Tante belle e giuste cose sono state dette ieri dal presidente della Repubblica. Su su cui tutti dicono di essere d’accordo. Anche se diversi di questi “tutti”, soprattutto quando hanno potere, fanno il contrario. Ma, come si dice nel mondo… “that’s Italy”. O vogliamo far finta che così non sia perché a Natale siamo tutti più buoni?
Ci soffermiamo su un passaggio di Sergio Mattarella molto sintomatico:
“Fondamentale alla crescita della identità nazionale è stato – e rimane -il contributo della cultura, dell’arte, del cinema, della letteratura, della musica. Il ruolo del servizio pubblico affidato alla Rai, a garanzia del pluralismo, presupposto essenziale di un largo coinvolgimento popolare attorno alle istituzioni della Repubblica”.
Vigente questo pluralismo….

Nel frattempo la governance istituzionale è da più di un anno bloccata. La Commissione di vigilanza parlamentare della Rai avrebbe dovuto confermare il presidente eletto a ottobre 2024, ma la maggioranza (governo) all’interno della commissione stessa fa saltare ogni convocazione perché non c’è un accordo con l’opposizione per raggiungere i due terzi dei voti necessari (1).
Sempre nel frattempo – dal 1995 (2) – pur se gli italiani con un referendum hanno approvato la privatizzazione della Rai, per renderla competitiva nel mercato dell’informazione magari indicendo gare d’appalto per l’assegnazione del servizio pubblico, nonché per evitare il suo abuso di posizione dominante (la Rai ha il cosiddetto canone ma le sue concorrenti no) anche nella pubblicità… niente è stato fatto in questi 31 (trentuno) anni.
Si dice sia “pluralismo” e, col meccanismo spartitorio tra partiti parlamentari, lo è per buona parte degli equilibri redazionali, ma non lo è per la gestione. In un Paese che dice di avere un’economia di mercato, la Rai è in conflitto d’interessi: i decisori decidono per un’azienda di loro proprietà, alterando mercato di informazione e pubblicità. Decidono non in base a criteri aziendali, ma politici, come nel caso della mancata conferma del presidente della Commissione. Gli stessi criteri politici per i quali non attuano la privatizzazione, ché altrimenti la Rai non continuerebbe ad essere un proprio “territorio”.
1 – https://tlc.aduc.it/rai/articolo/rai+allo+sbando+ma+tutti+fila+rispettare+padrone_40366.php
2 – https://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_in_Italia_del_1995
Vincenzo Donvito Maxia – presidente Aduc
