la democrazia ha bisogno dei sui De Luca per sfide che sembrano impossibili da vincere: Regione, Elezioni Europee, ecc… Insomma, i sogni di Fragale!
Nel frattempo il centrodestra è alle prese con polemiche e qualche scandalo che potrebbe venire a galla in quel di Barcellona Pozzo di Gotto. Si dice che è il clima elettorale che inasprisce i contrasti e scatena corse furibonde alla ricerca di voti. Può essere una spiegazione, accade in tutti i paesi del mondo. Anche l’insulto, la calunnia, o l’insinuazione volgare fanno parte del gioco: ma qui il dramma è già nelle cose. E anche l’immoralità.
La storia drammatica di questa Isola ci ricorda che nelle aule dei tribunali si processano i mali della politica: mafia, assassinio ideologico, corruzione negli enti pubblici, e nei partiti; cadono certe antiche impunità, fino a oggi protette con la complicità, in qualche vicenda, di magistrati che insabbiavano le pratiche più calde. Poi il senso del disfacimento, e anche il disgusto per l’arroganza, hanno spinto dei giudici verso un terreno che non gli è proprio; ma ciò accade quando si creano vuoti di potere. Qualcuno è sempre pronto a riempirli. Non bisogna mai dimenticarlo: perché Noi non siamo loro.