MUGELLO, IL SEGRETO DELL’AUTUNNO PASSA DAI SECCATOI DEI MARRONI

Qui il foliage non è soltanto uno spettacolo da fotografare. È parte di una storia antica, fatta di castagneti, raccolta, essiccazione e ricette tramandate di generazione in generazione. E proprio i seccatoi, o metati, sono tra le testimonianze più affascinanti di questa cultura rurale.

Nel Mugello il castagno accompagna la storia del territorio da secoli. Il Marrone del Mugello IGP, riconosciuto dall’Unione Europea come Indicazione Geografica Protetta (IGP) dal 1996, nasce in un’area particolarmente vocata alla coltivazione del castagno da frutto. La raccolta si concentra tra ottobre e novembre, proprio quando i boschi iniziano a regalare i loro colori più spettacolari.

Ma la curiosità più interessante arriva dopo la raccolta. Prima che la castagna diventasse un ingrediente gourmet, il marrone e soprattutto la farina di castagne rappresentavano per secoli una componente fondamentale dell’alimentazione delle popolazioni dell’Appennino fiorentino. La farina veniva addirittura conservata in grandi madie che, secondo la tradizione, potevano essere ricavate da un unico tronco di castagno.

Per ottenere il marrone essiccato si utilizzavano i metati, piccoli edifici rurali generalmente articolati su due livelli. Al piano superiore venivano disposti i frutti su un graticcio di legno, mentre al piano inferiore veniva mantenuto un fuoco lento e continuo alimentato esclusivamente con legna di castagno. È una tecnica così profondamente radicata nella cultura locale da essere ancora oggi prevista dal disciplinare del Marrone del Mugello IGP.

Il processo richiedeva tempo e attenzione. Secondo varie testimonianze, il fuoco poteva rimanere acceso per circa un mese, durante il quale il calore saliva attraverso il graticcio asciugando progressivamente i marroni. Un’immagine che racconta bene quanto il seccatoio non fosse semplicemente un luogo di lavorazione, ma uno spazio intorno al quale si organizzava una parte della vita delle comunità montane. Il risultato era un prodotto destinato a durare nel tempo: marroni secchi da consumare o trasformare in farina, ingrediente prezioso per una cucina che oggi è tornata a valorizzare questo antico patrimonio in chiave contemporanea.

L’autunno è quindi il momento ideale per attraversare il Mugello seguendo un itinerario che unisce natura e gastronomia.

A Marradi, le domeniche del 4, 11, 18 e 25 ottobre 2026 la tradizione del Marron Buono torna protagonista con la storica Mostra Mercato dedicata al Marron Buono IGP del Mugello. A Palazzuolo sul Senio sono invece in programma la Sagra del Marrone e dei Frutti del Sottobosco e, l’11 e il 25 ottobre, trekking dedicati proprio ai colori dell’autunno. A Vicchio il 18 e il 25 ottobre è in calendario la Festa dei Marroni, mentre a Castagno d’Andrea, nel territorio di San Godenzo, torna la tradizionale Ballottata. A Pietramala, infine, il 18 e 25 ottobre si svolge Smarronando e Svinando, giunta alla XXXIV edizione.

C’è anche un appuntamento particolarmente curioso per chi vuole approfondire proprio questa antica architettura rurale: a Palazzuolo sul Senio, fino al 1° novembre 2026, la mostra Il Seccatoio racconta uno degli elementi caratteristici della cultura rurale dell’Appennino.

Il risultato è un itinerario che può iniziare tra i sentieri ricoperti di foglie e proseguire nei piccoli borghi, tra castagneti, mercati e sagre, per arrivare infine a tavola. Perché nel Mugello il foliage non si guarda soltanto: si annusa, si raccoglie e si assaggia.

Il Mugello d’autunno racconta così una Toscana diversa da quella delle immagini più conosciute ossia meno monumentale e più intima, fatta di boschi che cambiano colore, piccoli paesi, antichi edifici rurali e tradizioni che continuano a vivere. E proprio il seccatoio ne è forse il simbolo più curioso. Un edificio semplice, quasi austero, nel quale per settimane il fuoco del castagno serviva a trasformare il frutto dello stesso albero in una riserva preziosa per l’inverno.

È questa la magia del Mugello nel foliage: scoprire che dietro un paesaggio apparentemente silenzioso esiste una storia fatta di gesti antichi, sapori e persone. E che, a volte, per conoscere davvero un territorio basta seguire il profumo che arriva dal bosco.