Guerra in Ucraina: la Corte di giustizia conferma il congelamento di fondi di cinque imprenditori di spicco che operano in Russia

Sin dall’inizio della guerra condotta dalla Russia contro l’Ucraina nel febbraio 2022, il Consiglio dell’Unione europea ha adottato misure restrittive 1 nei confronti di imprenditori di spicco attivi in settori economici che costituiscono una notevole fonte di reddito per il governo russo. In tale contesto, i sig.ri Dmitry Alexandrovich Pumpyanskiy, Tigran Khudaverdyan, Viktor Filippovich Rashnikov, Dmitry Arkadievich Mazepin e German Khan, assoggettati a tali misure, hanno presentato ricorso dinanzi al Tribunale dell’Unione europea. A seguito del rigetto dei loro ricorsi da parte del Tribunale nel 2023 2, essi hanno proposto impugnazioni dinanzi alla Corte di giustizia.
Nella sentenza odierna, la Corte respinge tutte le impugnazioni.
Anzitutto, essa precisa che sono i «settori economici» a dover procurare al governo russo una notevole fonte di reddito, e non gli imprenditori di spicco che operano in tali settori.
Essa precisa altresì che la nozione di «influenza» degli imprenditori deve essere intesa alla luce del contesto economico in cui tali persone operano, indipendentemente dal legame che esse possono avere con il governo russo. È infatti a causa della loro significativa importanza per l’economia russa che tali persone possono favorire indirettamente il finanziamento delle azioni di destabilizzazione condotte contro l’Ucraina, contribuendo al mantenimento della redditività dei settori economici in cui esse operano, se non anche alla loro prosperità.
La Corte ricorda, poi, che solo la manifesta inidoneità di un criterio che funge da fondamento per l’imposizione di misure restrittive può incidere sulla sua legittimità. Tale criterio non può essere considerato illegittimo allorché si applica a categorie di persone che hanno un legame oggettivo, ancorché indiretto e anche indipendentemente da qualsiasi comportamento personale, con il paese terzo che l’Unione europea intende sanzionare. Nel caso di specie, la Corte ritiene che esista un legame oggettivo tra, da un lato, gli imprenditori importanti che esercitano un’attività in settori economici lucrativi per la Russia e, dall’altro, l’obiettivo di accrescere la pressione esercitata su tale paese nonché il costo delle azioni di destabilizzazione dell’Ucraina da esso condotte.
Infine, la Corte conferma che, per determinare se le misure restrittive siano proporzionate, occorre solo verificare se esse non siano manifestamente inidonee a raggiungere l’obiettivo legittimo perseguito e se non eccedano manifestamente quanto è necessario per raggiungere tale obiettivo. Così è nel caso di specie.