Giallo d’estate: L’omicidio del prof Matteo Bottari. Lo status quo al Rettorato di Messina alla vigilia dell’omicidio (sesta puntata)

Lanciato il sasso nello stagno, ora sarebbe utile che il racconto dell’omicidio del professore Matteo Bottari avvenuto nel gennaio del 1998 – delitto ancora senza una risposta da parte dell’autorità giudiziaria – proseguisse pubblicamente, non più sottovoce. E’ un invito a dire apertamente quello che, nell’Ateneo di Messina e al Policlinico universitario, quasi tutti pensano e conoscono, ma che pochi hanno il coraggio di rivelare ai magistrati. Coraggio, abbiate coraggio.   

Grazie alla rilettura di tutti gli atti all’epoca redatti, alcune circostanze possono essere oggi collocate in un contesto completamente diverso da quello che aveva preso forma nelle nostre menti di cronisti investigatori.

La prima circostanza che viene in mente per tale considerazione è la vera natura dei rapporti, tra il Rettore e il Preside della facoltà di Medicina, in prossimità dell’omicidio in argomento.

In una prima fase d’indagine, nessuno dei due soggetti sopra menzionati aveva riferito, nel corso dei loro interrogatori, come in realtà fossero i loro rapporti, dando l’illusione che gli stessi andassero d’amore e d’accordo.

La scoperta di tale falsa visione e del loro altalenante rapporto è stata fatta dallo scrivente solo di recente, allorquando ha riletto, con attenzione, il verbale di interrogatorio reso dal prof. Francesco Tomasello avanti ai Magistrati all’epoca incaricati delle indagini, innanzi al Procuratore Capo dell’epoca, Luigi Croce, ed ai suoi due fidati Sostituti, il Vincenzo Barbaro e Giuseppe Laganà, il 09 Febbraio 1999, dopo circa tredici mesi dal fatto di sangue.

Da tale verbale è riemerso che:

        1. I rapporti tra il Tomasello e il Cuzzocrea si erano deteriorati già nel Luglio 1995, quando il primo fece approvare un documento del Consiglio di Facoltà in cui erano state designate le cattedre che dovevano andare a concorso per due professori di seconda fascia, incarichi che, poi, vennero assegnati a medici che erano “nemici del Rettore” provocando il suo risentimento che fu comunicato al Tomasello dallo stesso Longo;
        2. Dopo l’episodio di cui sopra, il Longo durante tutte le sedute del Consiglio di Facoltà di Medicina, interveniva manifestando il volere del Cuzzocrea, tanto che poi tale atteggiamento lo fece assurgere a Commissario del Rettore nella Facoltà di Medicina, esautorando, di fatto, il Tomasello dalle sue funzioni;
        3. Nel Luglio 1997, il Longo chiese al Tomasello di assegnare un posto di Ricercatore a Psichiatria per un medico di sua conoscenza. Il Tomasello si oppose a ciò e trovò, inaspettatamente, l’adesione del Rettore alla sua decisione, provocando una prima frattura tra il Cuzzocrea ed il Longo;
        4. Sempre nel Luglio 1997, forse dopo l’episodio di cui sopra, il Rettore indisse una riunione, alla presenza di Capodicasa e Giacomo Ferraù, in cui chiese scusa ai professori Tomasello, Bottari, Purello, Scribano e Oscar Ferraù, per averli “trascurati” in favore del Longo, da cui prese le distanze. Nella circostanza, Bottari, Purello e Scribano raccontarono al Rettore elementi di doglianze per alcune condotte del Longo. Tali circostanze, espresse alla presenza del Capodicasa e del pro rettore Ferraù, furono poi apprese dal Longo che additò i colleghi di essere “infami”;
        5. Nel settembre 1997, durante il concorso di ammissione alla Facoltà di Medicina, il prof. Purello e il prof. Germanò furono minacciati dallo studente calabrese Fausto Arena, affinché favorissero il superamento del concorso da parte di due studenti greci. L’Arena li minacciò dicendo che il prof. Longo non li avrebbe più fatti inserire in tale Commissione. La circostanza fu confermata dal prof. Bagnato che riferì di un colloquio con il Longo, il quale era risentito con i due docenti che non avevano accolto le richieste dell’Arena;
        6. Tra il luglio e il dicembre 1997, Tomasello venne a conoscenza di amicizie “inquietanti” del Longo e dell’inquietudine del Bottari ad andare a lavorare insieme al gastroenterologo;
        7. Nel medesimo periodo di cui sopra il Capodicasa e Giacomo Ferraù tentarono di ricucire invano i rapporti tra Longo e il Rettore;
        8. Il 31 Dicembre 1997, durante la riunione del Consiglio di Presidenza, Longo strappò il programma dell’incontro stilato dal prof. Purello e annunciò le sue dimissioni da tale organo. Longo, fra l’altro, era in scadenza di mandato quale Componente del C. di A.;
        9. Il 02 Gennaio 1998, Longo ha contatti telefonici con i fratelli Pannuti e con lo zio di questi, il medico dentista Felice Stelitano;
        10. Il 02 o il 03 Gennaio 1998, a casa del prof. Purello, Cuzzocrea chiede nuovamente scusa ai docenti intervenuti, specie Tomasello, Scribano, Bottari, Purello e Ferraù per il disagio subito da questi per l’operato del Longo;
        11. Il 07 Gennaio 1998, il Longo annuncia di non candidarsi alle imminenti elezioni per il Senato Accademico;
        12. Il 09 o 10 Gennaio 1998, il prof. Tomasello venne a conoscenza di una lite tra il Longo e Bottari per un atto di soverchieria fatto dal primo al secondo;
        13. Dopo la riunione del Consiglio di Presidenza del 31/12/1997, il prof. Tomasello “…credo il giorno successivo, mi disse di aver informato il Rettore dell’accaduto ed il prof. Cuzzocrea rimase amareggiato per tale comportamento tenuto dal prof. Longo, tanto da non averlo voluto ricevere nei giorni successivi all’episodio.” . (vedasi dichiarazioni del prof. Purello del 25/02/1998)

