L’intelligenza artificiale uccide gli individui? Solo se lasciata a se stessa

L’Intelligenza Artificiale (Ai) è mediocrità, massificazione, standardizzazione, adeguamento ad una sorta di senso diffuso. Brucia l’originalità, la forza dell’individuo, l’originalità, la creatività. L’Ai è strumento del gazzettiere che copia i suoi articoli. L’informatore con l’Ai riporta il sunto di quanto offre il mercato dell’informazione su una specifica questione. Quando leggiamo (per l’informatore “onesto” che lo scrive) “articolo scritto con l’Ai” è – come si usava una volta – la riproduzione di un “Bignami” che, invece dell’opera amanuense di un lettore e scrittore umano, si è avvalso di uno strumento elettronico che ha raccolto tutto il raccoglibile di uno specifico archivio. E’ come una ricerca di cui si riportano i dati.

Parliamo di mediocrità e massificazione perché, come per una ricerca, si riportano dati di altri. L’Ai fa venire meno la figura del ricercatore in senso tradizionale. Tutti siamo ricercatori, ma ci possiamo distinguere solo rispetto ai contenuti dell’archivio elettronico utilizzato. Ricercatori che, per uscire dalla massificazione, dovrebbero loro in prima persona raccogliere nell’Ai che utilizzano i testi che poi saranno utilizzati.

Non c’è da stupirsi se, secondo l’Osservatorio sull’Educazione Digitale, il 77,5% degli studenti è dipendente da dispositivi digitali (1). E gli studenti di oggi spesso non possono fare a meno, non del supporto digitale, ma di questa forma di riassunto/copiatura che offre loro l’Ai.

Sta succedendo, anche molto prematuramente, quello di cui ci siamo accorti da un po’ di tempo con l’uso dei social media? E’ possibile. E la velocità di “abbruttimento” del fenomeno non potrebbe essere altrimenti: la cosiddetta scienza avanza e fa piazza pulita di ciò che era prima, anche cose che non possono sostituire l’intelligenza e l’impiego umano.

Ci sarebbe da capire come l’umano può ben gestire questa importante innovazione. Al momento c’è un ostacolo. Gli artefici tecnici dell’Ai non sono società senza fine di lucro, non sono istituzioni, ma privati. Che abbiamo verificato proprio di recente, “incoronazione” di Trump a presidente Usa e vicende a seguire coi maggiori patron di queste aziende “innovative”, essere privati il cui scopo è solo business. Alcuni sostengono che sia una sorta di “malattia senile” del liberalismo, ché non potrebbe essere altrimenti… noi crediamo, invece, che sia solo l’abbandono del liberismo a favore del potere, qualunque esso sia.

Tutto questo, ci fa capire che non possiamo essere solo consumatori (Stati e Ue inclusa), ma dobbiamo diventare attori. A partire da noi stessi.

 

 

1 – https://www.aduc.it/notizia/77+studenti+dipendente+dai+dispositivi+digitali_141983.php

 

 

Vincenzo Donvito Maxia – presidente Aduc