Carolina Rieckhof / Moyra Silva (Perù)
UPROAR
In collaborazione con IILA – Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana
Spettacolo in lingua originale con sopratitoli
Original Concept: Rieckhof-Silva Collective
Violin: Camila Alva
Video & Sound Editing: Moyra Cecilia Silva Rodriguez
Costume, Props & Installation: Carolina Rieckhof
Direction, Movement Research, Movement Direction & Performance: Moyra Cecilia Silva Rodriguez
Production: Rieckhof-Silva collective
Special thanks to Juliana Ruiz Torres for being part of Uproar in our previous presentation in London.
Il 31 marzo 2026, alle ore 20:30, al Nuovo Teatro Ateneo andrà in scena UPROAR, progetto di teatro partecipativo e nuovi formati firmato da Carolina Rieckhof e Moyra Silva (Perù), in collaborazione con IILA – Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana.
Lo spettacolo nasce dall’incontro tra le due artiste peruviane avvenuto a Londra nel 2023: Carolina Rieckhof, costumista e scenografa, e Moyra Silva, regista e filosofa del movimento, condividono fin da subito una medesima urgenza etica e politica, maturata a partire dalla frustrazione per le violenze e le ingiustizie che hanno segnato le proteste sociali in Perù e la repressione esercitata durante la crisi politica recente.
Da questo nucleo iniziale prende forma un processo creativo continuo, che si sviluppa come esperienza di ricerca e consapevolezza, superando i confini della produzione teatrale per diventare un campo di indagine condivisa. Il lavoro si espande progressivamente fino a includere l’esplorazione delle conoscenze ancestrali delle popolazioni locali peruviane, intese come archivio vivo di memoria, resistenza e trasformazione.
UPROAR si configura così come un dispositivo performativo in divenire, in cui movimento e suono si intrecciano a pratiche rituali e saperi originari, restituendo una riflessione aperta sulle forme del conflitto, della diaspora e della possibilità di elaborazione collettiva del dolore. Lo spettacolo sarà presentato in lingua originale con sopratitoli.
Le artiste peruviane che vivono nel Regno Unito hanno avviato una pratica di ricerca collaborativa basata sull’arte che intreccia movimento, suono, costume e giustizia sociale. La recente crisi politica e la successiva crisi sociale in Perù, tra dicembre 2022 e marzo 2023, vengono assunte come riflesso di questioni coloniali irrisolte — classismo, discriminazione, razzismo — che continuano a produrre fratture nel presente. In quanto migranti peruviane, lontane dal proprio paese, le artiste hanno osservato con dolore e impotenza l’ascesa di un governo autoritario che ha reso invisibili le morti di oltre 50 persone.
Le artiste dichiarano di essere state ispirate dal Taki Onkoy, antica tradizione di danza ribelle contro l’oppressione coloniale, che riemerge come forma di resistenza e sopravvivenza simbolica. Questa tradizione ha risuonato con la necessità di condividere e incarnare — attraverso pianto e danza — il dolore e l’ingiustizia del proprio paese, dando forma a un rituale di guarigione in cui le lotte, le frustrazioni e la sofferenza si trasformano in movimento: un movimento che tenta continuamente di sollevarsi e ricadere, in un ciclo senza fine.
Nel corso della crisi in Perù (2022–2023) civili, in particolare appartenenti a comunità indigene impegnate nel diritto alla protesta, sono stati uccisi, discriminati e privati dei propri diritti attraverso l’azione delle forze di polizia e militari sotto la guida della presidente Dina Boluarte. Il progetto si configura pertanto come un tentativo di generare dialoghi tra migrazione, distanza, lutto, protesta ed esperienza collettiva, sviluppando un dispositivo performativo di empatia politica e sociale che coinvolge attivamente il pubblico. Le artiste interrogano la possibilità di condividere e attivare una comprensione del dolore che attraversi le differenze geografiche e culturali, affermando l’uguaglianza del valore della vita e del diritto alla protesta.
