Il sogno siciliano di Marika Faraci è saper raccontare la forza delle donne dell’Isola. Riconosci la loro bellezza nelle imperfezioni, nelle crepe, negli errori. Perché cosa vale la pena di vivere? Se non illuminare delle parti di noi, anche quelle più sopite… Al cinema, davanti al televisore o in teatro, si sogna e si piange per tutte quelle emozioni che solo gli attori sanno tramettere.
Viviamo in un’epoca in cui finalmente parliamo di certe cose. Dobbiamo continuare ad abbattere ogni residuo di barriera, ogni stereotipo culturale: per fortuna, la notorietà e l’esposizione non hanno mai ostacolato la sua personalità. Marika spiega: “La Sicilia, ti allena a resistere, a non mollare, a guardare le cose da più punti di vista, e a trovare soluzioni anche quando non ce ne sono. Mi piace ricordare ogni giorno, ai miei alunni e alle mie risorse di vivere in pieno, mettersi sempre in gioco con naturalezza e sorriso, senza avere paura dei pregiudizi. Credo che l’intelligenza non sia sapere tanto, ma saper osservare, ascoltare e guardare oltre l’apparenza”.

Marika è una docente di comunicazione e marketing, accoglienza turistica, abilitata nelle attività didattiche di sostegno, per la scuola secondaria di secondo grado. Nella libera professione, si occupa della selezione e gestione di risorse umane per eventi culturali, congressuali e istituzionali. Dalle figure più tradizionali come l’accoglienza, a quelle più innovative come i creators (persone molto seguite sul web). “Durante l’evento ricopro la posizione di event coordinator. Lavoro ogni giorno con la comunicazione e con le persone, aiutandole a funzionare insieme nei momenti belli che contano. Lavoro per diffondere una vita condivisa in armonia, in cui c é cooperazione non competizione. Condivido la mia terra sui social, con ironia e autenticità, dove ho una community attiva di oltre due milione di persone. Amo il cinema, il teatro, la fotografia e l’arte in ogni sua sfumatura”.

Sei artista, modella, attrice, scrittrice: la tua è una personalità intrigante: come ti vedono gli altri?
Credo mi vedano come una donna che non ha paura di essere completa. Non mi sono mai sentita una cosa sola. Sono comunicazione, educazione, arte, organizzazione. Chi mi conosce sa che dietro l’immagine c’è studio, disciplina e una forte responsabilità sociale.

Dove credi che saresti se non avessi incontrato l’arte, il cinema?
Sarei comunque nella comunicazione. Perché l’arte per me non è un luogo, è un linguaggio. Probabilmente sarei dietro le quinte, a scrivere, a coordinare, a dare forma alle idee degli altri. Il cinema mi ha insegnato la potenza delle immagini, ma il mio sguardo sarebbe rimasto narrativo anche senza riflettori. L’arte e il cinema sono stati la mia cura contro la timidezza infantile. Senza di essi avrei una voce, ma forse non avrei imparato a farla vibrare per raccontarle a voi.
Noi siciliani siamo gente che tiene i piedi per terra: prima o poi dove speri con le tue sole forze di arrivare?
Spero di arrivare dove il merito incontra l’opportunità. Non sogno un posto, sogno un impatto. Vorrei costruire progetti culturali e televisivi che parlino di giovani, di Sud, di educazione e di futuro senza retorica. Con le mie forze voglio arrivare a essere una voce riconoscibile, credibile e libera. Il mio obiettivo è essere un punto di riferimento per chi crede che si possa restare al Sud e costruire bellezza con professionalità e coraggio.

Il tuo volto è molto espressivo, sembra adatto per un film fatto di immagini, emozioni, stati d’animo…
È il complimento più bello, perché l’espressività è verità che affiora. Insegnare nei quartieri difficili di Palermo mi ha insegnato che non serve parlare per comunicare: a volte un’espressione vale più di mille lezioni. Mi piacerebbe che questa mia “mappa emotiva” potesse un giorno servire a un regista per raccontare una Sicilia inedita, fatta di sguardi che resistono.
Dopo ogni esperienza che cosa ti riprometti di migliorare?
Mi chiedo sempre: cosa posso fare meglio la prossima volta? La comunicazione è responsabilità. Cerco di migliorare l’ascolto, la gestione del tempo, la profondità dei contenuti. Sembra paradossale per chi lavora con la parola, ma più vado avanti, più capisco che la vera forza sta nel saper osservare e ascoltare oltre l’apparenza. Ogni evento che coordino o ogni lezione in aula è un’occasione per limare l’ego e lasciare spazio all’empatia.

