MORI’ SUL LAVORO ALL’ETA’ DI 24 ANNI, TRANCIATO IN DUE DA UNA PRESSA NEL BRINDISINO: SEI PERSONE RINVIATE A GIUDIZIO CON L’ACCUSA DI OMICIDIO COLPOSO E FAVOREGGIAMENTO PERSONALE

Era il 16 Gennaio 2017 quando il povero Francesco Leo, classe 1992, perdeva la vita sul luogo di lavoro, tranciato a metà da una pressa per l’imballaggio del cartone: teatro del delitto è stato lo stabilimento sito in Francavilla Fontana (BR) di proprietà della Fer. Metal. Sud. S.r.l. – oggi S.p.A. – alle cui dipendenze era impiegato il giovane lavoratore, deceduto atrocemente.

 

A distanza di oltre due anni dal tragico evento, cui ebbe ad assistere anche il padre Leo Antonio, anch’egli alle dipendenze della stessa società, dopo una lunga e puntigliosa indagine condotta dalla Procura della Repubblica di Brindisi, in persona del Sostituto Procuratore Dott. Giuseppe De Nozza, la vicenda approda al vaglio dell’udienza preliminare.

Il G.U.P. assegnatario, dott.ssa Tea Verderosa, in data 19 Novembre 2019 sarà chiamata a decidere sulla corposa richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal P.M. Giuseppe De Nozza che, nelle 11 pagine, vede tra gli imputati in via principale l’amministratore unico della Fer. Metal. Sud. S.p.A., Cavallo Giuseppe, chiamato a rispondere – tra le altre cose – di omicidio colposo unitamente ad altre 3 persone alle sue dipendenze, oltre al Cavallo Massimiliano accusato di favoreggiamento personale per aver aiutato gli indagati ad eludere le investigazioni della Procura della Repubblica.

Unitamente alle persone fisiche è stata chiamata a rispondere dell’omicidio del povero Leo, ai sensi del d.lgs. n. 231/2001, anche la società amministrata dal Cavallo per responsabilità amministrativa dipendente da reato, in forza di un vantaggio diretto che la persona giuridica avrebbe conseguito in termini di risparmio dei costi societari di gestione, al fine di accelerare il processo produttivo e massimizzare il valore della produzione; invero, si legge nel capo d’imputazione che “nell’anno 2016 il valore della produzione raggiungeva il valore di quasi 7.700.000 euro, a fronte di 0 euro spesi dalla società per la formazione e addestramento del personale nel medesimo anno”.

Ciò che ha indotto il P.M. Dott. Giuseppe De Nozza a determinarsi in tal senso sono state le emergenze investigative portate alla luce durante la fase delle indagini preliminari, nonché in sintesi:

1 la realizzazione di due bypass, per il tramite dei quali era stato disattivato il sistema di sicurezza della pressa, che – laddove regolarmente funzionante – avrebbe scongiurato la morte del giovane lavoratore;

2 la violazione di numerose regole cautelari finalizzate a prevenire gli infortuni sul luogo di lavoro;

3 elementi di prova in ordine alla condotta del Cavallo Massimiliano che, nella immediatezza della tragica morte, si sarebbe adoperato per occultare il DVR dell’impianto di videosorveglianza che custodiva la registrazione delle immagini riprese da 16 telecamere, incluse quelle che avevano memorizzato gli accadimenti verificatisi un attimo prima che il giovane Francesco venisse tranciato in due.

Alla luce di tali evidenze investigative raccolte dalla Procura della Repubblica di Brindisi, ma soprattutto della posizione assunta dalla difesa degli imputati – rappresentati dall’avv. Luigi Vitali – secondo cui ”il tragico evento ebbe a verificarsi, per la condotta gravemente imprudente, non richiesta e non consentita del povero Leo…”, la famiglia della vittima – rappresentata e difesa dall’avv. Pasquale Fistetti – ha chiesto ai Cavallo di rimuovere immediatamente il busto commemorativo del lavoratore deceduto, dagli stessi fatto installare presso lo stabilimento della società incriminata, poiché ritenuto “un affronto alla verità, oltre a costituire un secondo omicidio che infanga la memoria del lavoratore deceduto”.

I genitori del ragazzo esterrefatti dinanzi a quanto appreso, dichiarano che il busto è “solo un becero tentativo di lavarsi la coscienza di fronte all’opinione pubblica, per i fatti di inaudita gravità di cui i Cavallo sono stati chiamati a rispondere e che malamente hanno cercato di nascondere. Di tanto risponderanno dinanzi alla Giustizia che li attende”.