
E’ sintomatico come in questi ultimi giorni i media e i politici si siano svegliati sulla violenza sessuale che trasuda dalla Rete. Siamo consapevoli che i “dichiaratori di professione” sono sempre lì a domandarsi se possono essere notati di più se dicono qualcosa o se stanno zitti, ma essendo spesso dei “signori nessuno”, mediamente optano per la dichiarazione.
E’ proprio questa consapevolezza che ci porta a osservare cose particolari e sintomatiche.
Come si chiamano i siti web super frequentati al centro dello scandalo?
“Mia Moglie” (nome generico a cui nessuno fa caso se non sa già di cosa si tratti) e “Phica.eu”. Che, anche nelle immagini abitualmente super censurate e dove pullulano gli asterischi al posto delle lettere (si pensi al classico ca**o) non abbiamo notato nessuna censura. Va bene che gli italiani conoscono poco il latino, e va anche bene che sempre pochi conoscono l’inglese… ma insomma, “Phica” è pur sempre “Fica”, che non è nel nostro caso espressione giovanile per dire che una ragazza è in gamba, o declinazione al femminile dell’ex-presidente della Camera dei deputati, etc.
I nostri media, quindi, ritengono i propri utenti ignoranti e che leggono “Pica”, con quella “h” che non si capisce cosa ci stia a fare. Ed eccoci con tg, anche dell’informazione di Stato, che in 20 minuti di emissione ne dedicano almeno 5 alla questione dove, per l’appunto, tutti i politici (primo ministro incluso) esternano la propria indignazione. Verso un linguaggio e verso valutazioni dell’altro (specie se maschi verso femmine) che – talvolta e forse spesso – usano anche loro.
Intanto arriva la vocina del Garante della Privacy che ci ricorda che loro da tempo si occupano di queste cose, e invita a denunciare il più possibile. Ma alla Privacy non sanno che, oltre Internet, se si aggiungono bar, circoli, stadi di calcio e non solo, luoghi di lavoro e di intrattenimento, mezzi pubblici, marciapiedi e piazze affollate, uffici pubblici e privati, film di vario tipo e radio e tv “intraprendenti”… il loro ufficio potrebbe andare in tilt (potrebbe… perché, sai quanti denunciano cose del genere…).
La nostra solita consapevolezza ci fa pensare che tutti questi informatori e politici, non è che conoscano la Rete o i Social. Sì, ne parlano e straparlano nel bene e nel male. Ma sembra, dal loro essersi svegliati oggi, che fossero edotti su Internet tramite solo dei loro addetti alla propaganda, istruiti come un algoritmo che ti fa vedere e leggere solo quello che ti piace.
Ci aspettiamo ora qualche provvedimento normativo (o addirittura legislativo) strampalato che, magari anche con assenso ben oltre i numeri della maggioranza di governo, faccia mettere la coscienza a posto a molti legislatori e politici.
Del resto, cosa ci si può aspettare da chi, come il nostro Parlamento, ha approvato una legge che dice che ammazzare una donna che prima si diceva di amare, è reato come ammazzare una persona. Con qualche piccola aggravante… Ok, ma che non cambia la sostanza del reato che, quindi, non era necessario fosse riconosciuto tale, perché già c’era (1). Ma vuoi mettere la goduria dell’unanimità e i polmoni pieni d’aria per sentirsi salvatori della patria…
Quindi, a parte i reati già previsti dai nostri codici per quanto accade in Rete per il nostro “Phica.eu” non ci sarebbe altro da fare che non “lavorare” sulla responsabilità individuale (2). Che non parte dall’incutere terrore perché non si faccia qualcosa ché c’è pena o sanzione, ma dal creare le basi perché sui delinquenti che riuscissero a sforare tutti i controlli possibili e immaginabili della Rete, ci sia il verdetto veramente drastico: la mancanza di pubblico e interesse.
Creare le basi significa non solo cultura e libertà individuali, ma anche libertà economiche e lotta contro ogni discriminazione di sesso, religione, genere, etnia, etc.
E’ dura!!
1 – https://www.aduc.it/articolo/reato+femminicidio+cio+che+legge+non+dice+peggiora_39563.php
2 – https://www.aduc.it/editoriale/droghe+femminicidio+omicidio+stradale+maternita_39617.php
Vincenzo Donvito Maxia – presidente Aduc