Quello che colpisce maggiormente prima e durante la Guerra Civile spagnola del 1936-39 è la mattanza sistematica dei religiosi, religiose, sacerdoti, laici cattolici a opera dei rivoluzionari anarco-comunisti più o meno delegati dal governo repubblicano spagnolo. Ho affrontato l’argomento qualche settimana fa per ricordare l’ultima beatificazione della Chiesa di 124 martiri tra religiosi e laici, uccisi per la loro fede durante la guerra civile in Spagna.
La stampa ha completamente ignorato l’evento, Leone XIV lo ha ricordato all’Angelus in Piazza S. Pietro. Sul martirio della Chiesa spagnola dieci anni ani fa ho presentato il libro di Mario Arturo Iannaccone, “Persecuzione. La repressione della Chiesa in Spagna fra Seconda Repubblica e Guerra Civile (1931-1939)”, pubblicato da Lindau (2015). Segnalavo tra l’altro che del voluminoso testo, mi aveva colpito più di ogni altro elemento il lunghissimo elenco, pubblicato in appendice di ben 66 fitte pagine di nomi di preti, monaci, suore, religiosi, laici cattolici uccisi violentemente dai miliziani repubblicani anarco comunisti prima e durante la cosiddetta Guerra Civile spagnola.
Tutti beatificati dalla Chiesa. Il testo naturalmente si ferma al 2015, nel frattempo, come abbiamo visto le beatificazioni continuano. Sullo stesso argomento ho appena finito di leggere il documentato studio di monsignor Vicente Carcel Ortì, “Buio sull’altare. 1931-1939: La persecuzione della Chiesa in Spagna”, pubblicato da Città Nuova Editrice (2001). Ortì è un sacerdote e storico spagnolo, autore prolifico di libri di storia della Chiesa, biografie religiose e studi sulla spiritualità, ma soprattutto è un esperto della storia del martirio della Chiesa spagnola tra il 1931 e il 1939. Infatti, è autore della monumentale opera di ben 7 volumi de “La II Republica y Guerra Civil en el Archivio Secreto Vaticano”, Biblioteca Autores Cristianos.
Migliaia di pagine di documenti. Una raccolta documentale iniziata nel 2011 e completata nel 2021, al fine di divulgare i testi inediti sulla Seconda Repubblica e sulla Guerra civile spagnola che sono conservati negli Archivi Vaticani (1931-39). Il testo pubblicato da Città Nuova è un’ottima sintesi, un quadro generale della persecuzione della Chiesa in quegli anni furibondi in Spagna. Nella prefazione lo storico Giorgio Rumi vede il libro di Ortì come una provocazione intellettuale che ci stimola ad uscire dal politicamente corretto, dai silenzi, dal buonismo che non vuole confrontarsi con la realtà. Il volume di 197 pagine consta di VI capitoli. Nella lettera apostolica Tertio millennio adveniente, del 10 novembre 1994, Giovanni Paolo II dice che “Pio XI dovette misurarsi con le minacce di sistemi totalitari o non rispettosi della libertà umana in Germania, in Russia, in Italia, in Spagna e, prima ancora, in Messico” (n. 22).
Per monsignor Ortì, “Il secolo XX è forse il più atroce nella storia dell’umanità, perché i crimini perpetrati in questo secolo derivano da una fede in soluzioni finali, uniche, ossia dall’utopia”. Il numero maggiore di martiri, di persecuzioni religiose, si è avuto in Messico, in Spagna, nell’ex Unione Sovietica e poi ad opera del Nazismo in Germania. Per quanto riguarda la persecuzione monsignor Ortì, chiarisce che c’è confusione tra “persecuzione politica” e “persecuzione religiosa”. Inoltre, non si deve mai confondere l’aspetto religioso con quello politico o sociale. Secondo il monsignore bisogna tenere separati dalla persecuzione religiosa, le due repressioni politiche: quella dei nazionalisti del generale Francisco Franco, che giustiziarono chi apparteneva alla sinistra (socialisti, comunisti e anarchici) e quella operata dai cosiddetti repubblicani, nella loro zona “rossa”, quando eliminarono falangisti, conservatori, monarchici o altri considerati semplicemente di destra. La persecuzione religiosa spagnola è iniziata ben prima del 18 luglio 1936.
È iniziata nel 1931 con la proclamazione della Repubblica, con l’incendio e la distruzione di chiese, ma anche con l’assassinio di sacerdoti nelle Asturie. Il governo rimase passivo e i responsabili non furono mai cercati. In quasi un decennio in Spagna rimasero vittima, circa settemila ecclesiastici. I persecutori hanno agito quasi sempre in odium fidei, in odium Ecclesia. È una precisazione necessaria, perché molti persecutori consideravano la religione come “oppio del popolo”. Certo non mancarono sacerdoti e religiosi uccisi per ragioni politiche, sociali ed economiche. Tra i tratti caratteristici della persecuzione antireligiosa c’è quella delle esecuzioni di massa, senza discriminazione di sesso, di età o condizione delle vittime, senza alcun elemento sociale, politico che potesse giustificare l’assurda violenza. Tuttavia, per il monsignore è riduttivo considerare le vittime o martiri della guerra civile, espressione politica e riduttiva, mentre in realtà si dovrebbe parlare di martiri della persecuzione religiosa. Ortì nel secondo capitolo cita alcuni storici che si sono occupati della persecuzione religiosa, che l’hanno definita tale. Per esempio, Hermet scrive: “la persecuzione religiosa del 1936 non ha solamente il carattere di un massacro, ma acquista anche quello di un attacco sistematico contro la tradizione e i simboli religiosi”.
