Centri storici italiani: autorizzazioni deturpanti e responsabilità negate

L’Italia conta oltre 4.000 centri storici tutelati, il patrimonio urbano vincolato più esteso d’Europa. Le città hanno tutte un’architettura che, nel corso degli anni, accade che invece di essere ammodernata seguendo l’impostazione originale, diventa una sorta di “cazzotto nell’occhio”. Ogni anno vengono concesse autorizzazioni paesaggistiche in aree soggette a vincolo, con una percentuale di ricorsi e contenziosi in costante crescita. A Firenze è successo di recente, nell’ex-area del Teatro Comunale con il “cubo nero” e tutte le costruzioni che gli stanno intorno e sotto.

Ma è una caratteristica che nel tempo, anche se alcuni ci hanno fatto l’abitudine, è spesso stata presente. Si pensi, sempre a Firenze, con l’ex-palazzo delle Poste in via Pietrapiana, etc etc.

Tutti cambiamenti che sono sempre stati autorizzati dalle amministrazioni comunali previo via libera della Sovrintendenza alle Belle Arti, anche se, come nel caso del “cubo nero”, qualcuno mostra poi memoria corta e ampio “lavaggio delle mani”.

Buona parte dei residenti se ne accorgono tardi e, quando se ne accorgono prima, come – sempre a Firenze – i rilievi che sono stati presentati per l’ex-area dell’ospedale militare tra via San Gallo e via Cavour, le pubbliche autorità, tra “tutto è a posto” o silenzi, sembra che siano disinteressati o – come sostengono alcuni più sospettosi – maggiormente interessati a fare gli interessi dei costruttori che della città.

Ci sono due aspetti che ci lasciano basiti. Uno, per l’appunto, è quello delle autorità che “lasciano correre”, l’altro è quello dei costruttori di queste strutture.

Possibile che entrambi non si rendano conto che il loro “dovere” e il loro “business” ne trarrebbero maggior giovamento se fossero rispettati i canoni dell’architettura dei luoghi in cui intervengono. Architettura che, anche al di fuori dei canoni del presunto modernismo, non imporrebbe nessuna limitazione di qualità e comfort che caratterizzano le costruzioni di oggi. E non crediamo che i turisti vadano e consumino a Firenze perché c’è il “cubo nero” et similia.

Ci sembrerebbe assurdo se, per esempio, dopo l’incendio della cattedrale di Notre-Dame a Parigi, che è stata ricostruita com’era prima, il Comune e i costruttori fossero riusciti ad imporre uno stile diverso (tipo chiese moderne…). Oppure, sempre Firenze, se il ghetto di piazza Repubblica, abbattuto nell’ultimo decennio del XIX secolo, fosse stato sostituito non rispettando l’architettura della zona.

Sembra quasi che in questa “ottusità” istituzionale e del business, abbia più gioco ignoranza e mancanza di rispetto e di senso del bello. Tutto condito con il fatto che chi concede le autorizzazioni ne tragga maggior vantaggio immediato, mentre chi costruisce spenda meno (in progetti e materiali). Entrambi – autorità e costruttori – svolgono una missione, ma sembra che se ne dimentichino.

Vincenzo Donvito Maxia
Presidente ADUC