Politica e consumi. Abbiamo perso curiosità e desideri

Cittadini e consumatori, siamo in grado di discernere senza appartenere a una tribù? Ci piace la politica di appartenenza? Per esempio, al referendum costituzionale di marzo sulla separazione delle carriere dei magistrati, voteremo perché ci piace o meno il governo in carica o perché – informati sui quesiti – riteniamo di essere d’accordo o meno?

Acquistiamo un abito o un prodotto perché è funzionale a uso e desiderio, o perché ci piace la persona famosa (ora vanno di moda gli sportivi…) che lo pubblicizza o perché acquistandolo ci sentiamo appartenente a un gruppo sociale, alla moda?

Nel caso della politica, visto che a votare ci va meno della metà degli  aventi diritto, sembra che, anche se per appartenenza, solo 1 cittadino su 2 scelga. E se in teoria la metà che non partecipa crede di esente da responsabilità su ciò che decide l’altra metà… non funziona così: le decisioni di chi vota ricadono comunque anche su chi non vota.

Nel caso dei consumi, invece, le persone coinvolte, a parte i pochi eremiti culturali e i “poveri” sempre in crescita, sono un po’ tutte le persone che scelgono.

Sembra che questo accada perché una parte rilevante – cittadini – abbia smesso di percepirsi come attori, persone che si potrebbero confrontare con il potere, con responsabilità e decisione. Percependo di essere marginali: “qualunque cosa voto… tanto fanno come gli pare”.

I consumatori, a loro volta, a parte i marginali per scelta e/o necessità, sudditi eccitati dei mercati, hanno smesso di confrontarsi con gli stessi, ed hanno perso il potere di condizionare. Seguono gli algoritmi dei propri telefonini e/o social: allampanati individui circolano per strade e negozi, guidati da telefonini addestrati dai “padroni” di questi stessi algoritmi. Consumano indirizzati da proprie precedenti scelte, credendo che quello sia il mercato e non – come invece è – una nicchia creata ad arte. Altroché consumatore globalizzato… manipolato!!

Entrambi – cittadini e consumatori – non accettano la complessità, non valutano costi e conseguenze. Agiscono come tribù, seguono le identità, molto poco consapevoli. Non prendono o lasciano rispetto a propri desideri e necessità. La coerenza (appartenenza) civica ed economica conta più di efficacia e risultati.

 

Vincenzo Donvito Maxia – presidente Aduc