A noi siciliani prima o poi ci daranno un premio per la velocità e la fantasia con cui riusciamo a truffare e in definitiva a truffarci. Vicendevolmente. Ostinatamente. Specie quando si tratta di elezioni: dal Parlamento al condominio.
In questo, la mia Messina, fa gara di testa.
La mente viaggia, si pensa sempre al futuro, si dovrebbe vivere nel presente, si rivanga troppo spesso il passato. Adesso siamo qui. Nella settimana del dopo Basile: per settimane la compagnia di giro ripeteva: si dimette, Basile non si dimette, qualcosa entra a gamba tesa nella strategia di Cateno De Luca, che accadrà adesso? L’instabilità preoccupa un po’ tutti: quelli che c’erano prima non sono più spaesati e disorganizzati. Potrebbero sparigliare le carte con il professore Pietro Navarra, l’ex Rettore dell’Università di Messina, ex Deputato Nazionale del PD, Professore di Economia che le carte le sa leggere eccome.
Se dovesse accadere, siamo certi che, improvvisamente non riderebbe più nessuno. Le sicurezze di Federico Basile & Cateno De Luca si infrangerebbero: l’alternativa ci sarebbe, eccome. Nemmeno i più schierati potrebbero restare sereni in un contesto del genere. Non ci sarebbe più la scelta tra l’usato garantito e l’agnello sacrificale, la Messina che non si specchia in De Luca avrebbe, con Navarra, schierato il miglior candidato possibile.
Mi rendo conto che di questi tempi dare il voto a De Luca può essere un gesto frainteso. Cateno ha sempre riscosso un buon successo elettorale nonostante la sua opacità e la folcloristica corte che accetta le sue follie. Per dirne una: grazie al sacrosanto diritto per un reddito per le famiglie fragili lui è riuscito a produrre consenso. Il cosiddetto bicchiere d’acqua per i più poveri è un gesto apprezzabile ma nessuno lo ha fatto in modo sgangherato come il nostro eroe. Senza dimenticare che gli assunti di Messina servizi, Messina Social city, Amam, Atm, ecc… hanno rinforzato l’urna deluchiana. Che poi, a pensarci bene, era il modo democristiano, in Sicilia, di fabbricare ammortizzatori sociali sfruttando la predisposizione naturale alla clientela, all’arte di arrangiarsi. Fateci caso: ho scoperto di vivere in una strana Isola, dove si fregano il territorio con costruzioni fuori legge, colate di cemento sulle colline (e fanno finta di non vedere) e poi urlano e piangono quando colline, strade, e case vengono inghiottite dal fango e allora tanto vale mettersi il cuore in pace per le nostre povere vite. Insomma da noi ci si mobilita a scadenze fisse: la tragedia di Giampilieri, il porto di Tremestieri, il viadotto autostradale, il costo del biglietto della Caronte, il Ponte sullo Stretto, le assunzioni farlocche, gli ecologisti che strepitano a tutti gli angoli. La verità è che a Messina, in Sicilia, ci si abitua a tutto.
Quando girate per le città, le periferie (occhio alle buche stradali) – se per una volta osserverete con attenzione – chissà quante cose orrende troverete: strutture costruite perché c’erano i fondi e nessuna altra idea su come spenderli. Lo stesso vale per le piste ciclabili, i parcheggi in disuso, le palestre e le piscine, e gli svincoli mai finiti. Tutti i soldi pubblici, cioè nostri, buttati nel famoso incompiuto siciliano o meglio nell’urna del complice consenso.
Anche abituarsi a tutto è un’abitudine al teatrino dei falsi moralizzatori.
A far da cornice poi ci sono anche i soliti cori idioti che accolgono chi prova a fare chiarezza sulle spese di Basile & Cateno. E chi dovrebbe dire qualcosa, ovviamente, tace: l’incredibile abilità a nascondere la polvere sotto il tappeto. Non si sa mai che un giorno potrebbe tornare utile aver fatto finta di non vedere… Anche questa è una dichiarazione di appartenenza, però.
Per fortuna che il centrodestra, con l’abolizione del voto disgiunto in discussione a Palermo, e con una coesione che non si vedeva da oltre 20 anni, è pronto: l’instabilità messinese preoccupa. Con Navarra supportato dall’intero movimento il 40% non sarebbe più un miraggio ma una certezza. Il ballottaggio si allontanerebbe, e se anche ci si arrivasse, Navarra vs Basile, tanta roba. Non è più una questione di scelta di campo, adesso sarebbero tutti sullo stesso piano. Non griderebbe più nessuno, non ci sarebbe più aria di superbia: la certezza che si tratterebbe di una svolta. La verità è che il riscatto dipende solo da noi. E prima ce ne rendiamo conto, prima riusciremo a trovare le soluzioni migliori per risolvere il problema. Riguarda noi.