 

Tutti i punti sopra riportati, a parte il 5, il 9, l’11 e il 13, sono contenuti nel verbale di interrogatorio sopra menzionato.

Dalla lettura di quanto sopra emerge un quadro inquietante di quelli che erano i rapporti tra i docenti nella Facoltà di Medicina e in quelli tra la facoltà e il rettorato.

Circostanze che avevano determinato la nuova posizione del Longo che, da delfino del Rettore era divenuto il reietto, scacciato dal Rettorato, non aveva più alcuna carica ufficiale, né più ne avrebbe avute in futuro, né poteva manifestarsi ai colleghi come colui che esprimeva la volontà del Cuzzocrea. Si trovava quindi in una situazione per lui impensabile e intollerabile.

Avvenuto, qualche giorno prima l’omicidio de qua, lo screzio tra il Longo e Bottari merita di essere approfondito.

Tomasello riferì che la lite avvenne tra il 09 o il 10 Gennaio 1998, allorquando a un paziente, a cui era stata effettuata un’endoscopia, sarebbe stata consegnata in ritardo la biopsia, probabilmente relativa a un tumore, e di tale mancanza era stata indicato ai parenti il nome di Bottari, a opera del Longo.

Di tale grave scorrettezza era stato informato il Tomasello che aveva chiamato immediatamente Bottari chiedendogli i particolari dell’accaduto.

Nel loro colloquio telefonico, Bottari cercò di minimizzare anche se, come seppe poi il Preside dalla moglie dell’ucciso, questi, quando tornò a casa, fece l’inferno prospettando anche una sua visita a un legale per tutelare la sua immagine professionale.

Breve riflessione: ma perché per conoscere i reali rapporti esistenti tra il Rettorato e la Facoltà di Medicina si è dovuto attendere più di un anno dall’omicidio, quando solo e soltanto Tomasello ha avuto il coraggio di raccontarle?

Evidentemente tutti gli attori di tale triste vicenda dovevano avere terrore di una vendetta di colui che aveva provocato tale frattura!

Il periodo post omicidio

Quanto descritto era la situazione che regnava al Rettorato e nella Facoltà di Medicina dell’Università di Messina fino alla vigilia dell’omicidio del Matteo Bottari.

Ripeto, molte delle circostanze sopra narrate non furono mai concretamente raccontate alla Squadra mobile, ma raccolte da alcuni ispettori dopo parecchio tempo e rese da testimoni che avevano deciso di “pulirsi la coscienza”: il coraggio chi non ce l’ha non se lo può dare avrebbe detto Don Abbondio nel romanzo “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni.

