15 Gennaio 1998 Messina – Ucciso Matteo Bottari, Professore di Diagnostica e Chirurgia Endoscopica all’Università di Messina, con due colpi in pieno volto. Un libro che svela la cruda, mille volte fotografata realtà di un omicidio di mafia. E’ una crisi d’immagine più profonda: avere una coscienza è un’arma terribile. Senza dubbio, il 1998 è stato uno degli anni più difficile della giustizia messinese: un delitto eccellente, magistrati trasferiti, una tempesta di polemiche, l’arrivo della Commissione antimafia, lettere anonime e giudici chiacchierati.
E ovviamente un fascicolo, quello dell’omicidio del professore Bottari, ancora senza soluzione. Ma di Palazzo dei veleni la Rettrice Giovanna Spatari non vuole sentire più parlare, esprime una certa inquietudine, ma niente di così allarmante. Insomma, per tradurre il politichese corretto della Rettrice: “l’Ateneo di Messina non costituisce una fabbrica di veleni, ma talvolta ha conosciuto fenomeni di intossicazione”. Si dimentica che sovente i cosiddetti veleni vengono dall’esterno, e sono all’interno, anche a causa di difetti di personaggi, recepiti e ingeriti, talvolta metabolizzati, talvolta respinti.
Ma a quanto pare graditi pure in altri prestigiosi atenei: a che cosa si rifaranno quei ragazzi che entrano adesso nelle aule universitarie? Che esempi di etica da proporgli, in questi tempi in cui le carriere sono determinate, quasi sempre, da meriti che poco hanno a che fare con la fatica di ogni giorno, se c’è sempre, in giro, il gusto di compromettersi?
Abbiamo o no il diritto di sapere non solo ciò che politici, giudici o professori hanno in testa, ma anche quello che hanno in tasca? Ecco, questo è un semplice riassunto asettico dei fatti, senza giudizi sugli uomini, senza un solo cenno alle storie personali o saghe familiari che si ripetono. Lo dico vedendo minacciata l’attendibilità della memoria, non la libertà di dubitare o non ancora. I processi non servono. I consigli nemmeno. Le riflessioni forse.
