METANIERA RUSSA ALLA DERIVA NEL MEDITERRANEO, WWF: SERVE CON URGENZA UN’AZIONE COORDINATA PER GESTIRLA

Il WWF lancia un nuovo allarme sulla nave metaniera russa Arctic Metagaz. L’imbarcazione danneggiata, continua ad andare alla deriva nel Mediterraneo centrale e viene ora spinta dai venti e dalle correnti verso le coste libiche. Sebbene le autorità libiche abbiano avviato un’operazione di salvataggio d’emergenza per rimorchiare la nave in porto, il WWF avverte che la metaniera – che trasporta ancora grandi quantità di gas liquefatto e 700–900 tonnellate di gasolio – rimane altamente instabile. Qualsiasi intervento comporta rischi ambientali significativi per una delle aree marine più fragili e ricche di biodiversità del Mediterraneo, sottolineando l’urgente necessità di un’azione precauzionale, trasparente e coordinata a livello internazionale. 

Una bomba a orologeria ambientale

In un’intervista rilasciata questa mattina a Rainews24, Isabella Pratesi, direttrice Conservazione del WWF Italia, ha affermato che: “le conseguenze di un incidente grave potrebbero essere catastrofiche e di lunga durata. L’area interessata – in particolare quella intorno allo Stretto di Sicilia – è un punto nevralgico per la biodiversità, che ospita specie in via di estinzione, habitat critici e rotte migratorie fondamentali per la fauna marina, come il tonno rosso e il pesce spada”.

Il WWF avverte che una fuoriuscita o un’esplosione potrebbero causare:

  • Inquinamento marino e atmosferico su larga scala
  • Nubi letali di gas criogenici con gravi ripercussioni sulle specie marine
  • Incendi e contaminazione a lungo termine delle acque e dei fondali marini
  • Gravi ripercussioni sulla pesca, sul turismo e sui mezzi di sussistenza delle comunità costiere

 

Il Mediterraneo è particolarmente vulnerabile a causa della sua natura semi-chiusa, che limita la circolazione delle acque e rallenta il recupero dell’ecosistema. Disastri del passato, come quello della Haven del 1991, dimostrano che gli effetti dell’inquinamento possono persistere per decenni. Numerosi studi hanno individuato oltre 350 casi di fuoriuscite di petrolio solo nel Mediterraneo orientale nell’ultimo decennio. Uno scenario particolarmente preoccupante, considerando che il Mediterraneo concentra circa il 30% del traffico marittimo mondiale e il 10% del commercio marittimo mondiale di petrolio.

 

Un appello per un’azione urgente e coordinata nel Mediterraneo

Il WWF accoglie con favore l’iniziativa dei paesi MED5 (Italia, Spagna, Malta, Grecia, Cipro) che invitano la Commissione europea ad attivare il meccanismo di protezione civile dell’Unione e a mobilitare l’Agenzia europea per la sicurezza marittima. Tuttavia, il WWF sottolinea che è essenziale un’azione immediata, coordinata e precauzionale.

Il WWF invita i governi del Mediterraneo, l’Unione Europea e tutte le parti responsabili a:

  • Agire immediatamente per stabilizzare la nave ed evitare un aggravarsi della situazione
  • Garantire che tutte le decisioni siano guidate da valutazioni dei rischi ambientali e dal principio di precauzione
  • Evitare opzioni ad alto rischio, come il rimorchio o l’affondamento incontrollati, senza una valutazione completa dell’impatto
  • Rafforzare il monitoraggio in tempo reale, la trasparenza e la condivisione transfrontaliera dei dati
  • Impiegare capacità di risposta specializzate per prevenire fuoriuscite e proteggere gli ecosistemi sensibiliUn monito più ampio per il Mediterraneo

    Questo incidente evidenzia ancora una volta i rischi strutturali associati al trasporto di combustibili fossili nel Mediterraneo e l’urgente necessità di una regolamentazione più rigorosa, di un’applicazione più efficace delle norme e di una transizione verso l’abbandono dei combustibili altamente inquinanti come l’olio combustibile pesante.

    “Questo è un momento critico per il Mediterraneo- ha affermato Giuseppe Di Carlo, Direttore e CEO di WWF Mediterranean Marine Initiative-. Ci troviamo di fronte a un potenziale disastro ambientale in uno degli ecosistemi marini più fragili e preziosi del pianeta. Al di là del pericolo ecologico immediato, questo incidente minaccia il sostentamento stesso delle comunità costiere del Mediterraneo. Una grave fuoriuscita o un’esplosione danneggerebbe la pesca e metterebbe a repentaglio il reddito di migliaia di pescatori che dipendono da un mare sano per la loro sopravvivenza. Ritardi o risposte mal coordinate potrebbero avere conseguenze che dureranno per generazioni”.