L’inaspettato riscontro
A che serve la memoria? Oggi siamo circondati da celebrazioni ce ci esortano a non dimenticare le tragedie del passato e la ricostruzione degli eventi che seguirono l’omicidio del professore Matteo Bottari ci sembra un dovere morale affinché non si tralasci nulla per consegnare – sempre che siano ancora vivi – i colpevoli di questo delitto. In ogni caso, è bene ricordare, che un uomo è stato ammazzato ed è giusto porsi delle domande su cosa non ha funzionato nella ricerca degli assassini e dei loro complici.
Trasformiamo il contagio emotivo in attivismo
Qualche tempo prima dell’esecuzione dell’Operazione “Panta Rei”, ma dopo il deposito dell’Informativa di reato, inaspettatamente, il personale della Mobile acquisì un riscontro investigativo di particolare importanza a proposito della caratura criminale del prof. Giuseppe Longo.
Fino a tal momento, gli investigatori avevano appreso, attraverso le dichiarazioni di collaboratori di Giustizia, di particolari legami di amicizia e, forse, di affari del gastroenterologo messinese con importanti elementi della criminalità organizzata calabrese e messinese.
Dichiarazioni che, peraltro, erano state riscontrate attraverso minuziose attività d’indagine e riscontro svolte dalla Mobile.

Inoltre, pregresse attività di polizia avevano riscontrato la forte amicizia tra Longo e l’allora boss della mafia barcellonese Giuseppe Gullotti, mentre l’attività di verbalizzazione seguita all’omicidio del prof. Bottari aveva consentito agli investigatori della Squadra mobile di Messina di apprendere altri particolari legami esistenti tra il docente messinese e Fausto Arena, specie a proposito di verosimili attività illecite nella vita amministrativa dell’ateneo messinese di cui si è sopra accennato.
Altri elementi a testimonianza dei rapporti del Longo con elementi di vertice di Cosa Nostra della provincia di Messina, emergevano dai numeri telefonici annotati nelle agende del medico, dalle quali si rilevavano i suoi rapporti con il boss di Capizzi, Giuseppe Calandra, nonché la conferma dei suoi rapporti con l’entourage della famiglia Gullotti.
Ma quello che riferì la Squadra Mobile di Reggio Calabria, unitamente al Comm.to di P.S. di Bovalino, fu come la ciliegina sulla torta che completò il magnifico dolce.
In particolare, nel Gennaio 2000, i due uffici di Polizia reggini presentarono una corposa e dettagliata informativa di reato a carico di oltre un centinaio di individui, ritenuti responsabili di appartenere o di aver favorito la potente ‘ndrina africese dei Morabito, di cui il capo era l’allora latitante boss Giuseppe detto “tiradritto”.
Informativa di notizia di reato e contestuale richiesta di applicazione di misure cautelari ex art. 273 e ss. c.p.p. relativa al procedimento penale nr. 14\98 R.G.N.R. D.D.A., avente Prot. Nr.116\00 Div.II^. Cat.2^ Bov., datata 25 Gennaio 2000, a firma dei Dirigenti della Squadra Mobile di Reggio Calabria e del Comm.to di P.S. di Bovalino (RC), che ha originato la c.d. Operazione “Armonia”.
Ma la circostanza più rilevante per i detective messinesi del lavoro investigativo dei colleghi reggini era contenuta nel paragrafo “Condizionamento ed infiltrazioni mafiose presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli studi di Messina”.
I colleghi di oltre Stretto avevano appurato che la cosca Morabito di Africo si era infiltrata nell’ateneo messinese, ove era in grado di condizionare le scelte amministrative della stessa.
Oltre a emergere il nome del prof. Giuseppe Longo, furono denunziati nella citata informativa i professori Salvatore Macaione e Aldo Misefari, entrambi titolari di cattedra presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università di Messina.
Non volendo entrare nel merito delle responsabilità dei due docenti, all’epoca indagati, si riporta qui di seguito parte del paragrafo dell’Informativa dell’Operazione “Armonia”, al fine di analizzare quanto emerso a carico del prof. Longo, rappresentando che le intercettazioni riportate riguardano colloqui tra i coniugi Pansera Giuseppe e Morabito Giuseppina, rispettivamente genero e figlia dell’allora boss latitante “tiradritto”:
…Omissis…Com’è stato accennato in premessa, le attività investigative svolte ed i connessi necessari approfondimenti esperiti hanno contribuito in maniera determinante, grazie all’indispensabile ausilio delle più moderne e sofisticate tecniche d’intercettazione, a tratteggiare la posizione del Pansera Giuseppe quale accoscato “eccellente” nel contesto della potente e temuta cosca “Morabito”.
Egli, cioè, è risultato criminalmente inquadrabile nel novero di quegli elementi, generalmente professionisti, che, come si dimostrerà nella presente informativa di notizia di reato, contestualmente alle mansioni prettamente organiche nell’ambito della cosca più potente e prestigiosa del versante jonico della provincia reggina, offrono un supporto peculiare, avvalendosi del ruolo ricoperto nella società civile, consentendo alla cosca stessa si estendere le proprie metastasi nei centri d’interesse tatticamente più vitali.

Uno di questi centri d’interesse è, come rivelano, d’altronde, le recenti inchieste giudiziarie, l’Università degli studi di Messina e, segnatamente, la Facoltà di Medicina e Chirurgia, all’interno della quale la cosca “Morabito”, con occulte connivenze ed insospettabili contiguità al sodalizio, è riuscita, negli anni, a penetrare così profondamente da contagiarne tanto la componente accademica quanto quella amministrativo-gestionale.
