“Lo stato del diritto”: Irene Testa racconta la protesta delle donne in Iran

In Iran la repressione continua anche fuori dalle piazze. Arresti, controlli e violenze vengono segnalati mentre il blocco di internet rende difficile verificare quanto accade e ricostruire dati attendibili su morti, feriti e arrestati.
Le limitazioni alle comunicazioni impediscono il confronto delle informazioni tra le diverse aree del Paese. Le notizie arrivano in modo frammentario, spesso attraverso pochi contatti rimasti attivi, sotto sorveglianza costante.
Nella rubrica “Lo stato del diritto”, Irene Testa, tesoriera del Partito Radicale, affronta la situazione dando voce a Nazanin Eagder, attivista iraniana, che riferisce quanto riesce a raccogliere direttamente dall’Iran attraverso testimonianze e segnalazioni.
«Sono passati ormai circa venti giorni dall’inizio delle proteste, oltre due settimane dall’inizio della repressione sanguinosa, ma non siamo ancora riusciti a ottenere dati precisi e accettabili sul numero di morti, feriti o arrestati. Questo problema è dovuto alla mancanza di Internet, ancora bloccato, e al numero limitato di persone che riesce a comunicare con noi».
Una parte centrale del racconto riguarda il sistema sanitario. «Un altro motivo principale per cui il numero dei morti continua a crescere è la repressione diretta delle forze di sicurezza sul sistema sanitario. Gli agenti, identificando e arrestando i feriti, chiudono di fatto l’accesso alle cure per le persone colpite e in alcuni casi vengono arrestati anche medici e infermieri che hanno prestato assistenza».
La repressione investe anche la vita quotidiana. «È praticamente impossibile trovare una famiglia in Iran che non abbia tra i propri cari qualcuno molto ferito o ucciso. Le città sono completamente militarizzate, le forze di sicurezza controllano i telefoni cellulari e arrestano le persone anche solo per immagini, video o segni di percosse sul corpo. […] La principale preoccupazione riguarda l’applicazione di pene severe, compresa la condanna a morte, per chi ha partecipato alle proteste. Esistono precedenti di esecuzioni di massa e il rischio è che possano ripetersi in silenzio».
Puoi riascoltare la rubrica integrale on demand sul sito di Radio Radicale: