La chirurgia intraoculare è uno dei territori più estremi della medicina moderna. Dentro l’occhio, ogni movimento si misura in frazioni di millimetro e la minima imprecisione può compromettere strutture delicate come la retina o i vasi sanguigni. Anche i chirurghi più esperti devono confrontarsi con un ambiente operativo ristretto, una percezione visiva limitata e la difficoltà costante di stimare la profondità degli strumenti. È un campo in cui la mano umana, pur straordinaria, incontra i suoi limiti fisiologici.
In questo contesto, l’idea di affidare parte dell’intervento a un sistema autonomo sembrava, fino a pochi anni fa, fantascienza. Oggi, invece, sta diventando realtà.
L’avvento della chirurgia intraoculare autonoma rappresenta una pietra miliare nella tecnologia medica: non solo promette maggiore precisione, ma potrebbe rivoluzionare l’accesso alle cure, ridurre i tempi di formazione dei chirurghi e rendere possibili interventi in luoghi dove la presenza di specialisti è rara o impossibile. L’articolo, in merito, è stato pubblicato sulla rivista scientifica Science Robotics.
Il cuore di questa rivoluzione è ARISE, un sistema robotico autonomo progettato per eseguire iniezioni retiniche mirate in tutto lo spazio intraoculare. Non un semplice braccio meccanico, ma un vero e proprio “chirurgo artificiale” capace di percepire, interpretare e agire con una precisione che supera quella umana.
Il funzionamento di ARISE si basa su due innovazioni chiave. La prima è una fusione spaziale multivista, una tecnologia che integra immagini provenienti da diverse angolazioni e corregge automaticamente i disallineamenti dinamici. In pratica, il robot “vede” l’interno dell’occhio da più punti contemporaneamente, costruendo una mappa tridimensionale stabile e accurata.
La seconda innovazione è un sistema di fusione multisensore ponderata, capace di integrare dati con diversi livelli di affidabilità e frequenza per affinare le decisioni operative. È come se ARISE disponesse di più sensi e sapesse, di volta in volta, quali meritano maggiore attenzione.
Per verificare la sua efficacia, il sistema è stato testato in una serie di scenari progressivamente più complessi: fantocci oculari, bulbi oculari suini ex vivo e modelli animali in vivo. I risultati sono sorprendenti sia nei test ex vivo sia in quelli in vivo: 100% di successo nelle iniezioni sottoretiniche, nella vena retinica centrale e nella vena retinica “branca”. Numeri che, nel mondo della microchirurgia, equivalgono a un risultato quasi perfetto.
Il confronto con la chirurgia tradizionale è altrettanto eloquente: rispetto agli interventi manuali, ARISE riduce gli errori di posizionamento del 79,87% e del 54,61% rispetto ai sistemi di robotica teleoperata nella quale il chirurgo interviene da una postazione di comando ma non offre adattamento in tempo reale.
Naturalmente, nessuno immagina un futuro in cui i robot sostituiscano completamente i chirurghi. La visione più realistica – e più promettente – è quella di una collaborazione: l’intelligenza artificiale come estensione della mano umana, capace di amplificarne la precisione e ridurne i margini di errore.
ARISE non è ancora pronto per l’uso clinico su larga scala, ma i risultati ottenuti indicano chiaramente la direzione. La microchirurgia oftalmica sta entrando in una nuova era, in cui la tecnologia non è più solo uno strumento, ma un partner operativo. Una rivoluzione silenziosa, che si muove nel minuscolo spazio di un bulbo oculare, ma che potrebbe cambiare profondamente il modo in cui curiamo la vista.
(Articolo pubblicato sul quotidiano LaRagione del 27 Gennaio 2026)
Primo Mastrantoni, presidente comitato tecnico-scientifico di Aduc