Gli elementi probatori raccolti, consistenti in lunghe conversazioni ridondanti di dati e utilissime informazioni adeguatamente rinvigoriti, more solito da ulteriori accertamenti info-investigativi, confermeranno, in tale contesto, il ruolo di assoluta centralità esercitato dall’”eminente” sanitario pluripregiudicato, capace di adoperare – sfruttando contatti abilmente tessuti con compiacenti cattedratici – pressioni e condizionamenti tali da ottenere, a favore di speranzosi studenti che gli si rivolgono, rimarchevoli facilitazioni in sede d’esame attraverso la tecnica della consensuale predeterminazione (studente – professore) dei quesiti o delle domande oggetto della prova.
Non mere “raccomandazioni”, quindi, secondo una recente interpretazione permissiva della Cassazione, ma vero e proprio abuso di Pubblici Ufficiali nell’esercizio di una delle più nobili pubbliche funzioni: l’insegnamento universitario.
Abuso caratterizzato nella fattispecie da vere e proprie simulazioni di prove d’esame le cui modalità, giova ripeterlo, vengono dettagliatamente studiate a tavolino secondo uno schema che, dalle conversazioni, appare fin troppo chiaramente collaudato.
D’altra parte, l’aberrante connubio ‘ndrangheta-Ateneo peloritano, è stato, anche se solo parzialmente, svelato dai procedimenti penali che, partiti dall’omicidio del prof. Bottari Matteo, titolare della cattedra di Diagnostica e Chirurgia Endoscopica della Facoltà di Medicina, il 15 gennaio 1998, sono culminati nel recente arresto del professor Giuseppe Longo.
Su questo suggestivo sfondo si colloca la conversazione intercettata il 18.07.1998, progr.4634, (ALL. A-31) e intercorrente tra il Pansera Giuseppe e la moglie Morabito Giuseppina, entrambi medici ed entrambi laureatisi presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Ateneo peloritano.
Va da se che l’identificazione di entrambe gli interlocutori avveniva facilmente a mezzo del riconoscimento vocale di entrambi, atteso che le voci di entrambi erano fin troppo conosciute dagli operatori in sala ascolto attraverso le attività d’intercettazione telefonica sull’utenza fissa domiciliare dei Pansera. (ALL. A-31-01).
Le informazioni che la Morabito Giuseppina chiedeva al marito Pansera circa il rendimento universitario, evidentemente insoddisfacente, della nipote Carrozza Domenica, figlia di Carrozza Rocco e di Morabito Francesca Maria, rappresentavano lo spunto che consentiva di attribuire alla conversazione una notevole valenza investigativa.

Il dialogo, difatti, faceva affiorare inequivocabilmente i contatti del Pansera con ambienti accademici della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Ateneo peloritano finalizzati, asseritamente, ad ottenere facilitazioni in occasione degli esami universitari.
Nel medesimo contesto colloquiale era di particolare interesse anche il passaggio col quale la Morabito Giuseppina esortava il marito ad allertare quello che con una certa sfrontata ipocrisia definiva “tutore”. Un autorevole esponente dell’ambiente accademico, probabilmente un docente, al quale “raccomandare” la nipote consentendole le stesse facilitazioni che, con ogni probabilità, hanno ottenuto, anni addietro, gli zii e che spingevano il Pansera ad affermare, con tono rassicurante, alla consorte che “ la sicurezza io gliela posso dare solo a medicina”.
Si riporta lo stralcio più significativo del brano di conversazione intercettato il 18.07.1998, progr.4634, (ALL. A-31):
Pina: « …(incomp.) hai visto… ah, mi sono dimenticata di dirti, gli hai domandato di MIMMA?»
Pansera: «Non ho capito niente?»
Pina: «Gli hai domandato di MIMMA CARROZZA, tu? …(Si interrompe il segnale ambientale) …(parla a bassa voce) sai perchè, …(incomp.)»
Pina: «Perchè e la facoltà bastarda, PEPPE, perché lei è bravissima in matematica, PEPPE. PEPPE, vedi che lei ha fatto l’esame… ha fatto il compito dell’esame di Stato»
Pina: «Ma non sappiamo… ma noi dobbiamo essere sicuri che per l’altra facoltà, possiamo fare in modo …(incomp.)»
Pansera: «Senti qua, la sicurezza io, non gliela posso dare a nessuno… io gliela posso dare solo in medicina…»
Pina: «Ma tu informati, ma tu informati chi sono e chi non sono a Reggio»
Pansera: «…va bene? In altre cose non le posso dare io»
Pina: «Ma tu informati, se hai un amico buono, buono, buono, se si trova uno buono ma… tipo un tutore, vede se studia. Vai e gli dici, vedete che studia. A quello non è che gli raccomandi un’asina, parliamoci chiaro. A ROBERTA, non gliel’ha data, l’hanno bocciata e quella si è spaventata»
OMISSIS
Il prosieguo della conversazione collocava inequivocabilmente il Pansera nella penalmente illecita posizione, assieme ad altri accoliti in via di identificazione, di interlocutore e contraente di un pactum sceleris avente ad oggetto il mercimonio, il baratto dell’attività funzionale dei docenti universitari presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Ateneo peloritano. Alcuni passaggi della conversazione non lasciavano alcun dubbio circa il pieno coinvolgimento del Pansera, epicentro di un “business”, come egli stesso lo definiva, che lo colloca quale anello di congiunzione tra studenti-candidati disposti a pagare pur di ottenere facilitazioni in occasione degli esami universitari, da un lato, e docenti compiacenti disposti a “chiudere un occhio”, dall’altro.
