Dal febbraio al luglio del 1936 con il governo del Fronte Popolare si venne a creare un clima di terrore, in cui il bersaglio principale era la Chiesa. Per fomentare l’odio contro di essa, si moltiplicarono false accuse. Intanto Pio XI denunciava il pericolo del comunismo in tutte le sue forme. In uno sto di rivoluzione permanente, il 18 luglio 1936 inizia l’insurrezione civico-militare del generale Franco.
In tutta l’estate del 1936, si registra l’apice della persecuzione religiosa. Anche qui Ortì, facendo riferimento allo storico Montero, conclude che il grande numero delle uccisioni appartiene al clero secolare: 4.184, inclusi 12 vescovi, mentre 2.365 sono religiosi e 283 sono religiose. In un solo giorno, il 25 luglio, festa di San Giacomo, furono martirizzati 95 membri del clero secolare. Nel mese di agosto, si raggiunse la cifra più alta, 2077 uccisioni, corrispondenti a una media di 70 al giorno. Mentre, per quanto riguarda i cattolici laici, non è possibile avanzare neppure una cifra approssimativa, di tutti i cattolici uccisi per motivi religiosi, perché no esistono statistiche degne di fede. Con tutta probabilità si tratta di varie migliaia. Comunque, per rispondere a quelli che criticano la Chiesa spagnola di essersi schierata con i nazionali di Franco e quindi per questo i “rossi” l’hanno attaccata.

Facciamo rispondere al cardinale Vicente Enrique y Tarancon: “perché la verità è che la grande strage di sacerdoti venne compiuta quando la Chiesa non si era assolutamente espressa…negli ultimi giorni di luglio del ’36 morirono circa 70 sacerdoti al giorno. Il giorno di san Giacomo fu battuto il primato e ne morirono 95. Questo ritmo fu mantenuto lungo tutto il mese di agosto. In quei frangenti, era difficile che la Chiesa assumesse posizioni palesi in politica […] stranamente, tutti quei morti sogliono essere attribuiti alla famosa lettera collettiva dell’Episcopato spagnolo: i “rossi”, insomma, avrebbero compiuto rappresaglie contro la posizione assunta dalla Chiesa. Ma è vero il contrario: la Lettera, di fatto, arrestò praticamente il salasso. Quando venne pubblicata nell’agosto del 1937, ormai il 90% del totale dei preti, deceduti durante la Guerra erano morti. La lettera fu, in realtà, la conseguenza di quelle morti e non il contrario”.
Dopo il 1937 le uccisioni calarono sensibilmente. Ortì documenta anche i commenti impressionanti dei persecutori della Chiesa, che erano orgogliosi delle loro imprese. In pratica, c’erano “ordini concreti di sterminio che nulla avevano a che vedere con la sollevazione militare e con l’avanzata dell’esercito nella zona chiamata nazionale”. I persecutori avevano formato dei “Comitati rivoluzionari”, che ricevettero vari nomi: Milizie Armate Operaie e Contadine, Milizie di Vigilanza, Pattuglie di Controllo, Guardia Popolare Antifascista. La consegna era quella di sterminare la Chiesa. “Solidaridad Obrera”, il tristemente quotidiano anarchico-socialista, nel numero del 15 agosto 1936, istigava allo sterminio on questi termini: “Bisogna estirpare quella gente. La Chiesa dev’essere strappata dalla nostra terra fin dalle radici”. Alcuni dirigenti di quei comitati dichiaravano che avevano ricevuto ordini tassativi come questi: “Trattandosi di sacerdoti, né pietà né prigionieri: ucciderli tutti senza remissione”; “Abbiamo ordine di ammazzare tutti i vescovi, tutti i preti e tutti i frati”; “Vi abbiamo già comandato di ammazzarli tutti e, per primi, quelli che considerate come migliori e più santi”. Sempre sul giornale anarco-socialista, Solidaridad Obrera del 19 luglio 1938, si può leggere: “L’unico posto dove Dio non ci dà fastidio è il cielo”.
Attenzione, scrive Ortì, tutti questi comitati agirono liberamente e rimasero impuniti, protetti e autorizzati dalle stesse autorità politiche. Alla fine del capitolo, Ortì arriva a descrive la persecuzione come una vera “Antologia della crudeltà”. La persecuzione fu assai crudele, in quasi tutti i casi di assassinio individuale o collettivo, fu preceduto da torture psicologiche e fisiche, da mutilazioni, percorse, insulti. Secondo le parole di Pio XI, le caratteristiche del martiro fu: “con un solo odio, una barbarie e una ferocia che non si sarebbero creduti possibili ai nostri giorni”. In questa antologia il monsignore spagnola racconta alcuni episodi raccapricciante crudeltà, come le crocerossine di Valencia uccise, o i nove fratelli giustiziati tutti. Molti sacerdoti furono ammazzati perché non vollero bestemmiare e la stessa cosa capitò a parecchi laici. Altri furono invitati a calpestare il crocefisso, le sacre immagini.
