STORIE DI SPORT: BRESSANONE, OFFICINA OLIMPICA

Bressanone non alza la voce. Non ne ha bisogno. Qui lo sport non è uno slogan, ma una trama fitta che attraversa decenni, persone, luoghi. È una città che ha imparato a misurarsi con la fatica, con la disciplina, con il tempo lungo delle cose che durano. E per questo, forse più di altre, parla la lingua delle Olimpiadi.

Il passaggio della Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026 in piazza Duomo non è stato solo un evento simbolico. È stato uno specchio. In quell’immagine, la fiaccola davanti al Duomo, i bambini con la mascotte tra le mani, Kristian Ghedina che corre dove oggi vive con la sua famiglia, si è riflesso ciò che Bressanone è da tempo: una città sportiva per vocazione, non per moda.

Bressanone ha un legame profondo e continuo con il movimento olimpico. Lo raccontano le storie dei suoi atleti, che negli anni hanno portato il nome della città sui palcoscenici sportivi più importanti al mondo.

Tra loro Laura Letrari, nuotatrice olimpica a Londra 2012; Christian Obrist, finalista nei 1.500 metri alle Olimpiadi di Pechino 2008; Marco Andreatta, bobbista ai Giochi di Albertville 1992 e poi figura chiave dello sport italiano come allenatore e tecnico tra gli altri di Armin Zöggeler; Umberto Prato, frenatore nel bob a quattro a Sarajevo 1984; e Christina Ploner, atleta paralimpica nel tennistavolo a Barcellona 1992. Percorsi diversi, discipline lontane tra loro, ma una stessa matrice: dedizione, metodo, resilienza.

Accanto agli atleti e alle competizioni ufficiali, c’è però un altro luogo che ha contribuito in modo decisivo a formare lo spirito sportivo della città. La Plose, montagna di casa dei brissinesi. Qui non si sono mai disputate gare olimpiche, ma qui sono cresciuti talenti e caratteri. È su queste piste che ha mosso i primi passi anche Erwin Stricker, meglio conosciuto come “Cavallo Pazzo”, protagonista agli esordi della Valanga Azzurra. La Plose non è stata palcoscenico, ma scuola. Un luogo dove si impara il mestiere dello sci, lontano dai riflettori, vicino alla sostanza.

Non è un caso che proprio qui lo sport venga vissuto come esperienza formativa prima ancora che come prestazione. Lo si è percepito chiaramente anche durante l’arrivo della Fiamma: l’olimpismo come valore condiviso, che passa dalle famiglie alle società sportive, dalle scuole alle piazze.

Ma nel cammino verso Milano Cortina 2026, Bressanone non è solo memoria. È anche presente operativo. E, in parte, futuro.

A pochi passi dal centro storico, lontano dai riflettori ma nel cuore dello sport di alto livello, lavora Hubert Rabensteiner. Con Schuhbert, azienda brissinese specializzata in solette e protezioni in carbonio su misura, Rabensteiner collabora quotidianamente con atleti che competono ai massimi livelli internazionali. Le sue soluzioni tecniche accompagnano atleti di Coppa del Mondo e olimpici, in particolare nelle discipline invernali, dallo sci alpino allo snowboard, fino al biathlon.

Il suo è un lavoro che raramente si vede, ma che incide in modo diretto sulla performance: precisione dell’appoggio, protezione, trasmissione della forza. Ogni soletta nasce dall’ascolto dell’atleta, dalla lettura del gesto sportivo, dalla traduzione di sensazioni in millimetri e materiali. Il carbonio diventa così alleato silenzioso, strumento di fiducia, dettaglio che fa la differenza quando il margine di errore è minimo.

Schuhbert rappresenta un’altra faccia dell’olimpismo bressanese: quella artigianale e tecnologica insieme, radicata nel territorio ma proiettata verso le grandi competizioni internazionali. Un contributo concreto a Milano Cortina 2026 che passa non dai palchi, ma dai piedi degli atleti.

Forse è proprio questo il tratto più autentico del legame tra Bressanone e le Olimpiadi: la capacità di tenere insieme comunità e individuo, entusiasmo collettivo e lavoro silenzioso, piazza e laboratorio. La Fiamma è passata, ha illuminato il Duomo, poi ha proseguito il suo viaggio.

Ma qui ha lasciato qualcosa che resta: la consapevolezza di essere, da tempo, una città olimpica nel senso più sostanziale del termine.