Significativo, inoltre, era l’esplicito riferimento a “Longo Giuseppe”, medico gastroenterologo presso il Policlinico Universitario di Messina, come detto recentemente arrestato in esecuzione di un’O.C.C. che lo vedeva coinvolto in un vasto contesto associativo di tipo mafioso, direttamente riconducibile al gruppo di Morabito Giuseppe, avendo contribuito alla gestione o, comunque, al controllo di attività economiche, appalti e servizi pubblici in particolare, al fine di realizzare profitti e vantaggi ingiusti avvalendosi della forza intimidatrice che, come sopra accennato, tiene “sotto scacco” vasti settori degli ambienti universitari della Città dello Stretto.

Altrettanto significativa era, nel medesimo passaggio, l’espressione del Pansera nella parte in cui riteneva che un eventuale atteggiamento collaborativo del celebre gastroenterologo avrebbe svelato i retroscena delle modalità attuative e dei soggetti coinvolti nel suddetto mercimonio.
Tra questi, il genero medico del “Tiradritto” chiamava in correità tale “Placido” che si identifica per Morgante Placido, nato a Sinopoli il 23.04.52, residente in Seminara Vico Stretto nr.23, pluripregiudicato per associazione mafiosa, armi e sequestro di persona, di professione medico.
…Omissis…
Nel prosieguo della conversazione veniva menzionato con il ruolo di ideatore della “cosa”, dell’affaire università, tale “Mico”, fratello di Morabito Giuseppina, identificabile per Morabito Domenico, inteso “Mico ‘U Pascià”, nato il 26.11.57 e deceduto il 5.10.96 in circostanze non ancora chiarite. Quest’ultimo, a sua volta, avrebbe coinvolto del citato “business” anche il cugino della Morabito, non compiutamente identificato.
Si riporta lo stralcio più significativo del brano di conversazione intercettato il 18.07.1998, progr.4634, (ALL. A-31):
OMISSIS
Pina: «Poi non ha voluto… la biochimica non l’ha data, ha detto MIMMA: <se la devo dare con le mie forze, lo dico… cioè, la devo dare come dico io, devo… cioè, senza che lei interviene …(incomp.) la do quando lo dico io>»
Pansera: «Ma scusa, perché si è ricordata di dirgli …(incomp.)»
Pina: «No, no, non glielo ha detto, no no. Non chiamare che chiamo io, qua e là, poi non so, le è morta la suocera. Ora ha detto che va CICCIO… che va con CICCIO SCULLI e vede che ha fatto quella, vede se si spaventa, se fa perché…»
Pansera: «Certo che si spaventa! Celebri (fonetico) handicappati…»
Pina: «Suo marito è nel comune…»
Pansera: «…certo che si spaventa, celebri (fonetico) handicappati, per forza si spaventa….»
Pina: «…suo marito è nel comune. Ma scusa…»
Pansera: «Glielo dico io a quello scemo di Bruzzano (ndr. Si riferisce a Ciccio Sculli), per forza che si spaventa, in quanto può avere il telefono sotto controllo per…»
Pina: «Certo!»
Pansera: «…il messinese è tutto nelle materie. Vogliono che si pente PEPPE LONGO, che gli dice “chi” si prendeva i soldi delle materie. Hai capito di chi si spaventa?»
Pina: «Ma scusa un attimo …(incomp.) non telefonava lei e telefonava… e telefonava…»
Pansera : «Io ho preso i soldi, io ho preso i soldi è ho creato quel «business». Ho salvato a PLACIDO, mi sono salvato io e il mongolo di tuo fratello …(parla a bassa voce) che si trova con un avviso di garanzia e non ha preso mille lire»
Pina: «Mai mille lire, mai mille lire…»
Pansera: « …(incomp.) di Messina, ho visto che glieli ha tirati la buonanima di MICO ( ci si riferisce a Morabito Domenico, figlio del “Tiradritto”, inteso “Mico ‘U Pascià”, nato il 26.11.57 e deceduto il 5.10.96 durante un conflitto a fuoco ), altrimenti lui era morto di fame, lo storto»
Pina: «…mai mille lire, poveretto…»
Pansera: «Poveretto! Povero storto!»
Pina: «E’ un tipo che… mio fratello, è un tipo che gli dispiace, dice: <pare che mi prendo soldi, qua là…>»
Pansera: «Quando c’è stato che ha creato, la buonanima di tuo fratello, la cosa, ha pensato di mettere quel cornuto di tuo cugino, cornuto, cornuto…»
Pina: «MA quello ha corna e troppi ne ha fatti, poveretto…»
Pansera: «…cornuto»
Pina: «…da tutte le parti ha corna»
Pansera: «Però io gli ho detto alla buonanima, gli ho detto io: oh MICO… allora poveretto: <quando eri, dice, tu…> … io ho finito, io non voglio niente, non ti preoccupare per me, me la vedo io»
Pina: «Volevo dirti, PEPPE, ma lei …(incomp.), lei non… avete parlato per telefono, bastava che si davano un appuntamento, neanche nell’ufficio dell’istituto, perchè uno si spaventa anche negli uffici perchè ci può essere un’ambientale … si dicevano una parola attraverso…»
Pansera: «…e deve incominciare a studiare per i cazzi suoi …(incomp.)»
OMISSIS
Aldilà delle esternazioni del Pansera Giuseppe, sulla sua assoluta capacità di far conseguire materie universitarie presso la facoltà di Medicina dell’ateneo messinese, tanto da affermare tronfio : «Senti qua, la sicurezza io, non gliela posso dare a nessuno… io gliela posso dare solo in medicina…», facoltà presso cui era anche operativo il gastroenterologo peloritano, si vuole qui analizzare quel breve passo, dalla particolare valenza investigativa, che cela tutta una serie di importanti circostanze, in cui il genero del “tiradritto” testualmente dice : «…il “messinese” è tutto nelle materie. Vogliono che si pente PEPPE Longo, che gli dice “chi” si prendeva i soldi delle materie. Hai capito di chi si spaventa?» .

