IL PUNTO DI VISTA: TUTTI CONTRO TRUMP, MA TRUMP VUOLE SALVARE L’OCCIDENTE

L’attesa era tanta per il discorso di Trump al WEF di Davos. Come al solito anche stavolta il nemico per la cricca europeista, “ha il ciuffo biondo e la bandiera a stelle e strisce. È lui il terrore delle élite europee. È lui che allarma. Tutti i Buoni gli danno addosso! Al rogo il Cattivo! L’assalto a Donald Trump, a cui si assiste in questi giorni da parte dei media e dei politici europei, impressione per l’accanimento corale, l’irrazionalità, la mancanza di visione geopolitica, la dilettantesca reattività di certe cancellerie europee, con ovvi autogol (fra le poche eccezioni: Giorgia Meloni)” (Antonio Socci, Tutti contro Trump. Proprio come fecero con Reagan. Che però salvò l’Occidente, come sta cercando di fare Trump, 21.1.26, Libero).

Bisogna fare attenzione al discorso di Trump, scatenato occidentalista, ma anche coerente europeista, attenzione, “non siamo impazziti, – scrive Giovanni Sallusti – è semplicemente il senso profondo delle parole di Trump, che è stato ovviamente ignorato dal racconto mainstream del puzzone pazzo che minaccia la civiltà ed è nemico del Vecchio continente. Il problema di lorsignori è che scambiano l’Europa con l’Unione europea, di cui Trump ha sottolineato le inadeguatezze burocratiche, la scarsissima cogenza politica, il balbettio valoriale: ma non è un dogma che l’Europa coincida con l’euroburocrazia”. (Trump a Davos dà la sveglia all’Occidente, 21.1.26, radiolibertà.net) Allora vediamo una sintesi del discorso di Trump: “Gli Stati Uniti hanno molto a cuore gli europei. Davvero. Guardate me: io derivo dall’Europa. Scozia e Germania, 100% Scozia da parte di madre, 100% Germania da parte di padre. E noi crediamo profondamente nei legami che ci uniscono all’Europa come civiltà. Io voglio vederla grande. Ecco perché argomenti come l’energia, il commercio, l’immigrazione e la crescita economica devono essere preoccupazioni cruciali per chiunque voglia un Occidente forte e unito. Perché l’Europa e le sue nazioni devono fare la loro parte. Devono tirarsi fuori dalla cultura che hanno creato negli ultimi 10 anni. È orribile ciò che stanno facendo a se stessi. Si stanno autodistruggendo. Sono paesi davvero bellissimi. Noi vogliamo alleati forti, non drammaticamente indeboliti. Noi vogliamo che l’Europa sia forte. In definitiva queste sono questioni che riguardano la nostra sicurezza nazionale. […]

Lasciate che ve lo dica: l’esplosione di prosperità, di realizzazioni e di progresso che ha costruito l’Occidente non è stata il frutto dei nostri ordinamenti fiscali. Essa, nella sostanza, è stata il frutto della nostra specialissima cultura. Questo è il prezioso patrimonio che America ed Europa hanno in comune. Noi lo condividiamo. Lo condividiamo, ma dobbiamo conservarlo forte. Dobbiamo diventare più forti, raggiungere più grandi successi, diventare prosperi come mai prima. Dobbiamo difendere quella cultura e riscoprire lo spirito che ha condotto l’Occidente dai secoli bui al culmine delle conquiste dall’uomo“. Per tutti quelli che – per stupidaggine, superficialità, ideologia o malafede – continuano a ripetere che Trump odia l’Europa, che è un nazionalista che parla solo il linguaggio bruto della potenza, che per lui l’Occidente non esiste, e sciocchezze simili. Interessante il finale del discorso di Trump: “Voglio un Occidente forte e unito”, cioè, invita ad archiviare l’illusione globalista, l’illusione che la storia sia finita e che siamo di fronte alla reiterazione del benessere, attraverso la delocalizzazione in Paesi dove il lavoro costa meno e attraverso le istituzioni internazionali multilaterali. Questa congiunzione ha fatto l’interesse di avversari della civiltà occidentale e quindi dell’Europa, dice Trump, Cina comunista in primis: “prendetene coscienza finché siete in tempo, la storia è tornata”, non siamo più nell’era delle illusioni ireniche e globaliste, ma nell’era dove c’è una competizione sempre in bilico su quello che Samuel Huntington chiamava ‘scontro di civiltà’. Trump ci ha chiesto: voi da che parte state, dalla parte di un Occidente forte e unito? Il presidente Usa ha richiamato l’Europa al suo senso, alla sua identità, alla sua storia, al suo cosmo valoriale: noi ci rifiutiamo di credere che questo patrimonio secolare debba finire a braccetto con il partito comunista cinese.

Ecco il presidente americano ci invita a scegliere. Vogliamo stare con lui o con l’asse del Male (Cina, Russia, Iran). La Cina comunista che dilaga – oltreché in Europa e Asia – perfino in Africa, Sudamerica e punta all’Artico (oltreché su Taiwan e il Pacifico). La Russia di Putin che sta devastando l’Ucraina e ha 5 mila testate nucleari. L’ Iran khomeinista che spara sui manifestanti. Il mondo progressista di sinistra strilla contro Trump come se fosse la fine del mondo, ma in realtà è la fine del loro mondo che temono. Tuttavia, non c’è nulla di nuovo in questa campagna di mistificazione contro Trump. “Accade già nel 1980, – scrive Socci – quando fu eletto alla Casa Bianca Ronald Reagan. Fu considerato un pericoloso guerrafondaio ultraconservatore, un reazionario da caricatura, un attore di serie B, un cowboy”. Reagan uno dei più grandi presidenti della storia americana, che portò alla resa il micidiale impero del comunismo sovietico e, grazie al forte accordo con il Papa polacco Giovanni Paolo II. Una storica impresa senza una guerra, senza il minimo spargimento di sangue. Eppure, Reagan all’inizio era stato accolto più o meno come Trump. Basta leggere i titoli dei giornali di allora. La prima pagina dell’Unità del 6 novembre 1980 è emblematica. Titolo di apertura: “Inquietudine nel mondo per la vittoria di Reagan”. Il buon senso suggeriva casomai inquietudine per l’Urss che, con i missili SS20, aveva messo sotto tiro tutta l’Europa”. Ma secondo il giornale del Pci il mondo era inquieto per l’elezione di Reagan, che metteva a rischio la pace. Come se il rischio per la pace venisse dal nuovo presidente americano e non dall’Urss. Infatti, quando nel 1980-1983 Reagan rispose agli SS20 sovietici con gli euromissili, la sinistra organizzò un chiassoso movimento pacifista. Invece, la forte reazione americana scongiurò il conflitto nucleare e innescò la crisi che avrebbe portato l’Urss al crollo. Oggi la situazione è più difficile. Senza il consenso maggioritario dei loro popoli, molte cancellerie europee, insieme al baraccone burocratico della UE, remano contro gli Stati Uniti di Trump e contro l’unità dell’Occidente. Magari strizzando l’occhio ai cinesi.

DOMENICO BONVEGNA

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