Qui di seguito, invece, riporteremo ciò che accadde successivamente al grave fatto di sangue che convinse la polizia di Messina a concentrare le loro attenzioni investigative sul prof. Giuseppe Longo, dopo aver escluso, come visto sopra, tutte le altre.

A soli 20 giorni dall’omicidio, il 05 Febbraio 1998, fu consegnata una missiva anonima all’allora Rettore, prof. Diego Cuzzocrea, recapitatagli presso la sua abitazione, nella quale, con caratteri trasferibili, l’ignoto redattore scrisse “IL PROSSIMO BOTTARI SARAI TU”, facendo chiaro riferimento a una vendetta trasversale .

Purtroppo gli esami dattiloscopici sulla missiva in questione non consentirono di rilevare impronte dattiloscopiche utili e la missiva anonima fu anche analizzata, in considerazione della necessaria cautela che doveva contraddistinguere l’attività investigativa allora in corso, come possibile opera di sciacallaggio, oppure di depistaggio, volutamente attuata al fine di indirizzare le indagini su settori non produttivi, disperdendo e vanificando gli sforzi investigativi.

Le testimonianze all’epoca raccolte furono tutte univoche nell’indicare quale unico motivo di doglianza nella vita della vittima i rapporti non idilliaci con il collega gastroenterologo prof. Longo Giuseppe.

Qualche giorno prima della ricezione della missiva anonima al Rettore, Gaetano Bonaccorso aveva convocato in questura il prof. Tomasello che, il 03 di febbraio 1998, rese ampie dichiarazioni sulla lite del 31 Dicembre 1997, durante il Consiglio di Presidenza, in cui Longo espresse il suo disappunto, strappando il programma della riunione.

L’allora Preside di Medicina aggiunse che i rapporti tra Longo e il Rettore si erano incrinati, per un “eccesso di iniziativa” del Longo tra Settembre e Ottobre 1997  (episodio del concorso di ammissione a Medicina),  esimendosi dal riferire in che rapporti fossero Bottari e Longo.

Dichiarazioni che ricalcavano quelle rese dal prof. Emanuele Scribano, il quale, anzi, accennò a quanto riferitogli dal professore Bottari in ordine all’incompatibilità caratteriale e al contrasto esistente con il prof. Giuseppe Longo che metteva a rischio l’assegnazione ai Servizi dai due diretti di un nuovo costruendo padiglione nel quale era programmata la nuova loro collocazione.

In riferimento all’esistenza di contrasti e delle forti tensioni all’interno del Consiglio di Presidenza di Medicina, determinate dalla generale volontà di tale organo di non individuare più nel Longo il candidato proposto dalla Facoltà di Medicina per le future elezioni all’interno del Consiglio di Amministrazione e del Senato Accademico dell’Ateneo messinese, nessuno ne parlò esplicitamente.

Tanto che, è il caso di rammentare, il prof. Giacomo Ferraù ed Eugenio Capodicasa, interrogati negli uffici della Mobile, tacquero entrambi sulla suesposta circostanza, celando il disappunto del prof. Longo.

Entrambi non fecero menzione del fortissimo scontro e delle conseguenti dimissioni dal Consiglio di Presidenza del Longo che ne seguirono, nonostante gli investigatori avessero già acquisito numerose testimonianze che riferivano il contrario di quello esposto dai “due compari” del gastroenterologo.

Inoltre, la decisione dei Dirigenti della Mobile di “puntare” sulla pista dei contrasti tra la vittima e Longo, fu ancor di più sollecitata dalle prime risultanze dell’attività intercettiva a carico del prefato medico.

Infatti, all’epoca, gli operatori della Mobile ebbero modo di attualizzare particolari rapporti di frequentazione del prof. Longo con pregiudicati di origine calabrese, nel corso di un predisposto servizio di osservazione.

Accadde che durante l’attività d’intercettazione telefonica dell’utenza cellulare del prof. Longo, fu intercettata una conversazione nella quale tale “Gianni”, individuo con marcato accento calabrese, chiedeva un urgente incontro con il Longo Giuseppe che lo accordava per le ore 09.00 di domenica 08/02/1998, nei pressi dell’imbarco dei traghetti privati in località Villa S. Giovanni (RC).

