Preti, Diocesi, Messina. Il pensiero di Andrea Filloramo

Diocesi di Messina: a posteriori, però, oggi individuo solo due momenti della mia scrittura. Il primo momento durato a lungo che costituiva la pars destruens si è chiuso con le dolorose dimissioni dell’arcivescovo La Piana….

 

Andrea Filloramo, ritengo giustificato il bisogno di individuare all’interno del progetto di collaborazione con IMGPress, dei momenti che ci aiutino a fare il punto sul percorso già compiuto al fine di farlo conoscere ai lettori.

E’ proprio così! Da quando ho iniziato questa esperienza ho cercato di aver chiari gli obiettivi che assieme ci siamo proposti, cioè ricostruire per quanto era possibile la storia dell’ultimo quarantennio della diocesi messinese e particolarmente il “modus vivendi et operandi” dei preti, alcuni dei quali conoscevo da quando ero bambino, dando la possibilità di far conoscere ai lettori un mondo per tanti misterioso. La mia disponibilità è stata totale. A questa ha risposto un buon numero di preti, che mi hanno contattato. Son venuto quindi a conoscere e in parte anche mi è stato confermato uno “spaccato”, che probabilmente è riscontrabile anche nelle altre diocesi, fatto di sessualità (etero e/o omo) repressa, talvolta patologica, rarissimamente pedofila, attaccamento smodato al denaro e al carrierismo, fenomeni questi clericali che Papa Francesco, con il quale mi sento in piena sintonia, non si stanca mai di condannare, ma anche tanta voglia di lavorare. Ho trattato gli argomenti con estrema delicatezza e in amicizia coprendoli con l’anonimia per il rispetto che si deve alla privacy degli altri… Molte sono state anche le pagine che contenevano mie testimonianze che non chiedevo che fossero necessariamente condivise ma almeno lette in quanto avrebbero potuto contenere alcune riflessioni a chi sentiva il bisogno di riflettere su alcuni argomenti che potessero essere utili anche a loro.

Diverse, quindi, sono state le tappe di questo cammino pluriennale.

Diverse e impegnative! A posteriori, però, oggi individuo solo due momenti della mia scrittura. Il primo momento durato a lungo che costituiva la pars destruens si è chiuso con le dolorose dimissioni dell’arcivescovo La Piana.  Esse, una volta avvenute, hanno tranquillizzato gli animi dei preti, che non mi avevano nascosto i dissapori, i mormorii e alla fine i rumors che non mancano mai quando avvengono fatti eclatanti, specialmente quando un vescovo, a torto o a ragione, veniva accusato di ciò che non poteva essere taciuto ed egli non faceva nulla per liberarsi da quello che solo dopo le dimissioni ha ritenuto “una valanga di fango”. Il secondo, è la pars costruens, che dura fino ad oggi, quando il mio sguardo è più rivolto alla Chiesa universale e meno a quella locale. Per far ciò assumo un atteggiamento propositivo e critico davanti a quanti mi leggono.

Osservo che tratti i problemi non solo con competenza ma con viva partecipazione.

Questa attività mi soddisfa pienamente. Per questo ho diminuito di molto la mia collaborazione con altri giornali. Scrivendo in IMGPress mi è stata data la possibilità – e per questo ringrazio – di riprendere il mio vecchio mestiere di professore che cerca di far crescere spiritualmente e culturalmente gli altri

Tu che vivi al Nord, noti la differenza se c’è fra un parroco del nord e uno dei sud?

Riporto quanto leggo in don Giorgio.it: “Non sento parlare, qui al Nord, di preti coraggiosi e d’avanguardia che escono allo scoperto, per denunciare ingiustizie o altro. Non ne trovo. Non ne sento parlare. Forse ce ne sono, e lavorano nel silenzio. O nell’omertà? Invece sento parlare di preti coraggiosi nel Sud, dove i problemi sembrano diversi dai nostri del Nord, come se al Sud fosse tutto marcio, inquinamento, corruzione. Forse qui al Nord, il mondo è tutto un paradiso terrestre? Forse Adamo ed Eva erano del Sud, e lì avrebbero fatto incazzare il Padre Eterno? Forse noi preti del Nord dovremmo smetterla di andare altrove a colonizzare, per far valere le nostre doti, ma dovremmo restare qui, tra la nostra gente, nelle nostre zone, dove occorre urgentemente fare opera di risveglio, anche sociale e politico. Ammiro la carità, o l’impegno assistenziale. L’ho già detto. E ho anche detto che la carità non dà fastidio al potere politico e al potere ecclesiastico. Anzi: fa comodo! Una prova sta nella dimostrazione di solidarietà da parte del mondo politico e del mondo ecclesiastico nei riguardi di don Ciotti nei giorni scorsi! Non ho mai visto tanta solidarietà, invece, nei confronti di chi tenta di svegliare le coscienze della gente contro il potere politico e il potere ecclesiastico”.

Quale è, a tuo parere, il clima che si respira oggi, dopo più di due anni di episcopato di Mons. Giovanni Accolla?

Credo buono. Il giornalista e scrittore Pankaj Mishra ha definito la nostra epoca come “l’età della rabbia”: un’epoca segnata dall’egoismo e dal risentimento nei confronti dell’altro, visto come un competitore pronto a sottrarci qualcosa di prezioso o, in generale, il nostro spazio vitale. Il risultato è così quello di ritrovarci ad abitare un mondo costituito dalla somma di molte solitudini. Ma nella solitudine l’uomo perde se stesso: nella rottura di ogni relazione egli anticipa la sua morte. Per aiutarci nella comprensione della solitudine del prete cito un brano tratto dal diario di un sacerdote: “Questa domenica mattina, tolti i paramenti della Messa, ho dato un’occhiata alla chiesa, stando sull’uscio della sacrestia. Che strazio! La gente era già tutta uscita; solo rimanevano le sedie vuote in un gran disordine; qualcuna rovesciata per la fretta di andarsene. Quanto mi sono sentito solo! Mi era sembrato poco prima che tanta gente si stringesse intorno a me, e che potesse in qualche modo riempire il mio cuore bisognoso di comprensione e di amore e invece … che delusione! Venuto poi sulla piazza, ho fatto in tempo a scorgere gli ultimi che scendevano dalla chiesa e svoltavano là in fondo. Mi vorranno anche bene, pensavo, ma intanto mi voltano le spalle, guardano ad altri e vanno altrove; mentre io sono qui, solo, in questa piazza vuota, in compagnia dei duri sassi del sagrato, che sento nel mio cuore più duri e più freddi di sempre”. Sono certo che Mons. Accolla, uomo di grande esperienza, si renda conto di ciò quando riflette sul presbiterio che gli è stato affidato e faccia in modo che nessun prete si senta solo. E’ questo il miglior antidoto a quelle che abbiamo chiamate le patologie dei preti.