Menikdiwela di UNHCR: le tragedie in mare evidenziano l’urgente necessità di un nuovo approccio nel Mediterraneo

 

Ruven Menikdiwela, Vice Alto Commissario dell’UNHCR per la protezione.

La recente ondata di tragici naufragi e incidenti in mare segnalati nel Mediterraneo è un duro promemoria dell’urgente necessità di un’azione più forte e concertata per prevenire ulteriori inutili perdite di vite umane tra le persone che fuggono disperatamente in cerca di salvezza.

Due recenti incidenti avvenuti vicino a Lampedusa e Malta hanno causato la morte di 51 persone, 61 sono i superstiti e due le persone ancora disperse. Le segnalazioni di altri possibili incidenti avvenuti nel Mar Mediterraneo nell’ultima settimana circa potrebbero significare che queste cifre sono una sottostima del bilancio effettivo delle vittime.

Coloro che intraprendono questi viaggi sono così disperati da imbarcarsi in traversate in cui le loro possibilità di sopravvivenza sono incerte. E questi non sono eventi isolati, ma parte di una tendenza sinistra che continua ogni anno nonostante i ripetuti appelli ad affrontare le ragioni che spingono le persone a intraprendere questi viaggi e a salvare le loro vite in mare.

Il Mediterraneo continua a essere la rotta principale utilizzata da chi cerca di raggiungere l’Europa e, allo stesso tempo, una delle più mortali al mondo. Solo nel 2025, secondo i dati dell’UNHCR, delle autorità e dei partner, oltre 146.000 persone hanno attraversato il mare per raggiungere l’Europa, mentre 1.953 persone sono state registrate come morte o disperse su tutte le rotte marittime verso l’Europa.

Le ultime tragedie si sono verificate durante il ciclone Harry, che ha colpito la Tunisia, Malta e l’Italia meridionale, ostacolando pesantemente le operazioni di soccorso.

L’UNHCR continua a collaborare con gli Stati, i partner e le comunità per identificare tempestivamente le esigenze di protezione lungo i percorsi e fornire alternative ai pericolosi spostamenti successivi. Questo approccio, che definiamo “basato sul percorso”, deve garantire un accesso più agevole all’asilo, ai servizi di protezione e a soluzioni a lungo termine per i rifugiati e i migranti ovunque si trovino. Gli incidenti dimostrano anche la necessità di ampliare i programmi regolari che consentano il passaggio sicuro dei rifugiati e dei richiedenti asilo verso paesi terzi e opzioni praticabili nei paesi di asilo e di transito. Tali programmi sono al momento limitati ma possono essere ampliati con relativa facilità. Nonostante le esigenze enormi, nel 2025 sono stati reinsediati dal Nord Africa meno di 3.000 rifugiati, con posti limitati ai più vulnerabili.

Questi terribili naufragi non possono essere accettati come inevitabili. Sono prevenibili. Si perdono vite umane perché troppo spesso non si ha accesso ad alternative sicure e opzioni di protezione praticabili. Non possiamo permettere che il Mediterraneo rimanga un cimitero per chi cerca sicurezza. Solo una nuova azione collettiva coraggiosa potrà impedire ulteriori tragedie.