Sta facendo discutere il murales di Alessandro Palombo, apparso nelle adiacenze della Stazione Termini a Roma, l’opera si chiama “Human Shields”, ossia “scudi umani”, e riprende Francesca Albanese e Greta Thumberg, le due donne con le braccia conserte, vestite con uniformi color kaki e una kefiah al collo. Ai loro piedi compare il cartello Skolstrejk för klimatet, simbolo delle battaglie ambientaliste della giovane attivista, oggi intrecciate con nuove forme di militanza.
Alle loro spalle appare la sagoma di un miliziano di Hamas, in uniforme militare e con il volto coperto da un passamontagna, che le abbraccia da dietro. “Quella di Palombo – scrive Francesca Galici – è a tutti gli effetti una provocazione per le posizioni assunte da Thunberg e da Albanese nel conflitto a Gaza e l’artista ha voluto con questa opera rappresentare il cortocircuito visivo che invita a riflettere sui rischi di strumentalizzazione dell’attivismo occidentale e sulle ambiguità del dibattito contemporaneo, chiamando in causa anche il ruolo dell’ONU nel contesto palestinese”.
Lo stesso titolo dell’opera è una provocazione, ma anche un monito, che richiama in modo esplicito la pratica di Hamas di utilizzare civili come scudi umani, ma al tempo stesso suggerisce come figure pubbliche possano trasformarsi in scudi ideologici nei conflitti narrativi globali. (Francesca Galici, Greta, Albanese e il miliziano di Hamas: la nuova provocazione alla Stazione Termini, 27.11.25, Il Giornale). Avevo letto la notizia sul profilo fecebook di Azzurra Barbuto ed ho trovato interessante la sua sintesi, eccola:
GRETA E ALBANESE ABBRACCIATE A UN MILIZIANO DI HAMAS. PALOMBO RAPPRESENTA L’IPOCRISIA DELL’ATTIVISMO OCCIDENTALE
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L’arte colpisce quando dice cose che altri hanno paura di dire. E questo murales, feroce e impeccabile, di Alex Sandro Palombo lo fa meglio di mille editoriali: Greta Thunberg e Francesca Albanese abbracciate a un miliziano islamista, con la scritta “Human Shields”. Scudi umani. È esattamente ciò che sono diventate: attiviste occidentali che tutelano, giustificano e ripuliscono l’immagine dei terroristi, fornendo loro copertura morale, politica, ideologica. Nell’immagine non sono Thunberg e Albanese a essere protette dal miliziano, sono loro a proteggere lui. È una critica amarissima: una denuncia dell’ipocrisia dell’attivismo occidentale, una galassia fatta di ecologisti, pacifisti, funzionari ONU, intellettuali, che finisce per legittimare e sostenere gruppi terroristici, mettendosi metaforicamente “davanti” a loro per impedirne la condanna. Palombo sta dicendo: “La loro militanza diventa uno scudo per chi uccide, opprime, violenta, reprime”. E lo sta dicendo nel modo più efficace possibile. Mediante l’arte. Attraverso un’opera davvero tagliente e lucidissima.
Ecco rappresentato uno dei paradossi più grotteschi del nostro tempo: l’Occidente che si inginocchia davanti a chi lo disprezza. Gli ambientalisti che si fanno portavoce dei terroristi. Le femministe che proteggono chi lapida le donne. I funzionari ONU che ci spiegano che bisogna comprendere chi fa una carneficina di innocenti. Gay e trans che si fanno paladini di chi punisce l’omosessualità con la pena di morte.
Il tutto mentre i nostri valori, libertà, diritti, democrazia, parità, vengono calpestati senza pietà dagli stessi gruppi che queste persone sostengono.
a cura di Domenico Bonvegna