Il prefissato incontro dava una grande possibilità agli inquirenti e quindi Bonaccorso decise di porre in essere idonee attività di polizia per identificare il soggetto calabrese, senza però pregiudicare le indagini in corso.

D’intesa con Bocca, il Vice Dirigente prese accordi con i colleghi della Polizia Stradale di Villa San Giovanni (RC) che, il giorno concordato, personale della Mobile, appiedato, avrebbe raggiunto gli imbarcaderi della sponda calabrese e lì, dopo aver osservato l’incontro tra il Longo e il suo interlocutore, avrebbe comunicato ai colleghi della Polstrada l’autovettura con cui si sarebbe allontanato l’ignoto amico del gastroenterologo, al fine di procedere al suo controllo qualche kilometro più avanti, e, naturalmente, identificarlo compiutamente.

Fu così che il poliziotto all’uopo impegnato, vide il prof. Longo raggiungere, appiedato, gli imbarcaderi di Villa San Giovanni e avvicinarsi a uno sconosciuto, con il quale si intratteneva oltre mezz’ora.

Dopodiché faceva rientro verso Messina, salendo a bordo di un traghetto delle compagnie private.

Nel frattempo, giusti accordi presi, gli agenti della Polstrada fermarono una Volkswagen Golf, identificando il guidatore per Giovanni Morabito, africese con precedenti di polizia.

Il tenore della conversazione telefonica, così come le modalità con le quali si era manifestato l’incontro, dimostrarono la pregressa conoscenza tra i due e, verosimilmente, l’esistenza di precedenti incontri visto che il Morabito e Longo non ebbero difficoltà a concordare il luogo dell’incontro.

Il martedì seguente, il 10/02/1998, Bocca si recò in Procura presentando una dettagliata Informativa nella quale si spiegava che l’unica pista investigativa che era emersa prepotentemente era quella sui contrasti tra il prof. Longo e Bottari, anche in considerazione delle particolari frequentazioni del gastroenterologo con ambienti mafiosi, nonché per la scoperta, durante l’attività intercettiva, dell’esistenza di una relazione extraconiugale tra lo stesso e Adriana Laganà.

Fatto questo assai significativo laddove la donna intese indirizzare le indagini verso una pista passionale.

In considerazione del materiale raccolto, la Squadra mobile richiese al Pm Carmelo Marino, titolare delle indagini, di voler autorizzare un’intercettazione ambientale a carico del prof. Longo, con la collocazione di microspie nella sua autovettura e nella sua casa di villaggio Gesso (ME).

Servizi che furono immediatamente concessi e avviati anche alla luce del clamore mediatico che suscitò la venuta a Messina, l’11 Febbraio 1998, della Commissione Parlamentare Antimafia.

Tale evento colse Longo in una posizione non particolarmente favorevole all’interno dell’Università, perché, stante i rapporti all’epoca esistenti con i massimi organi universitari, questi ultimi, invece di attribuire a lui la responsabilità del servizio di Endoscopia, si andavano orientando verso l’accorpamento dello stesso servizio con quello omologo inserito nell’Istituto di Chirurgia generale e diretto dal prof. Pracanica.

Apparve, quindi, necessario ai Dirigenti della Mobile di poter disporre di attività intercettive per poter cogliere, al meglio, le conversazioni effettuate dal prof. Longo.

A tal riguardo, diverse furono le difficoltà, raccontate dagli operatori dell’epoca con particolare ironia, che dovettero superare per riuscire a installare la necessaria apparecchiatura tecnica nell’autovettura e nella casa del medico messinese al villaggio Gesso, ove questi, appassionato cacciatore, allevava una decina di cani che provocarono non pochi patemi agli agenti per raggiungere il loro obiettivo, scatenando un inferno con il loro abbaiare.

Pronti a intervenire già da qualche giorno, sotto le direttive dell’Isp. Salvatore Zanghì, il personale approfittò di un’assenza del prof. Longo per partecipare a un congresso, e nottetempo, dopo aver tranquillizzato i cani con dei bocconi prelibati, aprirono la SAAB 900 cabrio del docente, collocando al suo interno le apparecchiature necessarie per un’adeguata intercettazione ambientale.

Analoga operazione venne fatta, in tutta fretta, anche all’interno della casa, ove l’esperto Ispettore raccomandò a tutti gli operanti di non spostare nessun oggetto o mobilio facendo così scoprire al docente la loro intrusione.

