La mostra: Roberto Miglietta “Dal filo al ferro. Alchimie sostenibili”

In occasione di ArteFiera, il Grand Hotel Majestic “già Baglioni” di Bologna apre le sue porte a un nuovo capitolo dei percorsi artistici che da anni ne definiscono l’identità culturale. La mostra personale di Roberto Miglietta “Dal filo al ferro. Alchimie sostenibili” pensata appositamente per gli spazi del cinque stelle lusso bolognese, dà vita a un dialogo tra arte contemporanea, ospitalità d’eccellenza e sostenibilità: valori che da sempre caratterizzano la visione culturale dell’hotel. Per questo è stata scelta la personale di Roberto Miglietta, che col suo lavoro di recupero creativo rappresenta e combina nella sua ricerca artistica tutti questi aspetti.

Lo stesso artista è stato inoltre coinvolto nella giuria del Premio Sustainability Art “Giorgio Morandi”. Cuore della serata è la presentazione dell’opera vincitrice della terza edizione del Premio Sustainability Art “Giorgio Morandi”, premio istituito dal Grand Hotel Majestic “già Baglioni” e dal Gruppo Duetorrihotels, in collaborazione con Fondazione Morandi e Ape Confedilizia Bologna, con la direzione artistica di BOOMing Contemporary Art Show. L’opera entra a far parte della collezione permanente degli artisti vincitori, esposta lungo la Strada Romana, l’esclusiva gallery interna all’hotel.

La mostra: Roberto Miglietta “Dal filo al ferro. Alchimie sostenibili”

“Dal filo al ferro. Alchimie sostenibili” racconta il percorso di Roberto Miglietta, artista e imprenditore creativo guidato da una profonda passione per il bello, per la manualità e per il valore etico del fare. Forte di oltre trent’anni di esperienza nel mondo del ricamo e della manifattura tessile (in qualità di proprietario e direttore artistico dell’ex Ricamificio Clausura S.r.l.), Miglietta trasforma materiali come fossero stoffa. Lavora con il ferro, l’ottone, il legno, la polvere di caffè, il vetro, il marmo, i tessuti, le rocce. Ma è il legno d’ulivo l’ospite d’onore: ricavato dagli alberi colpiti dall’infezione endemica di Xylella Fastidiosa nel Salento, l’ulivo viene intagliato, dipinto e trasformato in statua, tavolo, scultura, dettaglio di un vestito, corpo dei soggetti raffigurati. Superfici cesellate e altorilievi evocano abiti, corpi e architetture della moda, conservando la memoria dell’artigianato e traducendola in un linguaggio contemporaneo.

Il progetto di Roberto Miglietta nasce dal desiderio di dare una seconda vita alle grandi carcasse d’ulivo, a quel legno ancora vivo di alberi che hanno attraversato secoli. Alla base di ogni dipinto, scultura e tavolo realizzato dall’artista, resiste l’eterno desiderio di ingannare la morte, restituendo alle antiche forme vegetali il loro legittimo posto nel mondo. Lavorare con il legno significa piantare la materia ancora viva sui pannelli e innaffiarla con pittura, polvere di caffè e giochi di luce: dare all’ulivo un’ossatura di ferro, uno scheletro affinché possa mantenersi ancora dritto su se stesso, senza piegarsi allo scadere del tempo.

 

Miglietta fa dialogare vita e morte, vegetali e minerali, metalli grezzi e polvere, pittura e ombra, cucendo materiali differenti come un rivoluzionario Dr. Frankestein e animando la forma del legno come un familiare Mastro Geppetto.

La mostra – curata da Federico Poletti e Ginevra Miglietta – presenta una serie di lavori che rendono omaggio a grandi stilisti come Abito-Volume.
Un omaggio a Roberto Capucci
(2024), Abito-Movimento. Un omaggio a Gianni Calignano (2022), Abito – Struttura. Un omaggio a Gianfranco Ferré (2025) fino a Foulard. Un omaggio a Missoni (2025): tutte opere in cui è protagonista l’abito, realizzato attraverso una combinazione di materiali come ferro, legno d’ulivo e ottone. Una scelta che non è solo formale, ma profondamente concettuale: il recupero creativo diventa pratica concreta e visione sostenibile, trasformando materiali feriti in nuove possibilità espressive.  Altro tema centrale nella poetica di Miglietta che si ritrova in questa mostra è la presenza femminile (spesso legata agli affetti familiari) che viene colta in opere come Relax (2025) e Je ne sais pas (2025). Dalla tensione di materiali diversi nascono opere che oscillano tra peso e leggerezza, tra gesto artigianale e costruzione architettonica: «Piego il ferro come un couturier drappeggia il tessuto», spiega l’artista.

Per la prima volta sono inoltre in mostra alcune sculture, tutte a tema musica. Il mondo organico si intreccia con quello industriale e l’armonia tra i materiali diventa simbolo di resilienza e trasformazione. Lo vediamo nelle due sculture Trumpet (2022) e Pianoforte: Omaggio a Stefano Bollani (2022), dove la radica d’ulivo, disomogenea con i suoi solchi centenari, fa da cassa di risonanza. Le corde di ferro delle meccaniche sembrano funzionare, pronte a far nascere nuova musica.

«Sono emozionato nel vedere le mie opere al Grand Hotel Majestic, un palazzo ricco di arte e storia che diventa mecenate per le nuove generazioni con il Premio Sustainability Art “Giorgio Morandi”. In mostra sono una serie di opere che dialogano da un lato con la storia della moda e dall’altro con la musica. Lavori che trovano negli spazi del Grand Hotel Majestic una naturale estensione narrativa. Mi piace pensare che chi entra in questo spazio possa avere un contatto quotidiano con le mie opere, magari nel tempo sospeso di un viaggio o di un momento di lavoro. L’arte serve a questo: ad accompagnarci in un altro luogo, un viaggio dove scoprire qualcosa di nuovo, un’emozione, un’esperienza, qualcosa da riportare con sé, a casa» conclude Roberto Miglietta

 

Roberto Miglietta “Dal filo al ferro. Alchimie sostenibili”

Grand Hotel Majestic “già Baglioni”

Via dell’Indipendenza 8, 40121 Bologna

Mostra aperta fino al 28 febbraio 2026

Ingresso libero