Il Giudice non può imporre ai genitori di seguire un percorso psicologico o di sostegno alla genitorialità

La Corte di Cassazione con ordinanza n. 32576 del 14 Dicembre 2025 ha fissato un principio destinato ad avere una rilevanza innovativa notevole in tutti i procedimenti che vedono coinvolti i minori.

Rappresenta, infatti, una prassi comune, in materia di affidamento, chiedere che il Tribunale disponga degli accertamenti atti a valutare la capacità genitoriale, oppure che venga richiesto un percorso di supporto psicologico o alla genitorialità.

Tale richieste hanno lo scopo, per chi le propone, di dimostrare di essere un buon genitore o il genitore maggiormente accudente a cui i figli dovrebbero essere affidati in via o esclusiva o comunque in via maggioritaria.

Per il Giudice, invece, sono un ottimo strumento per comprendere, sulla base di valutazioni tecnico scientifiche che esulano dalla sua competenza, quale sia la modalità di affidamento migliore per tutelare l’interesse superiore del minore.

In virtù di ciò è accaduto, fin troppo spesso, che il rifiuto del genitore di seguire il percorso psicologico o di supporto alla genitorialità si traducesse nella decisione del Tribunale, su calda insistenza dell’altro genitore, di disciplinare l’affidamento in maniera allo stesso sfavorevole.

Con questa sentenza la Corte di Cassazione ha affermato che “la prescrizione ai genitori di un percorso psicoterapeutico individuale e di un altro, da seguire insieme, di sostegno alla genitorialità, comporta, anche se ritenuta non vincolante, un condizionamento, per cui è in contrasto con gli art. 13 e 32, comma 2, Cost., atteso che, mentre l’intervento per diminuire la conflittualità, richiesto dal giudice al servizio sociale, è collegato alla possibile modifica dei provvedimenti adottati nell’interesse del minore, quella prescrizione è connotata dalla finalità, estranea al giudizio, di realizzare la maturazione personale delle parti, rimessa esclusivamente al loro diritto di autodeterminazione”.

Cosa può, quindi, fare un Giudice?
Monitorare le dinamiche familiari attraverso i servizi sociali.

Cosa, invece, non può fare?
Imporre trattamenti terapeutici funzionali a correggere le dinamiche patologiche, anche se tali dinamiche incidono negativamente sulla vita dei minori.
Con la precisazione che questi principi sono inderogabili, anche se un percorso potrebbe ridurre la conflittualità tra genitori e aiutare i minori.

 

Sara Astorino, legale, consulente Aduc