TEATRO: BEAUTY DARK QUEEN – Lo strano caso di Elena di Troia

Colori Proibiti presenta

nell’ambito di EXPO – Teatro Italiano Contemporaneo

 10, 11, 12 aprile 2026

(venerdì h 21.00, sabato h 19.00, domenica h 17.00)

Teatro Belli – Roma

BEAUTY DARK QUEEN – Lo strano caso di Elena di Troia

di Stefano Napoli

regia Stefano Napoli

con Francesca Borromeo, Alessandro Bravo, Paolo Di Caprio, Simona Palmiero, Luigi Paolo Patano

supervisione sonora Federico Capranica

luci Mirco Maria Coletti

musiche G. Gershwin, A. Korzeniowski, Screamin’ Jay Hawkins, C.M. Von Weber

durata spettacolo: 50’ circa

La compagnia Colori Proibiti approda al Teatro Belli, nell’ambito della rassegna EXPO – Teatro Italiano Contemporaneo, con Beauty Dark Queen – Lo strano caso di Elena di Troia, lavoro firmato da Stefano Napoli e in tournée dal 2017, che torna in scena a Roma in una nuova cornice dedicata alla drammaturgia contemporanea.

Due uomini, una donna, una dea, una statuetta. Menelao, Paride, Elena, Afrodite, Eros. La storia è nota: una bellezza fatale, il capriccio degli dei, un rapimento, una guerra. Ma il racconto si incrina e si ricompone tra i registri della pochade e della tragedia, restituendo una visione in cui l’amore si rivela come tensione oscura, spazio di possesso e perdita.

La figura di Elena si fa emblema di un femminile attraversato da forze contrastanti: desiderio e rifiuto, esposizione e difesa, splendore e sottrazione. Un corpo che resiste al tempo e agli uomini che lo attraversano.

«Ho tentato di tirare giù Elena di Troia dalla leggenda che la vuole fonte di sciagura e di farne una donna fra uomini – scrive Stefano Napoli –. Tra di loro l’eterno gioco dell’amore, dei fraintendimenti, del caso. Ma non c’è nulla di gentile in questo gioco: l’amore malato trasforma in prede e predatori, in una lotta per la sopravvivenza al termine della quale non ci saranno né vinti né vincitori, ma soltanto il silenzio che il tempo impone alle cose».

Le cifre stilistiche del teatro di Stefano Napoli emergono con chiarezza: la parola è ridotta ai margini del significante, mentre il linguaggio scenico si affida al corpo, alla composizione visiva, alla luce e al suono. Gli interpreti costruiscono quadri plastici in continua trasformazione, dove oggetti minimi – un drappo, una benda, una sedia – diventano dispositivi dinamici di senso.

Ne nasce un teatro che dialoga con l’arte figurativa e con la dimensione sonora, in cui il gesto si fa scrittura e il corpo superficie di proiezione simbolica.

Da oltre trent’anni Stefano Napoli, con la compagnia Colori Proibiti, indaga le zone più oscure dell’esperienza umana, spesso attraversando il mito per riportarlo a una dimensione concreta e contemporanea. Un percorso rigoroso, fondato su un linguaggio fisico e visivo, che restituisce allo spettatore immagini di forte impatto emotivo, sospese tra astrazione e materia.

L’inserimento dello spettacolo all’interno di EXPO – Teatro Italiano Contemporaneo, con la direzione artistica di Andrea Paolotti e Franco Clavari e l’organizzazione di Federico Lepera e Marco Grossi, ne rafforza la collocazione in un contesto dedicato alla ricerca e alla nuova scena italiana. La rassegna, giunta alla sua quarta edizione e promossa dalla Società per Attori, si configura come spazio di attraversamento critico del presente, capace di accogliere linguaggi diversi e di costruire una relazione viva tra artiste, artisti e pubblico.

 

Dalla rassegna stampa

«Le anatomie dei performer sono eleganti o goduriose carni da macello spesso gettate per metà all’ingiù dal limite della ribalta. […] E noi sapremo d’aver visto una leggenda troiana emozionalmente fraintesa in corporee vili, in panni di arte povera».

Che Teatro Che Fa – Rodolfo di Giammarco