Parliamo di progetti: c’è una cosa che vorresti fare su tutte?
Un format televisivo educativo che parli ai giovani con il loro linguaggio (social, ironico, veloce) ma con contenuti di spessore. Vorrei abbattere il muro tra “cultura accademica” e “mondo digitale”, dimostrando che si può essere pop pur restando profondi.
Che cos’è oggi per te l’eleganza, la seduzione, il fascino?
L’eleganza è consapevolezza: sapere chi sei e non aver bisogno di gridarlo. La seduzione è intelligenza, è saper accendere un interesse che vada oltre l’estetica. Il fascino? È il mistero di chi ha qualcosa da raccontare e sceglie di farlo con sorriso, semplicità e umiltà.

Quanto contano immagine e comunicazione per la tua professione?
Contano tantissimo, ma solo se sostenute dalla sostanza. L’immagine attira, la competenza trattiene. Nel mio lavoro l’estetica deve essere coerente con il messaggio. Se comunichi bene ma non sei credibile, crolla tutto. Se l’immagine non è supportata da una comunicazione di sostanza, resta un involucro vuoto. Per me sono in simbiosi: uso l’immagine per attirare l’attenzione su temi che contano, come l’educazione e la valorizzazione del territorio.
Quando si è perso di vista la vera natura femminile?
Si perde ogni volta che una donna viene definita solo in funzione di qualcun altro (figlia, moglie, madre) o ridotta a un oggetto estetico. La natura femminile non è debolezza né provocazione: è complessità, intuizione, leadership empatica. Il problema non è l’esposizione, ma la mancanza di educazione al rispetto.

La narrazione dei femminicidi rivela i rapporti di forza: quanto è tremenda questa cosa?
È una ferita aperta. Come docente, vedo quanto sia urgente educare i ragazzi all’affettività e al rispetto. La comunicazione qui gioca un ruolo vitale: dobbiamo cambiare il linguaggio, smettere di giustificare la violenza come “troppo amore”. Le parole contano. Raccontare un femminicidio come “raptus” significa sottrarre responsabilità. Serve educazione affettiva, culturale, mediatica. La comunicazione può salvare o distruggere.
Adolescenti e performance senza limiti?
Gli adolescenti cercano identità e approvazione. Se il mondo adulto offre solo modelli estremi, loro li imitano. Non serve censura, serve guida. Serve presenza educativa. La scuola e i creator devono fare squadra per offrire alternative valide.

Da dove nasce questa frustrazione?
Dalla discrepanza tra le aspettative irreali dei social e la realtà quotidiana. I giovani sono bombardati da vite perfette e successi facili; quando si scontrano con la fatica del percorso, cadono nella frustrazione. Dobbiamo insegnare loro che il “fallimento” è solo una tappa dell’apprendimento.
Cosa vuol dire oggi essere romantici?
Essere romantici oggi è avere il coraggio della profondità. In un tempo veloce, scegliere di restare è un atto rivoluzionario e di grande forza e intelligenza.

Leggendo il tuo diario cosa scoprirei?
Scopriresti una Marika che combatte ancora con la sua timidezza, che annota sogni ambiziosi e che si commuove per il successo di un suo studente. Troveresti molta gratitudine e qualche cicatrice trasformata in forza.
Il libro che vorresti scrivere?
Un manuale di “Sopravvivenza Creativa per Docenti del Sud”. Una via di mezzo tra un saggio sulla comunicazione e un racconto autobiografico, per dire a chi viene dopo di me: “Guarda che è dura, ma ne vale la pena”. O magari un libro sulla comunicazione emotiva nell’era digitale. Su come restare umani mentre tutto diventa veloce.

Immagina di essere un nascituro che vede il mondo da dentro una pancia…
Fatemi entrare in un mondo dove le parole costruiscono e non distruggono. Con la speranza che gli adulti siano all’altezza dei bambini che sono stati. Direi a me stessa: “Preparati, sarà un viaggio bellissimo, molto faticoso, non perdere mai il sorriso ma soprattutto ricorda: Proveranno a spegnerti ma tu non lasciarli vincere e non avere mai paura di splendere”.