La prima circostanza che emerge è il rapporto confidenziale all’epoca esistente tra il docente messinese ed il medico africese, peraltro conosciuto dalla moglie del secondo, tanto che il Pansera lo chiama confidenzialmente “Peppe”, circostanza questa che apparve confermare la pregressa vicinanza del Longo alla cosca Morabito.
La seconda circostanza è quella concernente la certezza del Pansera che il Longo fosse depositario d’innumerevoli segreti, legati alle attività illecite da loro svolte nella mercificazione delle materie universitarie, delle quali conosceva tutti i soggetti coinvolti.
La terza circostanza é la presenza, in tale vicenda, di un ulteriore ed importante soggetto “messinese” (o calabrese residente a Messina), vicino al Pansera, che temeva il possibile pentimento del Longo, le cui eventuali dichiarazioni potevano arrecargli nocumento.
Tornando all’indagine dei colleghi reggini, uno dei pregi del loro lavoro è stato, oltre a far emergere quanto sopra, sui rapporti Longo – cosca Morabito, quello di riscontrare l’originaria ipotesi investigativa espressa dal nostro ufficio, la Squadra Mobile di Messina, circa l’esistenza, nella città dello Stretto, di una stabile organizzazione mafiosa vera e propria propaggine della più potente ed agguerrita cosca africese dei Morabito “tiradritto”.
A tal riguardo, le conclusioni del paragrafo dell’Informativa dell’Operazione “Armonia” sono illuminanti:
…Omissis… Parimenti, si reputa raggiunto l’obiettivo di dimostrare l’esistenza di una propaggine dell’associazione a delinquere di tipo mafioso facente capo al Morabito Giuseppe e, conseguentemente, al Pansera Giuseppe peculiarmente dedita alla squallida mercificazione degli esami universitari presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Messina attraverso vere e proprie simulazioni di prove d’esame le cui modalità, giova nuovamente ripeterlo, vengono dettagliatamente studiate a tavolino secondo uno schema che, dalle conversazioni, appare fin troppo chiaramente collaudato. …Omissis…

Appare opportuno rammentare che l’escursus giudiziario dell’Operazione “Panta Rei” si è concluso con delle sentenze che hanno escluso l’esistenza nella città dello Stretto di una organizzazione mafiosa, propaggine del clan mafioso dei Morabito, anche se hanno accolto le altre risultanze d’indagine in ordine al traffico di sostanze stupefacenti e al mercimonio delle materie universitarie, nonché agli episodi di intimidazione dei docenti.
Nonostante ciò, il fine del presente capitolo era di illustrare come elementi di primissimo piano della cosca Morabito avessero rapporti diretti e privilegiati con il prof. Longo, rapporti che ne delineavano la sua caratura criminale di cui egli, come visto sopra, non mancava di ricordare ai suoi possibili concorrenti o nemici.
Peraltro, la conversazione tra i coniugi Pansera consentì di riscontrare agli inquirenti la circostanza che il Longo fosse stato, all’epoca dei fatti, depositario d’innumerevoli segreti, legati alle attività illecite da loro svolte nella mercificazione delle materie universitarie e di quanto altro accadesse all’interno dell’Ateneo messinese.
Infatti, un episodio di particolare valenza investigativa che vedeva il Longo quale correo di minacce in danno di un docente universitario avvenne alla fine dell’estate del 1997, sconvolgendo i rapporti tra il gastroenterologo ed il suo Preside, il prof. Tomasello, nonché con il Rettore dell’epoca, il defunto prof. Diego Cuzzocrea.
Tale episodio fu accuratamente analizzato, nel mese di Ottobre del 1998, quando fu necessario verbalizzare nuovamente il prof. Purello D’Ambrosio Francesco, amico del defunto Bottari, in relazione a un episodio intimidatorio ai suoi danni, verificatosi l’anno precedente e di cui eravamo venuti a conoscenza.
Data la delicatezza dell’interrogatorio, Gaetano Bonaccorso, Vice Dirigente della Squadra Mobile, decise di farsi assistere dagli esperti Ispettori Sup.ri A. Rappazzo e Salvatore Zanghì, quest’ultimo vera e propria icona dell’ufficio, e di programmare l’atto di polizia giudiziaria nel tardo pomeriggio quando vi sarebbe stata più calma.
Infatti, alle ore 18.30 del 27/10/1998, il prof. Purello giunse negli uffici della Mobile e, dopo i convenevoli di rito, il dr. Bonaccorso diede inizio all’interrogatorio .
Nel corso dell’interrogatorio il prof. Purello, poi prematuramente deceduto, dichiarò quanto segue:
…Omissis… Se non ricordo male, dal 10 al 12 Settembre 1997, ho fatto parte della Commissione per l’ammissione in Medicina e Chirurgia, per l’anno accademico 97/98, il cui presidente era il prof. Domenico GERMANO’, mentre gli altri componenti, oltre il sottoscritto, erano i professori Gianfilippo BAGNATO, Pietro RUGGERI (chimica), Luigi MANASSERI.
