CATANIA – Anticipare il coinvolgimento delle banche nella fase di negoziazione tra il soggetto promotore e la pubblica amministrazione. Potrebbe essere questa la soluzione per garantire una maggiore sicurezza al futuro del partenariato pubblico-privato nel momento in cui verranno meno le risorse straordinarie del Pnrr e si dovranno attrarre capitali attraverso regole certe, strumenti affidabili e soprattutto in tempi brevi.
Si è discusso di criticità e di rischi ma anche di volontà nel trovare soluzioni durante il convegno “La finanza di progetto e l’impatto delle nuove regole sul mercato del partenariato”, organizzato da ANCE Catania, ANCE Sicilia e patrocinato da ANCI Sicilia.
«Il partenariato pubblico-privato non va visto solo come finanza di progetto: non bisogna dimenticare che esistono le concessioni da utilizzare in maniera corretta – ha dichiarato il presidente di ANCE Catania Rosario Fresta – Le imprese hanno bisogno, per investire i propri capitali, di procedure snelle, tempi certi e un giusto approccio con la pubblica amministrazione». Importante in questo scenario la presenza del sindaco di Gravina Massimiliano Giammusso, in qualità di vicepresidente ANCI Sicilia per il quale «il PPP è strumento fondamentale, capace di realizzare nuove iniziative in maniera più efficace e più efficiente: purtroppo i nostri enti locali soffrono di una grave carenza di risorse economiche ma anche umane, e il fatto che ci possa essere l’iniziativa privata, a supporto degli interessi pubblici, non può che essere una grande occasione per il perseguimento nell’interesse della collettività».
In questo scenario, il rischio di un allungamento dei tempi è un ostacolo da superare subito. Ed è qui che potrebbero entrare in gioco le banche. Il direttore Affari economici, Finanza e Centro Studi di ANCE nazionale Flavio Monosilio ha spiegato che «il coinvolgimento delle banche oggi arriva dopo la stipula della concessione, ovvero quando si è definito il piano economico finanziario tra PA e soggetto promotore concessionario, che deve trovare le risorse per finanziare l’intervento. Spesso questa ricerca di risorse determina alterazioni al piano economico finanziario per rispettare le condizioni poste dalla banca. Questa è una procedura che può durare mesi o addirittura anni, mettendo anche a rischio la fattibilità dell’opera. È auspicabile anticipare il coinvolgimento delle banche nella fase di negoziazione: credo che sia un approccio di buon senso che deve essere colto dalle parti».
Tante le osservazioni che, sul Decreto Correttivo al Codice Appalti che ha riformato il PPP e la finanza di progetto, sono emerse durante l’incontro. Il vicepresidente di ANCE Catania Giuseppe Costantino ha illustrato le principali novità normative e il loro impatto sui progetti di finanza «Ne è emerso che le modifiche introdotte con il Correttivo, se hanno risolto alcuni dei problemi emersi nella fase operativa, dall’altro hanno reso la procedura farraginosa e poco lineare. In una fase post PNRR il Project financing può rappresentare uno strumento per garantire infrastrutture e servizi di qualità ed estendersi alla rigenerazione urbana».
Il professore di Diritto amministrativo Unict Sebastiano Licciardello nella sua analisi ha affrontato il rapporto tra principio del risultato e trasferimento al privato dei rischi «in un’ottica di equilibrio contrattuale è necessaria una collaborazione paritaria tra pubblico e privato che va debitamente regolata e promossa».
In collegamento da remoto, il coordinatore PPP del DIPE – Presidenza del Consiglio dei Ministri, Marco Tranquilli: «Il Decreto Correttivo del Codice dei contratti da una parte ha rafforzato l’impianto normativo del partenariato, chiarendo i presupposti che ne giustificano l’utilizzo. Al contempo ha innovato la procedura di affidamento in finanza di progetto, definendo un iter per le amministrazioni sicuramente più articolato e procedimentalizzato anche nel tentativo di rispondere ad obiettivi ed obiezioni sollevati in ambito europeo».
A coordinare e moderare il confronto Antonio Leo, giornalista del Quotidiano di Sicilia.
