Con sentenza n. 4993 emessa in data 1 aprile 2026, il Tribunale di Roma ha accertato la vessatorietà, e di conseguenza la nullità, delle clausole che consentivano la modifica del prezzo degli abbonamenti e di altre condizioni contrattuali applicate ai vari piani tariffari sottoscritti dal 2017 a gennaio 2024. Nello specifico, sono stati dichiarati illegittimi gli aumenti unilaterali degli abbonamenti applicati da Netflix negli anni 2017, 2019, 2021 e nel novembre 2024.

A tale sentenza si è arrivati grazie a una ricognizione avviata nel 2023 sulle condizioni delle modifiche degli abbonamenti delle piattaforme, la quale aveva rilevato che per i suoi rialzi, Netflix non aveva specificato un «giustificato motivo», cioè il requisito che il codice del consumo e le norme europee a tutela dei consumatori, chiedono di integrare affinché un’azienda possa decidere unilateralmente l’aumento del prezzo del proprio abbonamento.
Senza un giustificato motivo infatti, la clausola del contratto che prevede la possibilità di aumentare il prezzo dell’abbonamento viene inquadrata come «vessatoria»: quindi dannosa per i consumatori che la subiscono, e ingiustamente vantaggiosa per l’azienda che la impone.
Ebbene, dal 2017 al 2023 Netflix, non ha inserito alcun giustificato motivo nella clausola relativa all’aumento del prezzo, limitandosi a prevedere semplicemente che la piattaforma poteva «di tanto in tanto», modificare le condizioni di utilizzo, e che avrebbe dato agli abbonati un preavviso di 30 giorni.
In questo modo, gli utenti avevano la possibilità di disdire l’abbonamento prima che gli aumenti entrassero in vigore, ma senza che venisse indicata una motivazione specifica.
La sentenza del Tribunale di Roma quindi, ha dichiarato illegittimi gli aumenti unilaterali applicati agli abbonamenti e ha imposto anche un adeguamento delle tariffe attuali.
A fronte di questo, se l’abbonamento Premium ha un prezzo di 19,99 euro dovrebbe scendere a 11,99 euro, mentre per il piano Standard si passerebbe da 13,99 euro a 9,99 euro al mese.
Il Tribunale inoltre, ha obbligato Netflix a contattare via email i clienti coinvolti e, a pubblicare la sentenza sul proprio sito per un periodo non inferiore a sei mesi tramite l’inserimento di un banner, cosa che però al momento Netflix non ha fatto.
Entro il primo maggio Netflix dovrà inoltre far pubblicare la sentenza anche sul Corriere della Sera e sul Sole 24 Ore, con spese a suo carico.
Netflix ha ovviamente già annunciato l’intenzione di presentare ricorso contro la decisione del Tribunale di Roma, dichiarando che le condizioni dei suoi abbonamenti sono “sempre state in linea con la normativa e le prassi italiane”. L’azienda chiederà anche la sospensione degli effetti della sentenza, procedura questa, che potrebbe bloccare temporaneamente l’obbligo di rimborsare gli utenti fino alla conclusione del processo di secondo grado.
Allo stato attuale però, la sentenza del Tribunale di Roma è immediatamente esecutiva e anche se Netflix dovesse fare ricorso, il diritto al rimborso per ora è sancito.
Come rivalersi
I consumatori quindi, dovranno preliminarmente raccogliere le prove dei pagamenti effettuati andando nello storico dei pagamenti dell’account Netflix, cercando tra le fatture nella propria email oppure controllando gli estratti del conto su cui veniva addebitato il servizio. Successivamente, dovranno inviare una PEC a Netflix Italia (losgatosservicesitaly@legalmail.it), chiedendo formalmente la restituzione delle somme pagate in eccedenza oppure, inviare una raccomandata A/R alla sede italiana di Netflix, “Netflix Services Italy S.R.L” ,in Via Boncompagni 8-10, 00187 Roma.
Il calcolo per i rimborsi degli abbonamenti Netflix riguarda i vari aumenti che si sono accumulati negli anni e dunque, viene fatto sulla differenza tra la tariffa originale “bloccata” e quella che effettivamente gli utenti hanno pagato dopo i rincari.
Va in ultimo precisato che, se la sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza di primo grado non verrà concessa e la società non procederà spontaneamente ai rimborsi, i consumatori non avranno altra possibilità che agire legalmente per ottenere il risarcimento a essi dovuto.
Giulia Barsotti
legale, esperta diritto bancario, di famiglia e contrattualistico, collaboratrice Aduc