A.D.R. La mattina successiva all’esame scritto, pochi minuti prima della riunione della Commissione per la valutazione dei compiti, si presentò nella mia stanza, che nella circostanza ero in compagnia del prof. BAGNATO, un individuo, che conoscevo solo di vista e che sapevo appartenesse all’ambiente studentesco, il quale mi chiese di favorire due studenti greci che avevano sostenuto l’esame. Io lo bloccai immediatamente precisandogli che era inutile che mi desse i nomi perché minimamente preso in considerazione la sua richiesta. A questo punto l’individuo, ad alta voce mi disse in dialetto calabrese: ”Allora vuol dire che diremo al prof. Longo di non mettervi più in commissione!!”. Gli risposi anch’io ad alta voce precisandogli che io me ne fregavo del prof. Longo dal momento che il mandato mi era stato affidato dalla mia Facoltà. Subito dopo, detto giovane, notando che stavo raccontando l’episodio ad alta voce al Presidente della Commissione prof. GERMANO’, intervenne anche presso quest’ultimo rappresentandogli la stessa problematica della raccomandazione. Anche il prof. GERMANO’ lo mandò via dicendogli di lasciarci lavorare in pace..
Due giorni dopo tale episodio, il prof. BAGNATO venne avvicinato dal prof. Giuseppe Longo che gli consigliava di non fidarsi più di me in quanto mi ero comportato in maniera diversa da come lui probabilmente si aspettava. Appresa tale notizia dal BAGNATO, alla prima occasione utile che ho avuto e cioè qualche giorno dopo nell’anticamera del prof. TOMASELLO, avvicinai il Longo e lo invitai a uscire per parlargli. Nella circostanza gli dissi al Longo che non avrebbe dovuto dire quello che aveva detto al BAGNATO perché io mi sarei comportato alla stessa maniera anche se il giovane fosse stato ambasciatore di qualsiasi altro personaggio.
Successivamente a tali episodi appresi che il giovane che mi aveva avvicinato si chiamava ARENA e che lo stesso aveva fatto parte di un organismo universitario.
A.D.R. Il giorno 4 maggio c.a., nella circostanza in cui mi recai a votare per la elezione del Rettore, vidi lo ARENA che transitava dall’anticamera della stanza del Rettore all’aula magna e viceversa con disinvoltura e lo stesso incrociandomi mi chiese addirittura se poteva offrirmi un caffè che io non accettai.
A.D.R. Dell’accaduto, oltre il prof. BAGNATO ne sono a conoscenza tutti i componenti della Commissione, il prof. TOMASELLO, all’ex Rettore prof. CUZZOCREA e altri.
A.D.R. Lo ARENA è un giovane dell’apparente età di anni 30 circa, di altezza bassa, con capelli neri, viso rotondo, che comunque sono in grado di riconoscere se lo vedo raffigurato in foto.
A questo punto l’Ufficio dà atto che vengono mostrate al prof. PURELLO diverse foto contenute in un album raffiguranti personaggi malavitosi e non di origine calabrese e lo stesso nel visionarle riconosce lo ARENA nella foto contrassegnata con il nr.1. Si dà atto che tale foto ritrae l’effigie di ARENA Fausto nato a Briatico (CZ) il 14.9.1972. …Omissis…(All. n. 21 Informativa di reato Cat. M.1/98 Mob. 4° Sez. C. O. del 12/04/2000, relativa ai proc.nti penali n. 659/98, 1760/98, 1761/98 e 2058/98 R.G.N.R.)
La grave attività intimidatoria ai danni del prof. Purello e di tutta la Commissione concorsuale fu attuata dall’allora studente Arena Fausto, unitamente ad altri due correi non identificati, al fine di favorire due studenti greci che avevano sostenuto l’esame per l’ammissione in Medicina e Chirurgia relativamente all’anno accademico 1997-98.
Al fine di avere un immediato riscontro alle dichiarazioni del prof. Purello, Bonaccorso, al termine dell’interrogatorio del teste, disse ai suoi collaboratori di convocare immediatamente per l’indomani il prof. Bagnato e di occuparci del suo interrogatorio.
Non appena il Purello uscì dalla Questura, l’Isp. Zanghì chiamò immediatamente al cellulare il prof. Bagnato, e lo convocò per l’indomani mattina presto, tanto che alle ore 08.35, lo Zanghì e il suo collega stavano già verbalizzando le dichiarazioni del docente, il quale ebbe a dire:
…Omissis… Intorno al 12-13 Settembre 1997, se mal non ricordo, mentre mi trovavo nella stanza del prof. PURELLO D’AMBROSIO, entrambi quali componenti della Commissione di esami per l’ammissione al corso di laurea in Medicina e Chirurgia, si è presentato un giovane di statura medio bassa, bruno, occhi scuri, di corporatura normale, il quale rivolgendosi al prof. PURELLO sentii dire che era opportuno intervenire in senso positivo per due studenti greci. Il prof. PURELLO ribadì che non era possibile alcunchè in quanto trattavasi di un esame a quiz, invitandolo ad allontanarsi. A questo punto il giovane, con atteggiamento spavaldo ed arrogante, disse in dialetto calabrese : ” che avrebbe provveduto a dire al prof. Longo che non era opportuno che il prof. PURELLO venisse più inserito in alcuna commissione d’esame”. Subito dopo, sia io che il prof. PURELLO ci siamo diretti verso la sede dove avevano luogo le operazioni di valutazione degli esami e ivi giunti informammo ad alta voce il Presidente della Commissione prof. GERMANO’ e gli altri membri della stessa e cioè il prof. RUGGERI e il prof. MANASSERI. Il giovane sentendo la nostra esposizione dei fatti al GERMANO’, anch’egli si rivolse a quest’ultimo con toni analoghi a quelli usati nei nostri confronti. Il prof. GERMANO’ invitò il giovane ad allontanarsi e l’episodio sembrò concluso.
