Femminicidi: 25mila persone chiedono dati aperti, accessibili e dettagliati sulla violenza maschile contro le donne

I femminicidi non si fermano ma i dati pubblici per comprendere il fenomeno non sono disponibili. Eppure è fondamentale poter analizzare e comprendere i dati sulla violenza maschile contro le donne per  disegnare le politiche pubbliche. Per fare questo lo Stato deve garantire i dati sui reati denunciati, sulle indagini, sulle condanne e sul numero delle vittime di femminicidio, con disaggregazione per età, genere e relazione con l’autore.

E’ quanto hanno chiesto al Governo e alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni la campagna Dati Bene Comune, la rete D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza e Period Think Tank, con la petizione #dativiolenzadigenere a cui hanno aderito oltre 25mila persone. Oggi una delegazione della campagna è stata ricevuta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri insieme a rappresentanti di Ministero della Giustizia, dell’Interno e del Dipartimento Pari Opportunità per un confronto su tempi e modalità di rilascio dei dati richiesti. In questa occasione la Campagna ha anche  consegnato una proposta tecnica su come questi dati dovrebbero essere pubblicati secondo quanto richiesto dalla legge 53/2022. Non sono richieste ambiziose, infatti, nel caso dei dati a disposizione del Ministero degli Interni è di semplice attuazione – un foglio excel – e si tratta di un obbligo che l’Italia dovrà rispettare entro il 14 giugno 2027 secondo la Direttiva (UE) 2024/1385.

Donata Columbro, attivista dell’associazione onData, divulgatrice ed esperta di dati spiega “I dati disponibili sono frammentati in siti istituzionali diversi, aggiornati con frequenza non prevedibile e non possono essere scaricati in un formato utilizzabile per fare analisi di qualsiasi tipo, anche da parte di chi lavora per contrastare la violenza. Il nuovo reato di femminicidio non basta, se non possiamo comprendere il fenomeno e impedire che accada”.

I dati disponibili sugli omicidi volontari indicano semplicemente la relazione tra vittima e autore, e il sesso della vittima. Manca una disaggregazione sulla fascia d’età, sulla zona geografica, la nazionalità ma anche un documento con la serie storica dei dati che permetta di fare confronti con gli anni precedenti.

“Oggi abbiamo dialogato con la delegazione che ci ha accolto e sono stati presi degli impegni per migliorare la pubblicazione del Ministero dell’interno, ci aspettiamo di vedere questi cambiamenti nel report trimestrale di aprile nel sito del Servizio analisi criminale”, aggiunge Columbro”.

Rossella Silvestre, esperta diritti delle donne ActionAid e portavoce di #DatiBeneComune “Nonostante nuove leggi e maggiori risorse, l’assenza di dati strutturati, disaggregati e comparabili sulla violenza maschile contro le donne rende le politiche inefficaci e lascia il fenomeno drammaticamente stabile nel tempo. La raccolta e pubblicazione di questi dati è un obbligo di legge: non attuarlo significa indebolire la prevenzione, ostacolare la protezione e continuare a far ricadere sulle donne il peso di un sistema che non funziona”.

Finora il Servizio Analisi Criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza ha diffuso solo report trimestrali sugli omicidi volontari, con un focus sui casi riconducibili alla violenza contro le donne. Dati poco chiari e leggibili che non permettono analisi approfondite. Rendere pubblici i dati sulla violenza contro le donne e di genere – completi, aggiornati e accessibili – non è una questione tecnica, ma una scelta politica e di responsabilità democratica.

La società civile ha fatto la sua parte. Adesso tocca al Governo.

 

Informazioni:

ActionAid: Paola Amicucci, paola.amicucci@actionaid.org

Info.nodes: Davide Del Monte, comunicazione@infonodes.org

OnData: Andrea Borruso, andrea.borruso@ondata.it

Transparency International Italia: Daniela Casula, media@transparency.it

D.i.Re – Donne in rete contro la violenza: Stefania Rossi, stefania.rossi@koinoe.it

Period Think Tank: Giulia Sudano, giulia.sudano@thinktankperiod.org

 

 

Chi siamo

#DatiBeneComune è una campagna lanciata il 9 novembre 2020 per chiedere al Governo italiano di pubblicare in formato aperto e accessibile i dati sulla gestione della pandemia di COVID-19. Promossa da ActionAid, Infonodes, Ondata e Transparency International Italia la campagna è stata accolta fin dall’inizio con entusiasmo da esperti, organizzazioni e testate giornalistiche. Oggi Dati Bene Comune promuove la cultura dei dati aperti chiedendo trasparenza sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e su tutte le politiche di pubblico interesse. Con il progetto “Liberiamoli tutti”, lavora per costruire una comunità di persone e organizzazioni impegnate nella diffusione, nell’utilizzo e nella valorizzazione dei dati liberati.

D.i.Re. – Donne in rete contro la violenza è la rete nazionale antiviolenza e si compone di 88 organizzazioni dislocate sul territorio nazionale, che gestiscono Centri antiviolenza e Case rifugio, affiancando oltre 23.000 donne ogni anno. D.i.Re e le organizzazioni socie sono attive politicamente per determinare il cambiamento culturale e sociale necessario per l’eliminazione della violenza maschile alle donne.

Period Think Tank è un’associazione nata a fine 2020 con sede a Bologna, che ha l’obiettivo di favorire il raggiungimento dell’equità di genere attraverso un approccio femminista intersezionale ai dati. Period promuove, attraverso i dati, informazione e sensibilizzazione rispetto alle disuguaglianze di genere dell’opinione pubblica, attività di advocacy e formazione rivolte alla pubblica amministrazione per ottenere politiche pubbliche più eque.