Si voleva far sparire più che il sacerdote, l’uomo, la sua funzione. Portare la veste talare era diventato pericoloso. Tuttavia, molti storici anche se ammettono la persecuzione come fatto innegabile, tendono però a confonderla con i primi mesi della Guerra civile, e in molti casi, a spiegarla come una reazione violenta provocata nella zona repubblicana dalla sollevazione militare del 18 luglio 1936 e dalla conseguente repressione politica dei militari. Ma la questione è molto più complessa e va analizzata col massimo rigore storico. E monsignore Ortì è consapevole che non è facile analizzare e capire il fenomeno persecutorio e riesce molto difficile essere imparziali, perché l’evento ha suscitato nel passato, ma continua a suscitare anche oggi passioni contrastanti. Soprattutto non solo è difficile pretendere di spiegare la tragedia dal nostro punto di vista, ma è difficile giudicarla con i criteri di oggi. E probabilmente secondo Ortì, sia la maggior parte dei vescovi, dei sacerdoti e dei cattolici, ma anche i socialisti, i comunisti, di quei tempi, avessero pensato come i loro successori del nostro tempo certamente la Guerra civile non sarebbe scoppiata. Guerra che è cominciata per una reciproca intolleranza e di un comune fanatismo.
Tuttavia, l’atteggiamento dei vescovi di allora (la Lettera collettiva del 1937) “fu comprensibile, ma anche obbligatorio, dal momento che né il clero né la maggioranza dei cattolici avrebbero capito o approvato un altro comportamento diverso”. Il cardinale Tarancon sintetizza la tragedia della Chiesa in Spagna durante la Guerra civile: “I rossi pretendevano di scristianizzare la Spagna: era d’obbligo impugnare le armi in difesa della fede (…) i rossi cercavano, per di più, di fare della Spagna uno Stato satellite della Russia”. Nel terzo capitolo (Attacchi contro la Chiesa e l’olocausto di ecclesiastici e laici) monsignore Ortì documenta i sistematici assalti e devastazione degli edifici religiosi, spesso opere preziose del patrimonio artistico spagnolo. E poi degli assassinii del clero spagnolo. Si inizia dai giorni di maggio del 1931, ancora prima della proclamazione della Repubblica. “Lo scontro con la Chiesa – scrive Ortì – ferì la sensibilità della maggioranza degli spagnoli e provocò la reazione irritata dei cattolici”. La società civile era turbata per gli scioperi, per gli attentati, gli abusi, non solo alle chiese, ma anche agli edifici pubblici. Con l’elezione a Presidente della Repubblica di Alcalà Zamora, si attua una legislazione settaria e antireligiosa.
Per esempio, a scuola, fu abolito ogni segno religioso: “la scuola dev’essere laica”. In pratica dopo due anni, la Repubblica instaura un regime dittatoriale che perseguita la Chiesa. Nel 1933, i vescovi con una Lettera collettiva protestano per l’immeritato trattamento durissimo che s’infligge alla Chiesa. In particolare, si distingue nelle proteste, l’arcivescovo Gomà, anche il Papa Pio XI protesta contro le leggi antireligiose. “La Chiesa non fa politica – dice Pio XI – ma quando la politica attacca l’Altare, la Chiesa ha il dovere di difendere l’Altare”. Pertanto, per Ortì non bisognava scandalizzarsi se le sagrestie o altri luoghi di riunione di sacerdoti, si trasformassero in centri di cospirazione. “Era quello, a nostro avviso, il momento di proclamare la guerra santa contro coloro che volevano sradicare il cattolicesimo dal nostro popolo e volevano rendere impossibili la vita della Chiesa e l’esercizio del suo ministero”. Praticamente era impossibile rimanere neutrali. Ortì dà conto dell’intrigata insurrezione comunista delle Asturie del 1934. Qui i sacerdoti e i religiosi furono considerati nemici del popolo, e venne dato l’ordine di arrestarli tutti, senza tenere conto dell’età. Durante l’insurrezione furono giustiziati 34 sacerdoti. Il moto rivoluzionario manifesta il vero volto anticristiano, con distruzione di chiese, fu bombardata anche la stessa cattedrale e bruciato il palazzo vescovile e il seminario.
Continua…
DOMENICO BONVEGNA
dbonvegna1@gmail.com