A.D.R. Subito dopo lo scrutinio delle elezioni a Rettore del prof. Diego CUZZOCREA, avvenuta credo il 4 o il 5 maggio, con mia grande sorpresa notai, con atteggiamento disinvolto e spavaldo, il giovane di cui sopra che si aggirava nell’anticamera del Rettorato e nella circostanza appresi chiamarsi ARENA Fabio, che sarei in grado di riconoscere in foto qualora mi venisse mostrata.
A questo punto l’Ufficio dà atto che vengono mostrate al prof. BAGNATO diverse foto contenute in un album raffiguranti personaggi malavitosi e non di origine calabrese e lo stesso nel visionarle riconosce lo ARENA nella foto contrassegnata con il nr.1. Si dà atto che tale foto ritrae l’effigie di ARENA Fausto nato a Briatico (CZ) il 14.9.1972.
A.D.R. Credo il giorno dopo l’episodio di cui sopra relativo alla Commissione di Esami, venni avvicinato dal prof. Giuseppe Longo il quale mi consigliava di non fidarmi più del prof. PURELLO in quanto i suoi comportamenti lasciavano a desiderare. Risposi al prof. Longo che ero in grado di selezionare le mie amicizie e quindi ci congedammo e dell’accaduto informai subito il prof. PURELLO.
A.D.R. Era notorio, in tutto il Dipartimento in cui io ho operato in questi anni, che molto frequentemente personaggi ambigui di origine calabrese venivano ricoverati o usufruivano di servizi vari a nome del prof. Longo. …Omissis… (All. n. 24 Informativa di reato Cat. M.1/98 Mob. 4° Sez. C. O. del 12/04/2000, relativa ai proc.nti penali n. 659/98, 1760/98, 1761/98 e 2058/98 R.G.N.R.)
L’intimidazione posta in essere nei confronti del Purello apparve di enorme rilievo per due ordini di ragioni; la prima delle quali fu la conferma di precisi collegamenti tra l’Arena Fausto e il Prof. Longo Giuseppe, compartecipe, quest’ultimo, alle attività illecite dello studente calabrese.
A tal proposito è opportuno, infatti, rammentare che, nella circostanza, l’Arena, per vincere la resistenza del Prof. Purello, riferiva a quest’ultimo testualmente: … ”allora vuol dire che diremo al Prof. Longo di non mettervi più in Commissione” …., lasciando intendere che il gastroenterologo aveva la capacità e la possibilità di condizionare le scelte dei vertici dell’Ateneo.
L’esistenza di un interesse nella vicenda in capo al Longo venne, poi, confermato dal successivo avvicinamento del Prof. Bagnato, al quale “consigliò” di non fidarsi più del Prof. Purello “in quanto i suoi comportamenti lasciavano a desiderare”.
La seconda circostanza di assoluto rilievo che emerse all’epoca è rappresentata dagli studenti a cui vantaggio venne espletata l’attività di intimidazione da parte dell’Arena, cioè in favore di studenti di origine greca.
Proprio quest’ultima scoperta faceva emergere la necessità di approfondire i rapporti dell’Arena con soggetti di origine greca ed in specie con il sopra citato Papachristou Dimitrios, il quale risultò essere il vero collettore tra l’organizzazione calabrese presa in esame, di cui l’Arena faceva parte e in favore della quale operava il Longo, e studenti greci che volevano “comprarsi” il superamento di esami universitari, nonché il superamento di prove concorsuali.
L’approfondimento investigativo di tale aspetto, avvenuto dopo l’arresto del cittadino greco a seguito dell’esecuzione dell’operazione “panta rei”, permise di scoprire che il concorso per l’ammissione alla Facoltà di Medicina e alle professioni sanitarie, per l’anno accademico 2000/01, erano stati entrambi condizionati dall’organizzazione criminale oggetto di indagine e, in particolar modo dall’Arena.
In riferimento al concorso di ammissione alle Professioni Sanitarie, il Papachristou ebbe a rendere due verbalizzazioni, una prima, il 25/10/2000, ed una seconda il 31/10/2000:
– omissis – “il giorno prima dell’esame l’ARENA mi chiese se conoscevo studenti che dovevano affrontare detta prova (leggi prova di ammissione al corso universitario per il Diploma di Laurea Breve di Ortottica) e si dichiarò disponibile a garantire il superamento dietro compenso della somma di lire 15 milioni. Io girai alla ragazza tale proposta e la stessa dopo aver contattato telefonicamente i genitori in Grecia la accettò. Fu così che a distanza di qualche ora, dopo la mezzanotte, l’ARENA si presentò con le copie delle risposte dei quiz in questione; in particolare, si trattava di risposte concernenti tre distinti compiti, ciascuno composto di 80 domande, uno dei quali sarebbe stato sorteggiato. Dopo 8-10 giorni la ragazza andò in Grecia, prelevò il denaro che al suo ritorno mi consegnò e che io diedi all’ARENA; nel frattempo erano stati affissi i risultati dell’esame favorevoli alla ragazza.”
– omissis – (All. n. 1 Procedimento penale n. 2790/998 R.G.N.R. INFORMATIVA DI REATO Cat. Q.2.2/2000 Mob. 4° Sez. C.O. datata 13/12/2000)
Con il succitato verbale il Papachristou ammetteva le proprie responsabilità, indicava l’Arena come colui che deteneva le risposte dei quiz, ed indicava nella connazionale Papadimitriu Alkyoni la studentessa che aveva usufruito dei loro “servigi” in riferimento all’illecito superamento della prova di ammissione al corso universitario per il Diploma di Laurea Breve di Ortottica.
