L’INTERVENTO: L’OPZIONE PREFERENZIALE PER I POVERI

Non è una novità che la Chiesa nella sua missione dà la preferenza ai poveri, che non sono solo quelli che mancano di qualcosa. Mi è capitato di leggere “Povera per i poveri. La missione della Chiesa”, edito da Libreria Editrice Vaticana (2014) del Cardinale Gerhard Ludwig Muller, ex Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

La prefazione al libro è di Papa Francesco. In questo testo il Cardinale tedesco si schiera a favore del tanto discusso movimento ecclesiale e teologico. “Teologia della Liberazione”, nata in America Latina ad opera del domenicano peruviano Gustavo Gutierrez. Per la verità non mi aspettavo le riflessioni a favore della Teologia della Liberazione del Cardinale contenute nel libro, anche perché Muller negli ambienti ecclesiastici è considerato come un “mastino” dell’ortodossia tradizionale e certamente inviso negli ambienti progressisti.

Peraltro, Muller dichiara di essere amico di Gutierrez e per questo ha visitato il Perù, in particolare i territori periferici del Paese, dove la povertà era ed è abbastanza diffusa. “Ho fatto esperienza molto concreta della Chiesa povera per i poveri in Perù […]”. Qualche anno fa ho ascoltato la sua lezione magistralis presso Palazzo Madama a Torino, in occasione della presentazione del suo libro “Il Papa. Ministero e Missione”, edito da Cantagalli (2023). Un elogio, un’apologia del papato. Muller dichiara di essere addentro al dibattuto che la Teologia della Liberazione aveva suscitato e conosceva le due “Istruzioni” proprio sulla TdL del 1984 e 1986, della Congregazione della Dottrina della Fede, firmate entrambi dall’allora Prefetto Cardinale Joseph Ratzinger. Muller, tuttavia, nelle sue analisi si appoggia ai documenti del Magistero Pontificio, alla Dottrina Sociale della Chiesa. A cominciare da Leone XIII con la sua attenzione alla questione sociale. E poi ai documenti del Concilio Vaticano II.

E per quanto riguarda lo sviluppo umano alla Sollicitudo rei socialis di Giovanni Paolo II. Secondo Muller la prospettiva della Teologia della Liberazione promossa da Gutierrez è ben lontana “dalla formulazione di un’ideologia al servizio dell’ennesimo progetto tanto utopico quanto violento, come spesso critici più o meno interessati di quella espressione hanno affermato. Con ‘forza storica’ dei poveri non si intende certo, sulla falsariga del comunismo, l’eliminazione violenta di una classe sociale ad opera di un’altra, vista come strada per eliminare oppressione e ingiustizia e giungere al presunto paradiso in terra della società senza classi”. L’amore e l’azione di Dio, attraverso la Chiesa abbraccia tutti, ricchi e poveri, liberandoli dalla schiavitù. Tuttavia, la TdL è il contrario di quello che sostiene il marxismo, ma anche del liberismo, certamente il cristianesimo secondo Gutierrez non è una “ideologia consolatoria”. In altre parole, come ha affermato Giovanni Paolo II in una Lettera ai vescovi brasiliani, “la Teologia della Liberazione rettamente intesa ‘non solo è opportuna ma utile e necessaria’”. Un’espressione che non ha perso attualità secondo Muller.

Probabilmente forse è più conosciuta la versione della Teologia della Liberazione messa in atto dall’ex francescano brasiliano Leonardo Boff che nel tempo, ha preso una deriva filo marxista e recentemente sconfessata dal fratello sacerdote. Gutierrez evidenzia che non è una costruzione teorica nata a tavolino, essa è in continuità con lo sviluppo complessivo della teologia cattolica del XX° secolo. Si rifà all’insegnamento dei Papi, a partire dall’enciclica Rerum novarum di Leone XIII, il quale affermava che la Chiesa doveva stare dalla parte dei poveri. E poi si aggiungono i grandi testi del magistero di Giovanni Paolo II. Nel saggio che accompagna il libro di Muller, Gutierrez sostiene che “l’antica storia del Samaritano” è stato il paradigma della spiritualità del Concilio e quindi anche della Teologia della Liberazione.

“Il gesto del samaritano deve ispirare la pratica della carità nei discepoli di Gesù”. Gutierrez ha cercato di spiegare certi malintesi sulla TdL come quello che si occupa solo della dimensione sociale e politica, perdendo l’oggetto fondamentale della teologia che è il rapporto fondamentale dell’uomo con Dio. La TdL è antesignana della missione della Chiesa. “Non è una sociologia drappeggiata di teologia […] Essa no predica la lotta di classe”. Infine, di Gutierrez non condivido il riferimento liberante al domenicano Bartolomeo Las Casas, critico della colonizzazione spagnola, pioniere della lotta per i diritti umani degli indios. Mentre è assente dai suoi riferimenti l’opera missionaria importante del francescano Toribio de Benavente, detto “Motolinia”.

DOMENICO BONVEGNA

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