Il particolare a cui tiene Ortì è che i sacerdoti uccisi erano poveri, quanto i loro stessi assassini. Ecco perché gli assassini non poterono trovare, né nelle case parrocchiali, né nelle comunità religiose, quel “bottino” che cercavano. Certo i tesori della Chiesa erano il grande patrimonio artistico e documentario, di valore immenso, che venne in gran parte distrutto. Un altro aspetto fondamentale da tenere in conto della persecuzione religiosa. Molti furono gli episodi degli atti sacrileghi gravi: la profanazione dell’eucarestia in mille modi, sparando contro il Santissimo Sacramento, distrutti gli altari, le ostie consacrate sparse per strada e tanto altro. “Tutto ciò che aveva carattere sacro venne distrutto”. Attenzione stiamo descrivendo oggetti ridotti in quello stato senza essere obiettivi militari, lontani dalla zona di combattimento.
Il furore iconoclasta dei “rossi” ha imperversato in quei mesi. Le pagine del libro continuano a riportare documenti, fatti e a sviluppare ulteriori analisi, mi avvio alla conclusione. La Guerra civile ebbe termine alla fine di marzo del 1939, il 1 aprile, la lotta era finita e così anche la persecuzione religiosa. Pochi giorni più tardi, Pio XII, eletto Papa, appena qualche messe prima, rivolse un radiomessaggio agli spagnoli: “con immensa gioia…per esprimervi il Nostro paterno rallegramento per il dono della pace e della vittoria con cui Dio si è degnato di coronare l’eroismo cristiano della vostra fede e della vostra carità, dimostrato in tanti e così generosi patimenti”.
L’ultimo capitolo, il VI (La Gerarchia e la persecuzione) meriterebbe un’adeguata esposizione. Vengono esposti tutti i documenti della Chiesa sulla questione della persecuzione. A cominciare del discorso di Pio XI a Castelgandolfo a 500 profughi spagnoli. E’ il primo intervento pubblico del Papa sulla situazione spagnola. Un testo fondamentale, dove il pontefice esaltò la sofferenza esemplare dei cattolici, denunciò la disumana persecuzione, deplorò la guerra civile e il veleno della propaganda bolscevica. Poi ci fu la pubblicazione dell’enciclica Divini Redemptoris sul comunismo ateo, dove si deplorano le atrocità commesse dai comunisti in Spagna. Infine, si discute sul documento collettivo dell’Episcopato spagnolo del 1 luglio 1937, una Lettera fondamentale, tanto criticata dai nemici dei nazionali, dove i vescovi assunsero una posizione definitiva nei confronti della tragica situazione religiosa della zona repubblicana. In quei momenti i vescovi non potevano prendere altre posizioni, dovevano tenere conto dell’olocausto provocato dalla persecuzione. “Noi vescovi cattolici, non possiamo disinteressarci della situazione senza abbandonare gli interessi di Nostro Signore Gesù Cristo e senza incorrere nel tremendo appellativo di ‘canes muti’, con cui il Profeta censura coloro che, dovendo parlare, tacciono davanti all’ingiustizia”.
La guerra civile spagnola gode di un’ampia bibliografia storiografica. Fu la guerra più crudele di Spagna. I caduti in battaglia e le vittime del conflitto tra repubblicani e nazionalisti portarono a un bilancio difficile da valutare, secondo varie fonti, si possono ipotizzare nella misura di diverse centinaia di migliaia di morti. Una pagina di storia caduta nell’oblio dalla storiografia, perlomeno fuori dalla Spagna. Nei libri di testo dei nostri licei e nelle nostre università è molto difficile, se non impossibile, affrontare gli orribili fatti avvenuti durante la Repubblica Spagnola dal 1931 al 1939. Dal 1975, con la fine del regime di Francisco Franco, la narrazione dell’evento è diventata esclusiva e mito di una sinistra legata a un passato tramontato, che rifiuta di fare i conti con la propria storia. Il pregiudizio che ha impedito di far luce sulla verità storica, occultando le pagine buie della persecuzione religiosa, è il risultato di decenni di narrazione politica – libri, media, filmografia – unilaterale e ideologica. Dal 2006, l’apertura dei documenti dell’Archivio Segreto Vaticano sul papato di Pio XI (1922-1939) ha permesso di analizzare oggettivamente gli eventi della Spagna dal 1931 fino al 1939. Fuori dagli stereotipi, dunque è giusto approfondire dopo 86 anni il ruolo della Chiesa Cattolica in difesa della sua sopravvivenza.
DOMENICO BONVEGNA
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