Gli accertamenti immediatamente svolti dalla Mobile, oltre a pervenire all’immediata identificazione della studentessa greca, permisero di apprendere che la stessa risultò essere arrivata prima al concorso di ammissione in argomento con un punteggio elevatissimo, corrispondente a “76,6”, rispetto alla candidata posizionatasi al secondo posto nella graduatoria di merito che risulta aver ottenuto il punteggio di “38,6”.
La circostanza fu confermata dalla stessa studentessa che, in data 14/11/2000, dichiarò a verbale:
…Omissis… “Risponde a verità che io abbia preventivamente ricevuto le risposte relative al Diploma Universitario per Ortottista ed Ass. Oftalmico. Tale vantaggio io lo ricevetti direttamente dal PAPACHRISTOU in quanto fu lui a consegnare a me le risposte. Per ottenere ciò io presi accordi direttamente con il PAPACHRISTOU al fine di corrispondere come contropartita una somma di denaro equivalente a lire 19 milioni. …Omissis…
Giova rammentare che il compito, o meglio i test, per il superamento del concorso per l’ammissione alle Professioni Sanitarie erano uguali per tutte le specialità (Ortottista, Infermiere, Fisioterapista, Tecnico di radiologia etc etc), motivo per il quale, diversi potrebbero essere stati gli studenti che hanno ricevuto dall’Arena la soluzione dei test per il concorso in argomento. La scoperta dell’avvenuto condizionamento del concorso sopra esposto, e di tutti i risultati che ne seguirono, fu per gli investigatori peloritani come quando il comandante di una nave vede la punta di iceberg e poi rimane travolto da quell’enorme massa di ghiaccio che si celava sotto il pelo dell’acqua.
Avvenne, infatti, che la Squadra Mobile riuscì a scoperchiare un marciume inaspettato che stava incancrendo l’Ateneo messinese.
Infatti, accadde che la Squadra Mobile, oltre a scoprire il condizionamento del concorso per l’ammissione alle professioni sanitarie, scoprì anche la manomissione delle griglie di risposta di alcuni partecipanti al concorso di ammissione alla Facoltà di Medicina, attività che, molto verosimilmente ma molto verosimilmente, fu compiuta con la compiacenza di tutti i componenti della commissione concorsuale.
Non volendo dilungarsi sull’articolata attività investigativa svolta, si riportano qui di seguito alcuni passi delle Conclusioni dell’Informativa di reato.
Informativa di reato Cat.Q2.2 /2000/Mob. Sez.C.O., datata 6 Agosto 2001, relativa al Procedimento Penale nr. 2790/99 R.G.N.R.
…Omissis… Alla luce delle sopra esposte risultanze investigative può concludersi che anche gli esami per l’ammissione al corso di laurea in Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Messina hanno subito la pregiudizievole ingerenza dell’organizzazione criminale oggetto di indagine, già colpita da provvedimenti cautelari in seno al presente procedimento penale, nonché nel corso della c.d. Operazione “Panta rei”.
Ciò che pare emergere dall’attività d’indagine è innanzitutto l’esistenza di diverse metodologie seguite dall’organizzazione per raggiungere il medesimo risultato e cioè quello di consentire l’illecito superamento di esami da parte di soggetti che si erano affidati alla stessa.
Uno dei metodi richiede la necessaria collaborazione da parte dei docenti, in quanto presuppone un intervento di questi ultimi sull’elaborato del candidato “sponsorizzato”, in tempo successivo alla consegna dello stesso, al fine di operare le necessarie variazioni che consentano al candidato di ottenere il punteggio necessario per il superamento dell’esame.
Altro metodo, come già specificato in precedenza, è la collocazione all’interno delle aule d’esame di soggetti, già laureati o comunque esperti delle materie d’esame, al fine di poter consentire al candidato, già durante l’esecuzione della prova, di ottenere tutte quelle risposte ai quesiti che ne garantiscano il suo utile posizionamento in graduatoria.
Le due metodologie sopra indicate hanno in passato consentito, così come dimostrato da questo Ufficio nell’ambito dell’attività investigativa svolta in seno al presente procedimento penale, un ingentissimo guadagno alla organizzazione criminale oggetto di indagine la quale godeva di una “meritata fama” nell’ambiente studentesco di questa provincia e di quelle d’oltre stretto.
Infine, appare opportuno in questa sede sottolineare quanto emerso in ordine alla responsabilità dei membri della Commissione d’esame in argomento.
In particolare, nonostante che l’ambiente sociale e professionale frequentato dagli odierni indagati sia assai diverso da quello di “normali” criminali, è assai significativo come i docenti in argomento abbiano adottato, a loro difesa, un comportamento omertoso e inquinante del quadro probatorio, degno di una organizzazione criminale.

Ciò lo si deduce dalla assoluta convergenza delle dichiarazioni dagli stessi rilasciate in questi Uffici in ordine alle modalità di consegna dei plichi al Presidente della Commissione prof. XXXXXXXX ed alla custodia degli stessi sino all’arrivo del Dr. XXXXX XXXXXXXX, circostanze queste completamente smentite dalla scrupolosa ricostruzione dei fatti operata dal funzionario amministrativo, il quale ha peraltro consentito l’identificazione di quei docenti che materialmente hanno manomesso gli elaborati d’esame.
Altra omissione operata dai prefati docenti, evidentemente nella consapevolezza di quanto accaduto il 25 Settembre 2000, è quella relativa alla mancata verbalizzazione dei rilievi mossi dai candidati dopo la visione dei propri elaborati il giorno 27.10.2000.