Fu così che, già prima della fine di Febbraio 1998, gli Agenti della Mobile D’Arrigo e Miroddi, responsabili della Sala Ascolto, furono pronti a sottoporre a intercettazione telefonica e ambientale il prof. Longo, monitorandolo costantemente giorno per giorno.

Proprio per tale motivo, Bonaccorso, da abile stratega, decise di procedere a un nuovo interrogatorio con la Laganà, certo che il Longo, dopo la deposizione dell’amante, avrebbe voluto conoscere i contenuti dell’atto di polizia, al fine di apprendere se egli fosse stato preso di “mira” dagli investigatori.

La decisione del Vice Dirigente della Mobile colse nel segno perché, fissato l’interrogatorio per il pomeriggio del giorno 02/03/1998, durante la verbalizzazione, la donna ricevette ben due chiamate dal Longo, ansioso di sapere se avesse terminato la sua deposizione, chiuse dalla donna, simulando di aver risposto a tutt’altro interlocutore.

Al termine dell’interrogatorio, la donna s’incontrò immediatamente con Longo, al quale riferì il contenuto della sua verbalizzazione, dandogli conferma di aver riferito, come concordato precedentemente con il suo amante, false e omissive dichiarazioni in ordine ai rapporti tra lui e la vittima.

Successivamente, i due amanti si recarono presso l’abitazione del Longo, anch’essa sottoposta a intercettazione e lì, durante il loro colloquio, emerse la volontà del Gastroenterologo di annettere al suo Reparto il Servizio di endoscopia lasciato vacante dal povero Bottari.

Le risultanze del complesso e articolato servizio di intercettazione telefonica e ambientale a carico del prof. Longo, fecero sorgere spontaneo un quesito nella mente degli investigatori, e cioè se fosse necessario sottoporre ad analogo servizio intercettivo Eugenio Capodicasa, il  Rettore Cuzzocrea e il Pro Rettore Ferraù dell’epoca, al fine di correttamente collocare le posizioni dei suindicati con quella del Longo.

La motivazione di tale quesito risiedeva nell’accertata duplicità dei rapporti tra Capodicasa e il prof. Cuzzocrea, che vedeva il primo nella veste di fedele segretario e portatore dei più intimi segreti del rettorato, prima, e poi in quella d’ideatore di trame, in danno dello stesso Rettore, con la complicità del Longo e di Giacomo  Ferraù.

Alla luce di dei dati raccolti, la Mobile richiese, con l’informativa del 07/03/1998, l’autorizzazione a sottoporre a intercettazione ambientale lo studio del Rettore e l’ufficio del suo Segretario Generale, sia al fine di chiarire alcuni aspetti relativi all’omicidio del Bottari che, per vari ordini di motivi, gli stessi non avevano dolosamente riferito all’Autorità procedente e agli inquirenti, sia i reali rapporti esistenti tra il Longo e il duo Capodicasa-Ferraù e tra questi ultimi e il Rettore.

Difatti, sullo sfondo di tale vincolo che legava il trio “Longo-Capodicasa-Ferraù”, emerse un fosco quadro d’interessi che vedeva i tre compari tessere un’abile manovra finalizzata a ribaltare la posizione del Longo, da “reietto” della Facoltà di Medicina a divenire, nuovamente, persona di fiducia del prof. Diego Cuzzocrea.

Dopo l’evento “omicidio Bottari”, si registrò, a partire dalla metà del mese di Febbraio, a un ritorno del Longo nelle grazie del Rettore tanto che, pur ufficialmente ormai estraneo agli organi di vertice dell’ateneo, il gastroenterologo iniziò a indossare la veste di primario consulente del rettorato, nell’individuazione della candidatura sostitutiva a quella del Cuzzocrea per le prossime, all’epoca, elezioni a Rettore o in alternativa  a esprimere il suo placet, inteso come condizione indispensabile, in ordine alla ripresentazione dello stesso Diego Cuzzocrea  alle nuove elezioni.

Ciò che non riuscivano a spiegarsi Bocca e Bonaccorso, dalla lettura di numerose conversazioni intercettate, fu l’inspiegabile posizione di anomalo assoggettamento del Rettore al Longo con un improvviso tentativo di riavvicinamento tra i due, paradossalmente condotto dal Rettore e non dal docente.

