Milano – Rafforzare la cultura della donazione, investire sull’innovazione tecnologica e aumentare il numero dei trapianti per ridurre liste d’attesa ancora troppo lunghe: è questa la linea emersa dal convegno su donazione e trapianti d’organo promosso in Regione Lombardia, che ha riunito istituzioni, mondo sanitario e ricerca in un confronto su uno dei settori più delicati del Servizio sanitario nazionale. Nonostante l’Italia si collochi ai vertici europei per numero di trapianti, la domanda resta elevata e i tempi spesso incompatibili con le condizioni cliniche dei pazienti, rendendo necessario un ulteriore salto di qualità. In questo contesto la Lombardia rivendica un ruolo di primo piano: “I recenti dati confermano il primato della Lombardia nei trapianti, grazie a una rete sanitaria diffusa e multidisciplinare che si impone come modello d’eccellenza internazionale”, ha detto Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, indicando come obiettivo quello di “aumentare il numero dei donatori entro il 2026” attraverso campagne informative e una maggiore partecipazione civica.
Dello stesso tenore l’intervento di Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Regione Lombardia, che ha richiamato dati recenti come “9 donazioni e 18 trapianti in 72 ore” sottolineando che “non sono frutto del caso, ma di una programmazione rigorosa e di una rete di professionisti che non ha eguali”, ma ha anche indicato le criticità: “Per ridurre concretamente le liste d’attesa dobbiamo lavorare su più leve: potenziare l’organizzazione, rendere accessibili le tecnologie più avanzate e contrastare il tasso di opposizione alle donazioni, ancora troppo elevato”.
Sul fronte dell’innovazione, Alessandro Fermi, assessore a Università, Ricerca e Innovazione della Regione Lombardia, ha evidenziato come “l’integrazione di sistemi di intelligenza artificiale permette oggi di ottimizzare ogni fase del processo”, migliorando compatibilità, conservazione e monitoraggio post-operatorio, mentre le nuove tecniche di perfusione degli organi stanno ampliando in modo concreto le possibilità di trapianto, consentendo di utilizzare organi prima non idonei e di prolungarne i tempi tra prelievo e intervento. Accanto agli aspetti tecnologici resta centrale il tema culturale: i dati indicano infatti un incremento delle opposizioni alla donazione, sia nelle strutture sanitarie sia nelle dichiarazioni di volontà, segnale che rischia di rallentare i progressi compiuti.
“È fondamentale continuare a investire nella cultura della donazione, solo rafforzando la fiducia nel sistema possiamo trasformare la volontà di donare in una scelta diffusa”, ha sottolineato Flavia Petrin, presidente Aido. Resta infine aperto anche il nodo normativo, con la richiesta emersa dal convegno di aggiornare la legge 91/1999, considerata in parte superata rispetto alle nuove esigenze organizzative e alle sfide poste dall’innovazione scientifica, in un quadro che guarda anche a una maggiore integrazione europea e a un accesso più equo alle tecnologie su tutto il territorio nazionale.
