VALENTINA DE AMICIS: “Io + te” un film che racconta l’incontro amoroso e il desiderio da una prospettiva moderna e inusuale

Valentina De Amicis è una regista e sceneggiatrice italiana. Nasce a Roma nel 1979. Si laurea nel 2004 in Lettere indirizzo Spettacolo presso l’Università di Roma “La Sapienza”, con una tesi sul regista americano David Lynch. Dal 2006 lavora come Aiuto Regista per il cinema, la televisione e in pubblicità a livello internazionale collaborando con Luca Guadagnino, Woody Allen, Nick Hamn e Karl Lagerfeld.

Nel 2019 scrive e co-dirige con Riccardo Spinotti, il suo primo lungometraggio Where Are You (fka Now Is Everything; cast Anthony Hopkins -Academy award best Actor 1992-, Madeline Brewer, Camille Rowe), fotografia di Dante Spinotti. Il film è stato selezionato al Locarno Film Festival e nella competizione ufficiale al Torino Film Festival 2019, Tallinn Film Festival 2019, Mammoth Film Festival 2020 (vincitore del premio miglior fotografia). Nel 2015 si trasferisce negli Stati Uniti, attualmente vive e lavora tra l’Italia e l’America.

Io+Te non racconta un amore ideale, ma uno vero. Un amore che si scontra con il tempo che passa, con le differenze, con le aspettative, con il desiderio di costruire qualcosa e la paura di perdersi. E soprattutto, un amore che deve confrontarsi con il tema della maternità: il corpo che cambia, le scelte dolorose, il senso di colpa, la solitudine, la fragilità, ma anche la difficoltà, spesso taciuta, di diventare genitori…Una in cui sicuramente gli spettatori ripenseranno agli anni equivoci, di tira-e-molla, di menate degregoriane quella per intenderci alla i tuoi alibi e le mie ragioni, al tempo sprecato in intere stagioni “confinanti di cuore, solo che ognuno sta dietro gli steccati degli orgogli suoi”, per citare Eros.

Arriva al cinema nel periodo di San Valentino Io+Te, il nuovo film diretto da Valentina De Amicis: una storia d’amore intensa, imperfetta e profondamente contemporanea che affronta senza filtri i grandi temi delle relazioni di oggi. Una pellicola per svelare cosa?

Io+te racconta l’amore di oggi, un amore senza filtri, e un film che parla di desiderio e sensualità.

I protagonisti del film: Lei è Mia, 36 anni, ginecologa affermata, indipendente, allergica alle relazioni stabili, abituata a vivere l’amore come un’esperienza da consumare e lasciarsi alle spalle. Ama sperimentare, cambiare, non legarsi. Il suo lavoro è ordinato, schematico, e proprio per questo nella vita privata cerca il contrario: emozioni nuove, incontri senza promesse, storie che non chiedano futuro. Lui è Leo, 26 anni, poeta per natura, allergico ai social, innamorato della musica e delle cose autentiche, con una visione dell’amore che sembra appartenere a un’altra epoca. E’ la sintesi del femminismo 3.0.?

​​Il film non parla di femminismo, ma dello stato attuale delle relazioni di oggi e di come siano cambiati i rapporti credo che sia necessario ritrovare un equilibrio e una connessione tra uomo e donna dati i tempi in cui viviamo.​

Perché Matteo Paolillo ed Ester Pantano per interpretare i due protagonisti?

Matteo ed Ester interpretano Leo ed Emma le loro interpretazioni sono profonde, intime e sincere connesse con la loro intelligenze emotiva.

Le donne sono diventate così disinvolte da ammettere la necessità delle corna per la manutenzione del legame matrimoniale? Oppure come sosteneva il drammaturgo Arthur Miller “il tradimento è l’unica verità che ti rimane appiccicata?”

Qui non si parla di matrimonio ma di relazione tra un ragazzo e una giovane donna, appena nata quindi tutta da costruire non mi piace ragionare per dogmi ma credo che l’unicità dell’essere umano sia nella sua complessità e fragilità.

I conti con il passato sono uno stato mentale, un intimo tepore in cui rifugiarsi mentre rivivi certe esperienze. Negli ultimi anni si è rotta la diga delle fragilità e in molti autori hanno cominciato a scrivere ispirandosi ai propri dolori… Ti rivedi in questa frase?

I film sono spesso terapeutici nn dico che sia questo il caso a me piace raccontare cosa conosco.

Ci sono un paio di metodi abbastanza certi per misurare la resistenza di una donna. Uno sono i numeri 90 – 60 – 90, i fidanzati, i like sui social, i soldi, le scarpe e borse che tiene nell’armadio; l’altro sono le parole e la città dove vive. Per te come dovrebbe essere l’arte della guerra amorosa?

Più che arte della guerra amorosa direi una ricerca di se stesso anche nell’altro.

Tanti film che rivisti oggi ci porterebbero a farci delle domande, a interrogarci sul clima dei tempo in cui venivano realizzati. Ci sarà pure una o più pellicole che vorresti rimettere in soffitta? E soprattutto quali salveresti dalla polvere del tempo?

Sono tanti i film che amo e che mi hanno dato molto, da 8 e mezzo di Fellini che mi ha fatto innamorare all’università e mostrato che il cinema poteva raccontare altri mondi. Amo il cinema di Kathryn Bigelow coraggioso e potente, l’eleganza dei film di Sofia Coppola, l’ultimo film di Paul Thomas Anderson é’ pazzesco. Mi piace moltissimo anche il cinema di Denis Villeneuve visivamente potente e affascinante.

Prossima sfida in sala?

Ho due progetti una serie tv crime ispirata a un fatto realmente accaduto e un film internazionale che credo farà molto discutere.