Anche se bisogna rammentare che, oltre al messaggio di minaccia ricevuto dal prof. Diego Cuzzocrea, in data 05 Febbraio 1998, segue una seconda fase che vede il forte indebolimento della posizione del Rettore, a seguito della visita in Messina, l’11 Febbraio 1998, della Commissione Parlamentare Antimafia e della consequenziale campagna di stampa sviluppatasi sulla scorta delle dichiarazioni rilasciate dai componenti della stessa.

Tale indebolimento originò, verosimilmente, l’idea del Cuzzocrea di appoggiarsi nuovamente al fido scudiero del passato e cioè al Peppe Longo.

Accadde, infatti, che il Longo lasciò un messaggio nella segreteria di un’utenza telefonica della famiglia Cuzzocrea, il 14 Febbraio 1998, e il pomeriggio dello stesso giorno, la moglie del Rettore chiamò il Longo, sull’utenza fissa della sua abitazione, e i due, dopo i convenevoli, ebbero un affettuoso colloquio in cui gli stessi ribadirono la loro antica “amicizia” e di aver superato insieme diversi momenti critici.

Al termine del loro colloquio, il Longo, mentre stava componendo la numerazione di altra utenza telefonica ed era in attesa di prendere la linea, disse la seguente frase: “ORA  CHI   CI   TREMA  U  CULU …. NON  E’ CHI  MI   TELEFUNAU   PRIMA”,  facendo emergere l’atteggiamento di anomala subordinazione che la famiglia Cuzzocrea aveva nei confronti del medico messinese.

La telefonata tra la signora Cuzzocrea e Longo fu successiva a quella, avvenuta qualche ora prima, tra lo stesso Longo e il Rettore, in cui i due ebbero un “chiarimento”:

Trascrizione della telefonata n.168 in partenza dall’utenza cellulare intercettata n.0337/958925, intestata alla C.P.Z. Srl di Bruzzano Zeffirio (RC) e in uso Longo Giuseppe, via G. Bruno is.80, registrata alle ore 11.55 del 14.2.1998, da giri 3267 a giri 3292. La conversazione avviene tra Longo Giuseppe (G)  e il Rettore prof. Diego Cuzzocrea (U).

U:  Pronto?

G:  professore sono Peppe

U:  Ciao Peppe, come va?

G:  eh, non c’è male, mi dispiace per tutti questi….

U:  non ti sei fatto più vedere…

G:  e lo so, ma… tutti questi casini che stanno succedendo mi dispiace veramente, comunque… io sono sempre a sua disposizione

U:  ….. io ritengo che qualche cosa si deve fare Peppe

G:  professore io sono sempre a sua disposizione

U:  ma non è per me sinceramente..

G:  no, va bene, è chiaro che si sono innescate tutta una seria di…di cose perverse…

U:  qua la discussione bello mio e… e… l’università, la facoltà, il policlinico, qua c’è tutto.. tutto un casino che credo bisogna…. so che i sindacati si stanno muovendo a favore..

G:  uh

U:  io credo che qualcosa di serio bisogna farla

G:  si, si, qua hanno fatto di tutta l’erba un fascio… stanno cercando…

U:  anche con gli studenti, tutte cose, credo che si deve fare qualcosa di grosso…

G:  professore mi faccia sapere quando ha bisogno..

U:  ti faccio sapere Peppe,

G:  va bò

U:  ciao

G:  arrivederci

U:  ciao, grazie ciao, ciao

A conferma della comunanza d’interessi che legava Longo al Capodicasa, nel comune tentativo di ottenere, attraverso un abile doppio gioco, il rientro a pieno titolo del primo tra i soggetti più vicini ai vertici universitari dell’epoca, furono registrate dal personale della Mobile due conversazioni avvenute tra i predetti.

La prima, immediatamente dopo la sopra riportata comunicazione con il Rettore, e la seconda immediatamente successiva alla conversazione intervenuta tra il Longo e la moglie del Cuzzocrea Diego.

Terzo membro del trio era il prof. Giacomo Ferraù che, nel comune progetto, fu dal Longo e dal Capodicasa individuato come l’uomo da collocare al vertice dell’ateneo messinese, al posto del prof. Cuzzocrea considerato ormai “bruciato”, a seguito delle critiche mossegli sui mass media, in occasione della venuta a Messina della Commissione parlamentare Antimafia, in relazione a illeciti interessi legati alla vicenda SITEL.