Tale comportamento omissivo deve necessariamente essere sommato a quello finalizzato all’inquinamento probatorio posto in essere dalla direttrice XXXXXX, la quale, non solo ha originariamente omesso di consegnare a personale dipendente i verbali redatti il 27 ottobre 2000, in sede di revisione dei compiti, ma ha tenuto anch’essa un comportamento omertoso durante la sua prima verbalizzazione in questi Uffici, in perfetta linea con le condotte tenute dai membri della commissione d’esame e probabilmente su suggerimento di questi ultimi.
Tale ultima supposizione appare essere avvalorata da una strana circostanza, peraltro confermata dalla XXXXXX, relativa ad un incontro, peraltro assai “strano”, avvenuto tra la stessa e il prof. XXXXXXXX, nei pressi della Questura, poco prima che la donna venisse nuovamente escussa a s.i. in questi Uffici.
Orbene, anche considerando casi di estrema necessità e urgenza che imponevano un colloquio tra i due, che peraltro poteva avvenire anche telefonicamente, appare assai significativo il citato incontro qualora inquadrato nella non lontana ipotesi che i due abbiano voluto concordare le dichiarazioni da rendere.
Non si spiegherebbe altrimenti il verificarsi dell’incontro tra i due, a quattrocchi, lontano da “orecchie o sguardi indiscreti”, nelle prime ore della mattina, e in prossimità degli Uffici della Questura, in considerazione che i due potevano benissimo sentirsi telefonicamente o rimandare il loro colloquio di qualche ora.
Nella sopra riportata esposizione dei fatti manca la rappresentazione del perché i succitati stimati docenti abbiano potuto porre in essere condotte così abbiette.
Tuttavia, il dolo dei reati in argomento è stato originariamente individuato già nell’attività di intercettazione ambientale, allorquando lo XXXXXXXXX, colloquiando con il XXXXX, quasi a voler sfatare le obbiezioni di quest’ultimo dichiara:<<l’unico che è stato aiutato e non figlio di professori è stato lui, e loro hanno fatto la statistica … >>.
Cioè l’interesse evidente che ne traggono è quello di “favorire” figli o parenti di colleghi, al fine di trarne un futuro e concreto vantaggio allorquando i docenti o gli amici rimasti “obbligati” saranno in grado di favorire gli stessi o di ricambiare il favore ricevuto.
Peraltro, le trame intessute e le coinvolgenti cointeressenze, basate essenzialmente su rapporti di “do ut des”, se da un lato non costituiscono altro che la manifestazione e l’esercizio di un “potere” all’interno della struttura Universitaria, dall’altro appaiono estremamente gravi in considerazione del fatto che gli stessi docenti rivestivano all’epoca dei fatti, e rivestono tutt’oggi, la qualità di Pubblici Ufficiali.
Costoro esercitano cariche e funzioni di alta responsabilità e tutela della P.A. che, alla luce di quanto emerso, non possono più considerarsi garantite a causa dei comportamenti manifestati dagli odierni indagati.
Alla luce di quanto sopra esposto, si denunziano i nominati in oggetto per i reati in rubrica rispettivamente ascritti e per quant’altro dovesse emergere dalla narrativa dei fatti come sopra rappresentati. …Omissis…
L’interesse dei docenti della Facoltà di Medicina a partecipare, con l’incarico di membri alla Commissione concorsuale, apparve ai vertici della Mobile di particolare interesse, e ciò è certamente ignoto a chi non è addentro alla realtà accademica.
Infatti, l’opinione degli inquirenti fu che i componenti della commissione concorsuale, una volta nominati, hanno il dovere di adoperarsi in favore dei figli dei colleghi che quell’anno sono nella veste di candidati, in virtù di un pactu sceleris esistente nel mondo accademico, in modo che, il proprio figlio, una volta che in futuro si presenterà anch’egli come candidato, godrà anch’esso del medesimo trattamento, riuscendo molto verosimilmente a superare la prova d’esame grazie all’operato dei colleghi del padre quell’anno in Commissione .
Questo particolare interesse, così come l’enorme giro di affari che circondava il superamento del concorso in esame, consente di comprendere il perché il Longo e l’Arena chiesero l’intervento del prof. Purello D’Ambrosio in favore di alcuni studenti greci.
Aver menzionato i contenuti dell’Operazione “panta rei 2” è stato il mezzo per spiegare come l’organizzazione criminale, aiutata dal Longo, avesse un particolare interesse nella Facoltà di Medicina, ove riusciva a garantire il superamento di materie d’esame e finanche i concorsi, naturalmente dietro il corrispettivo di una adeguata somma economica.
Il soggetto che si occupava in via principale di questo mercimonio era l’Arena Fausto che, come visto sopra, effettuò le minacce al prof. Purello in concorso con il prof. Longo, proprio per ottenere l’illecito superamento di una prova concorsuale da parte dei due studenti ellenici, attraverso, evidentemente, il pagamento di cospicue somme di denaro.
Circostanza quest’ultima che il Longo non poteva disconoscere, stante l’interesse mostrato nell’avvicinare il prof. Bagnato, così come peraltro accennato dai coniugi Pansera nella loro conversazione in precedenza analizzata.
Esaminata la complessità della figura del prof. Longo e la sua pressoché certa, quantomeno, contiguità a particolari ambienti mafiosi, si può ipotizzare che lo stesso, alla data del Dicembre 1997, avesse la possibilità di richiedere a soggetti appartenenti all’ambiente ‘ndranghetistico di “vendicare” eventuali torti subiti.
Volendo percorrere questa ipotesi e supporre che il Longo abbia mai potuto richiedere l’eliminazione del prof. Bottari, nasce spontaneo un quesito: “che vantaggio avrebbe potuto trarne il Longo dalla morte del prof. Bottari? Quale movente avrà scatenato nella mente del gastroenterologo il desiderio di volere morto un suo collega?”.
CONTINUA…
