Napoli presenta il più alto numero di imprese. Negli ultimi 10 anni a Imperia, Roma e Ancona le percentuali di chiusura più elevate…
L’avvio dell’anno si è rivelato particolarmente gravoso per il settore dell’autotrasporto. L’aumento dei pedaggi autostradali (circa +1,5 per cento) e quello del gasolio per autotrazione (+3,6 per cento) hanno determinato un forte incremento dei costi fissi. Se il prezzo del diesel alla pompa rimarrà invariato per tutto quest’anno, i costi fissi delle attività interessate potrebbero aumentare di diverse migliaia di euro, con un impatto particolarmente pesante sulle piccole imprese che, praticamente non possono usufruire né di rimborsi sui pedaggi né di crediti di imposta per compensare l’incremento delle accise.
Secondo l’Ufficio studi della CGIA, ogni mezzo pesante impiegato in queste attività di dimensioni più contenute potrebbe subire un aumento medio annuo del costo per il solo acquisto del carburante, rispetto allo scorso 31 dicembre, di circa 2.000 euro, aggravando ulteriormente la pressione sui bilanci aziendali. Se a questi rincari si aggiungono le criticità strutturali del comparto, a partire dai ritardi nei pagamenti, il quadro complessivo risulta particolarmente allarmante. Non a caso, alla fine dello scorso mese di ottobre, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è intervenuto con una circolare che ha richiamato i committenti a porre fine alla prassi, diffusa e reiterata, dei pagamenti tardivi nei confronti dei vettori, prevedendo sanzioni fino al 10 per cento del fatturato annuo, irrogabili dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), nei confronti dei soggetti inadempienti. In sintesi, l’aumento dei costi fissi e le difficoltà nel ricevere pagamenti regolari rappresentano due fattori che stanno mettendo seriamente a rischio la tenuta finanziaria di molte imprese del settore.
In 10 anni perse 19mila ditte. Situazione critica in Valle d’Aosta, Marche e Lazio
Negli ultimi 10 anni lo stock complessivo delle imprese attive di autotrasporto presenti in Italia è diminuito di 19.241 unità. Se nel 2015 erano 86.590, nel 2025 sono scese a 67.349 (-22,2 per cento). A livello regionale le situazioni più critiche si sono verificate in Valle d’Aosta con una contrazione del 34,1 per cento (in valore assoluto pari a -29), nelle Marche del 33,4 (-1.062), nel Lazio del 32,5 (-2.238), in Friuli Venezia Giulia del 30,5 (-449) e in Sardegna del 30,2 (-722). Per contro, l’unica regione che può contare su un saldo positivo è il Trentino Alto Adige con il +12,1 per cento (+165).
Sicuramente le crisi economiche che si sono succedute in questo periodo hanno contribuito in misura determinante a ridurre la platea delle imprese di questo settore. Senza contare che soprattutto nel Nord si è fatta sentire la concorrenza dei vettori stranieri, in particolare quelli provenienti dai paesi dell’Europa dell’est. Tuttavia, un contributo importante a questo ridimensionamento è ascrivibile anche all’elevato numero di aggregazioni e acquisizioni che si sono verificate in questo ultimo decennio, provocando, in particolare, una forte decurtazione del numero delle imprese monoveicolari. Un cambiamento non del tutto negativo. Anzi. Grazie agli effetti delle crisi e a questi processi di unione aziendale, la dimensione media delle imprese è aumentata e, conseguentemente, è cresciuto anche il livello di produttività dell’intero sistema logistico.
In Italia l’80% delle merci viaggia su gomma
L’autotrasporto è uno dei pilastri fondamentali dell’economia italiana e riveste un’importanza strategica che spesso viene sottovalutata. In un Paese come l’Italia, caratterizzato da una forte vocazione manifatturiera, da un tessuto produttivo fatto in gran parte di piccole e medie imprese e da una posizione geografica centrale nel Mediterraneo, il trasporto su strada rappresenta il principale collegamento tra produzione, distribuzione e consumo. In primo luogo, l’autotrasporto è essenziale per garantire il funzionamento quotidiano dell’economia. Oltre l’80 per cento delle merci in Italia viene movimentato su strada, almeno in una fase del suo percorso. Materie prime, semilavorati e prodotti finiti viaggiano ogni giorno dai poli industriali ai magazzini, dai porti agli stabilimenti, fino ai punti vendita e alle abitazioni dei consumatori. Senza il contributo degli autotrasportatori, interi settori produttivi si fermerebbero nel giro di poche ore, causando danni economici enormi. Un altro aspetto cruciale è il ruolo dell’autotrasporto nel sostegno al “Made in Italy”.
Le eccellenze italiane – dall’agroalimentare alla moda, dalla meccanica all’arredamento – devono raggiungere in tempi rapidi e con standard elevati di qualità i mercati nazionali ed esteri. Gli autotrasportatori garantiscono puntualità, flessibilità e cura del carico, elementi indispensabili per mantenere la competitività delle imprese italiane. In particolare, per prodotti deperibili come alimenti freschi e farmaci, il trasporto su strada è spesso l’unica soluzione in grado di assicurare consegne rapide e controllate. Inoltre, l’autotrasporto svolge una funzione chiave nell’integrazione con gli altri sistemi di trasporto. Porti, interporti, aeroporti e ferrovie dipendono in larga misura dalla distribuzione su gomma per l’ultimo tratto del viaggio delle merci. Il cosiddetto “ultimo miglio” è quasi sempre affidato ai camion, rendendo il trasporto su strada un anello insostituibile della catena logistica nazionale e internazionale.
