È morto Gilberto Salmoni: la sua voce resta nella Memoria, con noi e con i giovani

di Roberto Malini

La memoria, a volte, fa in tempo a ricevere un abbraccio pubblico prima di spegnersi. È accaduto con Gilberto Salmoni, morto oggi, 1 febbraio 2026. Nato nel 1928, scrittore, ultimo testimone genovese della Shoah, presidente onorario dell’Associazione Nazionale Ex Deportati, Salmoni è stato una delle voci più autentiche e necessarie del nostro tempo.

Solo lunedì scorso, nel Giorno della Memoria, la città di Genova gli aveva consegnato il Grifo, massimo riconoscimento civico, in una cerimonia che aveva trasformato l’intera comunità in ascolto. Non un rito formale, ma un raccoglimento profondamente sentito, come se Genova avesse voluto trattenere ancora per un istante quella presenza discreta e incrollabile, quella connessione fondamentale con l’abisso del Novecento.

Gilberto Salmoni non raccontava la Shoah come un fatto lontano né come un esercizio di commemorazione. La portava addosso come una divisa. Deportato prima a Fossoli e poi a Buchenwald, aveva visto la propria famiglia spezzata. I genitori e la sorella Dora assassinati nelle camere a gas di Auschwitz-Birkenau. Lui, sopravvissuto, aveva scelto di trasformare il proprio futuro in responsabilità e la responsabilità in testimonianza.

Per noi – Daniela, io, e i giovani studenti del Liceo delle Scienze Umane “Piero Gobetti” di Genova – Gilberto Salmoni non è stato soltanto un nome, ma un incontro. Nel gennaio 2023, nell’ambito della rassegna Segrete. Tracce di Memoria, i ragazzi della II C conversarono con lui alla Biblioteca Universitaria di via Balbi. Fu un dialogo vero, privo di retorica, in cui la storia si ripropose attraverso a vicenda di un uomo che misurava ricordi e parole. In quei momenti gli studenti compresero che la Shoah non è un capitolo chiuso, ma una domanda aperta rivolta all’oggi.

In quegli stessi mesi, con sorpresa e urgenza, ci accorgemmo che lo Yad Vashem di Gerusalemme non aveva ancora archiviato la testimonianza del sopravvissuto genovese. Fu allora che nacque un lavoro intenso e collettivo: l’invio dei suoi libri, la raccolta dei materiali, la videoregistrazione delle sue conferenze, l’intervista nella sua casa, le fotografie di famiglia conservate con cura. Fondamentale fu la presenza di Miryam Kraus, presidente dell’Aned di Genova e amica fraterna di Gilberto, che aiutò a ricostruire date, eventi, frammenti di verità necessari perché quella voce entrasse definitivamente nell’archivio dei testimoni.

Il 13 settembre 2022, Yad Vashem ci inviò una lettera di ringraziamento per quella acquisizione così preziosa, un gesto che oggi appare come un passaggio decisivo. Perché la morte chiude una vita, ma non deve chiudere una testimonianza.

La scomparsa di Gilberto Salmoni lascia un vuoto che non è solo personale. Con lui se ne va uno degli ultimi uomini capaci di dire: “Io c’ero”. Uno di quelli che impediscono alla Shoah di diventare un concetto astratto, una data sul calendario, un ricordo addomesticato. La sua parola era sobria, senza ricerca di effetto, e proprio per questo colpiva. Perché la verità che scaturisce dalla fonte della memoria nutre chi la ascolta e gli impedisce di rimuoverla dalla mente e dal cuore.

Oggi lo ricordiamo con gratitudine e con impegno. La memoria è un dovere civile, un atto quotidiano di vigilanza, un’espressione di giustizia. Gilberto Salmoni ci ha lasciati, ma la sua voce resta; nei libri e ora anche negli archivi di Gerusalemme; negli occhi dei ragazzi che lo hanno incontrato, nel loro animo e in quella città che, appena in tempo, gli ha detto grazie.