Gli organi consultivi dell’UE: il loro impatto sulle politiche elaborate non viene sistematicamente misurato

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) e il Comitato europeo delle regioni (CdR) sono gli organi consultivi dell’Unione europea istituiti dal trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE). Il CESE è costituito da rappresentanti dei datori di lavoro, dei lavoratori e della società civile, mentre il CdR dà voce ufficiale ai rappresentanti eletti degli enti locali e regionali. Entrambi possono emanare pareri di propria iniziativa e devono essere consultati quando la Commissione europea presenta al Parlamento europeo e al Consiglio proposte legislative in determinati ambiti (“consultazioni obbligatorie”), sebbene i pareri che ne scaturiscono non siano vincolanti.

Con il loro ruolo consultivo, il Comitato economico e sociale europeo e il Comitato europeo delle regioni intendono apportare, nella definizione delle politiche, un contributo di partecipazione democratica e legittimità” ha dichiarato Katarína Kaszasová, il Membro della Corte responsabile dell’audit. “Dovrebbero però esprimersi più tempestivamente e valutare in modo sistematico l’impatto del lavoro svolto”.

Gli auditor hanno vagliato l’intero processo di produzione dei pareri (dalla pianificazione strategica alla misurazione dell’impatto) tra il 2019 e il 2024. Hanno rilevato che entrambi i Comitati dispongono di norme e orientamenti chiari che garantiscono un livello coerente di qualità e standardizzazione. Il principale contributo ai pareri proviene dai loro membri, che possono essere coadiuvati da esperti. Questi ultimi, seppur non retribuiti per il lavoro svolto, hanno diritto al rimborso delle spese di viaggio e ad indennità forfettarie di viaggio e di riunione. Entrambi i Comitati fanno ampio ricorso a tali figure, ma senza disporre di criteri trasparenti per la loro selezione. Ciò rischia di dar luogo a distorsioni, ostacola la trasparenza e rappresenta un rischio reputazionale – segnalano gli auditor. I criteri di selezione degli esperti andrebbero stabiliti e resi di dominio pubblico. Dovrebbe inoltre esistere un registro centrale degli esperti (introdotto solo al CESE per il momento) in cui annotare il lavoro già eseguito per i Comitati e i settori di competenza.

La tempistica è fondamentale ai fini dell’influenza che un parere può esercitare sulle politiche in via di definizione. Tuttavia, non sempre i pareri sono trasmessi in tempo ai legislatori dell’UE per poter influenzare il processo decisionale. Nel periodo 2019‑2024 i pareri su consultazione obbligatoria sono stati emessi prima della votazione in commissione parlamentare nell’84 % dei casi per quanto riguarda il CESE, mentre solo nel 74 % dei casi per quanto riguarda il CdR. Nessuno dei due Comitati dispone di uno strumento automatizzato per monitorare in modo uniforme e sistematico il rispetto delle scadenze, fornire informazioni sull’approssimarsi delle scadenze istituzionali e politiche o inviare avvisi automatici per i pareri in ritardo. Infine, sebbene monitorino le attività di divulgazione, i Comitati si concentrano principalmente sulla visibilità e sui volumi più che sull’impatto. Gli auditor raccomandano l’introduzione di indicatori qualitativi e basati sugli effetti, che misurino ad esempio quanto i pareri vengano rispecchiati nella legislazione finale.