“Mina come la cantante” è il viaggio intimo di una donna che, giunta alla soglia dei sessantacinque anni, decide di ripercorrere la propria esistenza, tessendo la trama del passato attraverso memorie sensoriali, oggetti dimenticati, silenzi familiari e parole mai dette.
Dal prendisole a balze e a fiori agli orologi smontati con precisione da un padre che tenta invano di aggiustare anche il dolore, Mina attraversa il suo tempo con la voce fragile di chi ha imparato troppo presto la grammatica della perdita.
Al centro della sua storia una madre assente, sprofondata nel silenzio. L’abisso sempre dietro l’angolo. Le ombre del passato innescano così un ciclo intergenerazionale di sofferenza che la protagonista fa fatica a interrompere e all’interno del quale l’eredità emotiva condensa il frutto acre di traumi familiari, di conflitti irrisolti, di esperienze personali dolorose. Sembra pertanto necessario, ancorché lacerante, occuparsi delle vecchie ferite, cercare le proprie verità, prendere gradatamente le distanze da un tempo che appartiene per lo più ad altri.
Mina, per far ciò, compie un viaggio a ritroso lungo i sentieri di una storia che solo all’apparenza sembra coincidere con l’unico destino possibile. Perché le esistenze, al netto dei segreti e delle mezze verità, assumono le forme singolari che si decide di imprimere loro, anche a scapito del destino.
E, seppure le storie di altri impattano sulla sua vita, Mina combatte quella confidenziale lotta per la sopravvivenza di cui il racconto in prima persona rivela i più inconfessabili riverberi nel proprio animo. Con le paure d’ogni essere umano, con la memoria che sa essere limite, croce, consolazione. Con la certezza, che si acquista solo vivendo, che nulla è definitivo, nulla è pronosticabile. Men che meno sono connaturati il dolore, la follia.
Un romanzo di formazione e resistenza emotiva in cui ogni oggetto, testimone discreto del tempo, assume il ruolo di custode di senso e memoria. E la voce di Mina, come quella della cantante, diviene canto ineludibile, necessario.
Giusi Arimatea (Messina, 1974) è scrittrice, drammaturga, giornalista e docente di materie letterarie nell’Istituto di Istruzione Superiore Verona Trento di Messina. Da sempre impegnata nella valorizzazione dell’arte e della cultura, dedica la sua attività alla critica teatrale, cinematografica, letteraria, musicale e delle arti visive.
Collabora stabilmente con le testate giornalistiche Notizie di Spettacolo AGIS, Sipario e Infomessina, offrendo contributi che si distinguono per profondità analitica e sensibilità interpretativa.
Autrice eclettica e prolifica, ha al suo attivo la pubblicazione di romanzi, racconti, testi teatrali e saggi di carattere storico.
Ha inoltre firmato soggetti, sceneggiature e dialoghi per cortometraggi e opere cinematografiche, confermando una solida versatilità espressiva nei diversi linguaggi della narrazione.
Le sue opere sono state più volte insignite di riconoscimenti in prestigiosi premi letterari e di drammaturgia internazionali.
