Roma – “La modifica da parte della Consulta dell’articolo 187 del nuovo Codice Stradale, che riguardava lo ‘stato di alterazione psico-fisica’ per chi guida dopo avere assunto sostanze stupefacenti, ha lasciato un po’ perplesso tutto il Comitato scientifico della Commissione per la Prevenzione delle Dipendenze dell’Ordine dei Medici di Roma, perché è stato specificato che l’assunzione di stupefacenti costituisce un reato penale se determina un pericolo. Noi riteniamo che l’utilizzo di sostanze di abuso sia sempre un pericolo, perché determina alterazioni dello stato di vigilanza e della consapevolezza che pensiamo non sia compatibile con la guida”. Lo spiega il vicepresidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Roma, Stefano De Lillo, dopo che la Corte costituzionale ha stabilito che può essere punito solo chi si è messo alla guida di un veicolo, dopo l’assunzione di droghe, in condizioni tali da creare un pericolo per la sicurezza della circolazione stradale.
“Inoltre- prosegue- questo lascerebbe poi una discrezionalità al singolo giudice, al singolo caso, sulla pericolosità o meno della sostanza stessa. In realtà, la valutazione del tempo di azione sul sistema nervoso centrale di chi assume sostanze psicotrope è molto relativa, perché queste si depositano e si accumulano nel tessuto adiposo, potendo arrecare danni alla guida anche a distanza di tempo”.
“Non bisogna poi dimenticare- sottolinea il vicepresidente dell’Omceo della Capitale- che vi sono nuove sostanze, nuove droghe che, a oggi, non è possibile individuare nelle urine stesse. Come Ordine dei Medici di Roma riteniamo che si perda il valore preventivo della norma, perché è certo che l’uso di droghe aumenta tragicamente il numero di incidenti. Il dato scientifico viene da alcuni studi che analizzano l’aumento di incidenza di incidenti laddove c’è stata una legalizzazione dell’uso delle droghe”.
“A esempio- tiene a precisare- lo studio americano del 2023-2024 ‘Sam’, ovvero ‘Smart Approaches to Marijuana’, evidenzia come in uno Stato in cui si è concesso l’uso dei cannabinoidi, come ad esempio il Colorado, si sia registrato un raddoppio degli incidenti e, addirittura, un incidente mortale su quattro è correlato all’uso della della droga stessa, del Thc. Penso poi allo studio pubblicato nel 2022 sul New England Journal of Medicine che evidenzia come dopo la legalizzazione in Canada gli incidenti trattati al Trauma Center della British Columbia con riscontro di Thc siano raddoppiati”.
“Noi- dichiara ancora- riteniamo che questa norma, che aveva un carattere di prevenzione, non debba essere legata alla pericolosità ma debba prevenire l’evento tragico, così come avvenuto per l’introduzione delle cinture di sicurezza, che vengono utilizzate al di là della possibilità di pericolo, per i caschi indossati da chi va in moto, oppure il limite di velocità o l’introduzione delle marmitte catalitiche al fine di diminuire gli inquinanti ambientali e il rischio di danni per la popolazione”.
“Pensiamo quindi- conclude De Lillo- che nella lettura di questa norma ci debba essere un approccio di carattere più scientifico”.
