L’11 aprile del 1985 muore nella sua villa a Tirana il capo indiscusso del Partito del Lavoro d’Albania, cioè il partito comunista albanese, Enver Hoxa (1908-1985). Stalinista duro e “coerente”, fino a quel momento era il dittatore più longevo del Novecento: più di quarant’anni al governo della Repubblica Popolare Socialista d’Albania col pugno di ferro, aveva creato un regime brutale e isolazionista.
Di Hoxa e del suo regime ho un particolare ricordo di prima adolescenza, (anni ’70) nella casa paterna in Sicilia, quasi tutte le sere alle 19, dalla vecchia radio, ascoltavo il tg nazionale, dopo l’Internazionale, la giornalista iniziava a parlare con voce squillante: “Qui Radio Tirana”, raccontando il “felice” Paese del compagno Hoxa, attaccando il bieco capitalismo dell’Occidente. Sulla rivista Cristianità, organo ufficiale di Alleanza Cattolica, Raffaele Danese descrive il comunismo albanese e la dura persecuzione della Chiesa cattolica, ma anche delle altre Chiese (Ateismo e comunismo. Il caso albanese, novembre-dicembre 2025, n. 436, cristianità)
Il successore di Hoxa, Ramiz Alia (1925-2011) ha ordinato che sulla lapide del compagno Enver, avrebbe dovuto esserci solo la data di nascita, in quanto “Enver Hoxa è immortale”, del resto come per il compagno Lenin, questi capi comunisti sono considerati immortali. Anche in Albania come in Russia o in Cina, esisteva il culto della personalità, la propaganda ideologica comunista aveva fatto del capo, “un superuomo fornito di qualità soprannaturali a somiglianza di un dio”. Anche Hoxa appariva al popolo albanese, come un uomo che “non doveva mai morire”. Un uomo che nutriva un odio moratale nei confronti della religione, specialmente quella cristiano-cattolica.
A partire dal 1917, è cosa nota che i partiti comunisti, ovunque sono andati al potere hanno perseguitato la religione. Forse è meno noto. che proprio in Albania, i comunisti possiedono il triste primato di un regime in cui la lotta antireligiosa è stata, fra tutte, la più feroce. In Albania secondo lo storico Didier rance, c’è stato un autentico sterminio religioso. Peraltro, il comunismo albanese ha voluto costruire il primo “Stato ateo” del mondo, in cui la religione era completamente bandita, anche nel privato, al punto di sradicarla dal cuore e dalla coscienza di tutti i credenti. Prima di passare a descrivere il comunismo albanese, lo antireligioso” del Novecento a cominciare dalla persecuzione anticristiana del Messico liberal massonico, che ha visto la splendida reazione popolare dei Cristeros (1926-1929) o la Spagna della guerra civile (1936-1939) con i terribili episodi di odio e di violenza antireligiosa.
Danese ripercorre brevemente la cultura filosofica che ha partorito il moderno comunismo, fin dalla Congiura degli Eguali di Francois-Noel “Gracchus” Babeuf (1760-1797) in cui si nota quella commistione di materialismo filosofico, radicalismo rivoluzionario e spirito giacobino che verrà ereditata poi da Marx nell’Ottocento e ancor più da Vladimir Il’ic Ul’janov “Lenin” (1870-1024) nel secolo successivo. Tuttavia per Danese, per il primo comunista della storia del pensiero occidentale, occorre risalire a Jean Meslier (1664-1729) il “curato ateo” dell’epoca di re Luigi XIV di Borbone (1638-1715), una singolare figura di sacerdote di un piccolo villaggio contadino delle Ardenne in Francia. Nel suo testamento auspicava che “tutti i potenti, tutti i nobili della terra fossero impiccati e strangolati con le budella dei preti”. Una radicalità antireligiosa che piacerà ai comunisti dell’Unione Sovietica che tradurranno e diffonderanno gli scritti di Meslier.
Continuando lo studio di Danese si sofferma sulle battaglie antireligiose di Lenin e poi di Stalin, che sfociano nei vari Gulag raccontati dal grande Aleksandr Isaevic Solzenicyn (1918-2008). Tornando al comunismo albanese, lo studio descrive la persecuzione del regime comunista nei confronti della Chiesa. Hoxa ha reso l’Albania “una fortezza ideologica” che doveva presidiare il più puro e intransigente marxismo-leninismo. In pratica ci sono stati migliaia di morti in un Paese di due milioni e mezzo di abitanti.
Furono colpiti tutte e tre le religioni, ortodossa, musulmana e cattolica. “La religione è l’oppio dei popoli. – diceva Hoxa – Dobbiamo fare del nostro meglio affinchè tutti possano capirlo, anche quelli che ne sono avvelenati (che non sono pochi). Dobbiamo guarirli […]”. Hoxa promosse una guerra senza quartiere alla religione. Come in Cina, i giovani vengono sollecitati a diventare l’avanguardia del processo di ateizzazione della società. Nelle scuole gli insegnanti esortavano gli alunni a denunciare alle autorità, se necessario, anche i propri genitori. Danese ricorda che anche nell’Albania comunista, il patrimonio artistico culturale e storico fu distrutto. Tuttavia, per certi versi, la fede degli albanesi fu salvata da un gruppo di piccole suore che battezzavano clandestinamente e dalle nonne che insegnavano le preghiere ai nipoti.
DOMENICO BONVEGNA
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