Al Rotary di Catania acceso confronto tra politici di destra e sinistra su “Il ponte che verrà”

CATANIA – D’accordo sull’utilità che non va negata dietro interessi ideologici o partitici, meno in sintonia sulle procedure del ministro delle infrastrutture Salvini, che hanno ricevuto un momentaneo stop: i deputati Anthony Barbagallo (Pd), Giancarlo Cancelleri (Mpa), Marco Falcone (FI), Davide Faraone (IV) e Raffaele Stancanelli (Lega) si sono confrontati al Rotary Catania – Ovest sulla mega opera, in occasione della presentazione del libro “Il Ponte che verrà” del giornalista Mario Primo Cavaleri, che ripercorre la storia recente, tra criticità e lungaggini. 

Dopo l’introduzione del presidente del club Luigi Di Stefano, i parlamentari sono entrati nel merito delle varie questioni, sollecitati dalle domande del moderatore Concetto Mannisi, presidente dell’Ordine dei giornalisti e capocronista del quotidiano La Sicilia: un ampio giro di interventi convergenti sull’importanza strategica del collegamento stabile, perché tutti si sono espressi a favore della realizzazione, facendo tuttavia emergere diversità di valutazioni sul come si è proseguito finora, con il tentativo di forzare l’iter a via di deroghe e decreti, alla fine stoppati dalla Corte dei conti. Così, se per Faraone il ponte serve ma chi ha dimostrato di non saper tenere il timone è il vicepremier Salvini, di diverso avviso Stancanelli che ha rivendicato a merito del leader nordista della Lega l’aver ripescato il progetto Ponte rilanciandolo dopo oltre un decennio di letargo a tutto vantaggio del Sud e addirittura rischiando di perdere consenso elettorale nel “suo” Nord. Falcone ha sgombrato il campo dal benaltrismo che spesso ha connotato l’azione frenante degli oppositori, rilevando come l’opera abbia già innescato l’avvio di numerosi cantieri e la spesa ben si giustifica, se solo parametrata ai costi dell’insularità; Cancelleri si è detto da sempre favorevole e di essersi battuto, già da viceministro del governo Conte bis, per accelerare la prima pietra di un’opera moltiplicatrice di sviluppo.

Si potrebbe dire quindi tutti d’accordo. Con un però, eccepito da Cavaleri nel sottolineare come fuorviante il trincerarsi dietro l’utilità se poi la progettazione portata avanti non risponde ai requisiti prescrittivi previsti e, nel procedere con eccessiva e talvolta superficiale accelerazione, si finisce per perdere altro tempo e dover ripartire daccapo, come sta avvenendo, dopo la serie di carenze e di irregolarità rilevate dalla Corte dei conti.
Aspetti procedurali che si coniugano con la tipologia della progettazione di un nastro unico da 3 km e 300 metri, portata avanti senza alcuna comparazione con possibili alternative, per esempio il ponte a tre campate, oggi più in linea con la tecnica costruttiva internazionale. Ma qui si entra in un campo minato dove gli stessi esperti ingegneri strutturisti a volte non sono d’accordo tra loro. C’è persino chi, pur non essendo del mestiere, azzarda paragoni con ponti sparsi nel mondo, ben differenti dal progetto in ballo, a dimostrazione che anche in terra etnea l’argomento è sentito, pur se vissuto senza l’affanno di chi vive tra le due rive e avverte l’incombere di gigantesche torri e anni di cantieri di cui si può al massimo ipotizzare una data di inizio. “Il tempo sospeso – ha detto Cavaleri – è ormai una condizione strutturale della questione, per quel mix di variabili che, nel non dare certezze, costringono ‘in pausa’ anche i piani regolatori di Messina e Villa San Giovanni, non definiti non essendoci nulla di definitivo”. Tempi ‘normali’ della politica che portano sempre a riparlarne come canterebbe Lucio Dalla… nell’anno che verrà.