Deprivazione sportiva e incidenza sull’Italia delle povertà

Attenzione alla “normalizzazione” della povertà, a quelle zone grigie alle quali ci si abitua e che diventano meno riconoscibili. “L’Italia delle povertà. Dinamiche sociali, risposte pubbliche e racconto dei media” rapporto curato dall’Alleanza contro la povertà in Italia è stato presentato giovedì 5 febbraio a Roma.

La povertà viene analizzata come processo sociale e relazionale. Uno dei principali risultati della ricerca riguarda la crescente stratificazione delle condizioni di povertà. Accanto alle famiglie ufficialmente classificate come povere (10,9% nel 2024), emerge un’area ampia e strutturalmente fragile di famiglie. Nel complesso, quasi il 20% delle famiglie gravita stabilmente attorno alla linea di povertà, esposta a un rischio costante di cadute improvvise legate a eventi ordinari della vita.

Il rischio della “normalizzazione della povertà”, si legge nel Rapporto, si traduce in una sua mimetizzazione in varie forme di deprivazione che si manifestano nei consumi e nelle relazioni. Tra queste possiamo inserire anche quella che il Cese, su spinta dell’Uisp, ha definito e riconosciuto come “deprivazione sportiva” che incide negativamente su salute, benessere e socialità di minorenni e adulti delle famiglie che fanno parte di quel 20%.

Anche per questo non dobbiamo rassegnarci alla “normalizzazione” della povertà, per non rassegnarci alla negazione di un diritto. Perché c’è il rischio che la povertà diventi un’indifferenziato rumore di fondo che finisce per depotenziare la natura e la legittimità dei diritti. Non solo i diritti umani all’esistenza e al sostentamento, ma anche i diritti sociali, tra i quali il diritto allo sport come diritto di cittadinanza, che incide profondamente sulla qualità della vita e sulle traiettorie future dei minorenni.

Che cos’è e come è nato il concetto di “deprivazione sportiva”? Ricostruiamo il percorso che ha condotto all’ approvazione nel marzo del 2022 da parte del Cese-Comitato Economico Sociale Europeo del parere di iniziativa “L’azione dell’UE per il periodo post Covid-19: migliorare la ripresa attraverso lo sport”.

Il percorso nasce all’interno del Forum nazionale del terzo settore e viene condiviso con alcuni parlamentari europei e le parti sociali, sindacali e datoriali, insieme a Pietro Barbieri, vice presidente del gruppo 3 del Cese-Comitato Economico e Sociale Europeo e relatore del parere di iniziativa sul valore dello sport, con il supporto di Vincenzo Manco in qualità di esperto e responsabile del Centro studi Uisp. Viene realizzato un documento con il quale il Cese ha iniziato a sollecitare l’Unione Europea a rendere più visibili nella politica comunitaria proprio i valori che lo sport e l’attività fisica rappresentano.

Garantendo loro piena dignità al pari delle altre politiche europee, in un vero quadro di emancipazione. Ovvero la visione di una vera e propria transizione sportiva, che valorizzi significativamente l’impatto prodotto sulla salute, sul benessere delle persone e sulla qualità della vita, attraverso un necessario e nuovo approccio strategico nella costruzione di una società più resiliente e sostenibile, pienamente integrato nelle strategie di sviluppo economico e sociale, intrecciando legami intersettoriali più ampi, in particolare con la salute pubblica, l’istruzione e l’inclusione sociale. “Questo parere d’iniziativa del CESE, il primo, sui temi dello sport e della cultura motoria, ad essere promosso dalle organizzazioni della società civile – dice Tiziano Pesce, presidente nazionale Uisp – ha bisogno di essere recepito e attuato, restando in attesa di direttive e di linee guida da parte dell’Unione Europea”.

Queste sono le raccomandazioni del Comitato economico sociale europeo:

  • includere il tasso di deprivazione sportiva – ovvero il tasso di esclusione dalla fruibilità di un bene necessario, il diritto alla pratica sportiva – nell’elenco degli indici di Eurostat per misurare la deprivazione materiale;
  • rendere accessibili al settore sportivo tutti i finanziamenti dell’UE per il periodo 2021-2027, considerando lo sport e l’attività fisica come un investimento per il benessere individuale e collettivo delle comunità;
  • prevedere un aumento della quota dell’importo totale dei finanziamenti destinati allo sport e alla cooperazione intersettoriale, compreso lo sport, nel programma Erasmus+ con l’auspicio di una maggiore redistribuzione delle risorse tra lo sport agonistico di alta prestazione e quello di promozione sociale (e su questo punto sappiamo o quanta strada ci sia ancora da percorrere all’interno del sistema sportivo italiano…);
  • sviluppare piani per assistere soprattutto l’attività sportiva di base in caso di crisi ed emergenze, poiché è quella che svolge una funzione inclusiva nei confronti delle persone con disabilità e in condizioni di fragilità e debolezza, oltre a creare una significativa interazione interculturale;
  • favorire il sostegno delle reti di cittadinanza attiva nella realizzazione di tali obiettivi a livello locale, attraverso partenariati e coprogettazione tra politiche pubbliche e reti, al fine di attivare forme di innovazione sociale, valorizzando le esperienze di amministrazione condivisa e sussidiarietà circolare e incoraggiando la partecipazione delle organizzazioni e parti sociali.