Satira e comicità sono importanti. La loro accettazione, qualunque essa sia, rendono gli esseri umani liberi. Succede che un comico, Andrea Pucci, chiamato a co-condurre il prossimo festival di Sanremo, sia stato criticato dalla cosiddetta sinistra perché non gradito ai loro crismi di spettacolo. Contro queste critiche si è inalberata buona parte dei politici di governo, inclusi la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani: sinistra fascista, illiberale, etc. (prendiamo atto dello sdoganamento dell’insulto “fascista” anche da parte di chi fino a poco tempo fa si fregiava di esserlo).
Ci fa piacere che al governo siano così attenti ai conduttori di uno spettacolo televisivo, anche se ci viene il dubbio di una banale occasione, così per come chi ha criticato l’invito a Pucci, per la tradizionale schermaglia per dimostrare chi è più libero.

A noi stupisce una sola cosa: che Pucci abbia rinunciato a Sanremo. Quale artista, soprattutto comico e satirico, rinuncerebbe perché viene criticato per la propria arte? Immaginiamo una serie di giustificazioni del tipo, la festa della canzone italiana non può essere divisiva, etc… ma siccome è innegabile che gli italiani (o meglio: i politici più che gli italiani) sono divisi su certe cose, perché Sanremo dovrebbe apparire per ciò che non è? Non solo, ma se uno fa satira, lo scompiglio, l’assurdo, la ressa, le offese dovrebbero essere attraenti per la propria creatività…. qui invece Pucci va via… forse è più drammatico di quanto si pensi il fatto che il nostro mondo e modo si è capovolto.
François-Marie Arouet, collaboratore Aduc
