Betlemme, Cisgiordania: il campo da calcio nel campo profughi di Aida era stato al centro di un progetto di cooperazione internazionale Uisp…
Preoccupazione e incertezza per il futuro del campetto di calcio sito nel campo profughi di Aida, alle porte di Betlemme, in Cisgiordania. Sebbene, infatti, dopo l’intervento dei massimi esponenti di UEFA e FIFA, siano circolate notizie sulla sospensione dell’ordine di demolizione affisso il 3 novembre 2025, lo Youth Center di Aida, che gestisce il campo, afferma di non aver ricevuto sinora notifiche formali sulla sospensione del provvedimento (Al Jazeera, BBC).
Aida è un campo profughi istituito nel 1950 che al momento ospita circa 7.000 persone. Il campetto di calcio è l’unico luogo di sport per bambini e bambine del campo, e rischia di essere demolito dalle autorità israeliane “per ragioni di sicurezza”. Secondo la PFA (Palestinian Football Federation) questa intenzione sarebbe parte della strategia israeliana tesa a cancellare lo sport palestinese, con centinaia di atleti uccisi e le 288 strutture sportive distrutte o danneggiate irrimediabilmente tra Gaza e Cisgiordania dal 2023 a maggio 2025 (Susan Shelbi – vicepresidente PFA, Anadolu Agency). Questo perché lo sport è visto – e quindi temuto – come strumento di coesione e di riscatto per il popolo palestinese.
L’Uisp ha lavorato ad Aida nel 2013, grazie al progetto “EducAzione: promozione del benessere psicosociale dei bambini/ee dei giovani in Palestina attraverso l’educazione attiva e lo scambio di buone pratiche”, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna e realizzato in collaborazione con l’ong EducAid e numerosi partner locali e italiani. Il progetto aveva come obiettivo quello di promuovere un cambiamento concreto nel modello educativo, introducendo pratiche di educazione informale basate sul gioco libero, sull’apprendimento esperienziale e sull’autonomia.
Le attività Uisp si sono svolte presso il centro educativo e teatrale Al Rowwad, uno spazio indipendente nato per offrire ai bambini e alle bambine del campo un ambiente sicuro, capace di stimolare creatività ed espressione artistica e di alleviare lo stress legato alla vita in un contesto di violenza strutturale.
Nel corso delle giornate di lavoro, educatrici ed educatori dei Ludobus, insieme a volontari internazionali e insegnanti locali, hanno sviluppato un percorso formativo basato sull’ascolto dei bisogni, sulla riflessione condivisa sul ruolo dell’educatore e sull’utilizzo di strumenti semplici ma potenti. La formazione è stata condotta da Maria Grazia Pugliese, formatrice e dirigente Uisp, e ha utilizzato carta, burattini, movimento, gioco simbolico e attività motorie di base come strumenti educativi accessibili e replicabili. Durante la stessa missione, la formazione è stata replicata anche a Gaza .
Il Ludobus si è rivelato uno strumento educativo capace di portare gioco e possibilità anche in spazi limitati, creando occasioni di libertà, narrazione e cooperazione. Un’esperienza che ha contribuito a rafforzare le competenze locali ea costruire legami duraturi tra realtà palestinesi e italiane, nella convinzione che il diritto al gioco e allo sport sia parte integrante dei diritti dell’infanzia.
Questo intervento si inserisce in un impegno più ampio che da circa quarant’anni vede l’Uisp attiva nei percorsi di cooperazione allo sviluppo, in Italia e all’estero. Un lavoro che ha spesso messo al centro la formazione, nella convinzione che rafforzare le competenze educative locali sia la chiave per generare cambiamenti duraturi. Non interventi episodici, ma processi condivisi, capacità di lasciare strumenti, metodo e autonomia alle comunità coinvolte.
Oggi, mentre il campetto di Aida torna ad essere simbolo di una resistenza quotidiana fatta di movimento, risate e allenamento, quell’esperienza del 2013 acquista un valore ancora più forte. Difendere uno spazio di gioco significa difendere la possibilità di crescere, di immaginare alternative, di costruire comunità.
(Layla Mousa)
Foto: Dire.it
