LA SICUREZZA SUL LAVORO NON È UN RISULTATO ACQUISITO: È UN EQUILIBRIO FRAGILE CHE DIPENDE DALLA CONTINUITÀ DELLA PREVENZIONE

“Parlare di sicurezza sul lavoro significa misurarsi con un fenomeno in continua evoluzione, che non conosce soluzioni definitive, ma richiede un costante lavoro di prevenzione. I dati dei primi mesi del 2026, pur evidenziando una riduzione delle vittime rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, non indicano ancora un cambiamento strutturale. La sicurezza sul lavoro, non solo va letta su orizzonti più ampi, ma richiede di mantenere alta l’attenzione su prevenzione, formazione e controlli.” Questo il commento dell’Ing. Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega di Mestre, in occasione della Giornata Mondiale per la Sicurezza sul Lavoro.

Un’iniziativa che, dal 2003, rappresenta un’occasione per sensibilizzare istituzioni, datori di lavoro e lavoratori sui rischi presenti nei luoghi di lavoro e sulle misure da adottare per prevenirli. In questo quadro, l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering mette a disposizione dati aggiornati sull’andamento degli infortuni sul lavoro, contribuendo alla diffusione della cultura della prevenzione.

Il bimestre gennaio–febbraio 2026 evidenzia una riduzione dei decessi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma non si può ancora parlare di un cambio di passo: a gennaio si contano 34 morti (-43,3%), mentre a febbraio le vittime sono 102 (-26,1%). Un dato rilevante riguarda anche il territorio, con alcune regioni che nei primi due mesi del 2026 non registrano vittime in occasione di lavoro: Abruzzo, Basilicata, Sardegna, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta.

È un dato che va interpretato con prudenza – evidenzia l’Ing. Mauro Rossato – perché due mesi consecutivi di riduzione, per quanto significativi, non bastano a modificare l’impianto generale del rischio. La sicurezza sul lavoro si misura nel medio e lungo periodo“.

In effetti, i dati e le incidenze di mortalità, elaborati dall’Osservatorio Vega negli anni, consentono una lettura costante dell’andamento degli infortuni sul lavoro in Italia. Nell’ultimo quadriennio, dal 2022 al 2025, sono 4.314 le persone che hanno perso la vita sul lavoro in Italia, un dato che evidenzia una lieve riduzione rispetto al quadriennio 2021-2024, senza però un miglioramento sostanziale dell’incidenza del fenomeno.

Il settore delle Costruzioni si conferma quello più colpito, con 585 vittime, seguito da Trasporti Magazzinaggio e Attività Manifatturiere. Le aree in cui si registra il rischio più elevato restano quelle del Centro e del Sud: Basilicata e Umbria risultano stabilmente tra le regioni più critiche dell’ultimo quadriennio, mentre Lazio e Lombardia, pur essendo tra le regioni con più occupati, mantengono incidenze inferiori alla media nazionale.

Gli aspetti più preoccupanti riguardano la vulnerabilità di alcune categorie: gli over 65 risultano la fascia più esposta, i lavoratori stranieri registrano un tasso di mortalità più che doppio rispetto agli italiani sia in occasione di lavoro sia in itinere, mentre gli uomini presentano tassi di incidenza significativamente superiori rispetto alle donne.

“Il dato più significativo – sottolinea Rossato – è che il rischio non si distribuisce in modo uniforme nella penisola. Questo impone la necessità di politiche di prevenzione mirate e continuative, capaci di intervenire sulle fragilità specifiche dei territori e delle categorie di lavoratori più esposte.”

Nel solco delle sue rilevazioni annuali, dunque, l’Osservatorio Vega sottolinea come il tema della sicurezza non possa essere affrontato solo attraverso la lettura dei numeri, ma debba tradursi in una strategia stabile di prevenzione, formazione e controllo.

La sicurezza sul lavoro non è un risultato acquisito: è un equilibrio fragile che dipende dalla continuità della prevenzione – conclude l’Ing. Rossato – e il miglioramento dei dati registrato nei primi mesi del 2026, pur essendo un segnale incoraggiante, non deve generare facili ottimismi. La vera sfida resta quella di trasformare una riduzione episodica in un cambiamento strutturale. La sicurezza non può essere un indicatore che oscilla: deve diventare una condizione stabile e irrinunciabile del lavoro.”