Ma la posizione assunta dal Ferraù, tra i due abili manovratori, si riesce a percepire ancora di più nella conversazione ambientale del 25 Marzo 1998, avvenuta nell’ufficio del Capodicasa, allorquando i tre sono d’accordo affinché il Cuzzocrea non rinnovi la propria candidatura, lasciando via libera al Ferraù:

Trascrizione della conversazione tra presenti registrata alle ore 19.10 del 25.03.1998, avvenuta nell’ufficio in uso al Dr. E. Capodicasa, presso università di Messina, da giri 8 a giri 517. La conversazione avviene tra Capodicasa Eugenio (C), Longo Giuseppe (L), un uomo a nome Antonio (N) (verosimilmente Checco Antonio) e un uomo a nome Giacomo (G) identificato per Ferraù Giacomo).

Omissis

L: se si decide se intende a farlo, incoraggiatelo a non presentarsi….. e a questo punto, la cosa… l’unica cosa, prima di tutto, è l’università, secondo per questa testa di cazzo di CUZZOCREA, e poi per tutti noi..

Omissis

L: dico tanto per dire… io sono… ma non perché io queste posizioni non le possa sostenere, io me ne sto fottendo, ma parlo per i rapporti di amicizia …che siamo stati dalla mattina alla sera per tre anni di seguito… anzi per tre, per cinque anni, e allora io però personalmente ho pure all’interno ….chiaramente un certo risentimento, perché nel momento in cui è successa la crisi politica, non una crisi personale, una crisi politica, questo stronzo…. proprio perché non ha palle, mi ha buttato a mare, e io mi sono incazzato. Quindi a questo punto chiaramente non mi si può chiedere di andare a fare la campagna elettorale per lui

Omissis

L: io sono di un altro parere in sono del parere… questo è il motivo per cui sono venuto qua stasera, se no non sarei venuto… perché… per consigliare a GIACOMO di parlare francamente con il Rettore e di candidarsi lui in prima battuta direttamente perché GIACOMO FERRAU’ è una persona pazzoide, isterica, tutto quello che vuoi , FERRAU’ è uno che effettivamente può portare alto il nome dell’università, perché è una persona di cultura. Una persona degna, è uno che fa addirittura cose buone….. tutte le cose che si sono fatte le ha fatte GIACOMO FERRAU’

Omissis

L: Nino alla fine siamo… dovremmo essere d’accordo sulla soluzione del problema…..la soluzione del problema non può essere la candidatura di questo, deve essere la soluzione della candidatura di una persona dell’accademia, io l’unica persona che vedo in grado veramente di fare il Rettore è Giacomo FERRAU’… è chiaro è una persona di cultura al di sopra delle parti, non ha famiglia, se non quel cazzone di suo fratello che è una persona che ha dimostrato di saperci fare, con tutti i suoi problemi caratteriali ma quelli insomma non sono…

Omissis

Fine conversazione .

Numerose furono le conversazioni che i due esperti Assistenti D’Arrigo e Miroddi intercettarono in corso di indagine, in ordine alle attività poste in essere dal Capodicasa, unitamente al Longo e al Ferraù, ove emerse chiaramente di come il Rettore non fosse a conoscenza della reale posizione assunta dal suo Segretario di fiducia e dal pro Rettore, i quali, anche nel periodo antecedente l’omicidio de qua, svolsero la funzione di doppio giochisti e quindi, in definitiva, di referenti del gastroenterologo e conseguentemente di strumenti attraverso i quali quest’ultimo apprendeva e controllava le decisioni e le volontà dei vertici dell’Ateneo messinese dai quali egli era stato escluso.

Nonostante ciò, fu comune la volontà dei tre compari e del Cuzzocrea di spostare l’attenzione degli organi investigativi, per quanto riguarda l’omicidio del prof. Bottari, su fattori o circostanze che esulassero dall’ambiente universitario, favorendo, così come si è solito fare nell’ambiente mafioso, la pista della relazione extra coniugale dell’ucciso.

Il mese di Marzo del 1998 costituì un periodo di pieno fermento elettorale per l’ateneo messinese, in quanto, a seguito della citata venuta della Commissione parlamentare Antimafia, Messina assurse agli onori della cronaca nazionale e l’Università peloritana fu additata come un “verminaio”, motivo per il quale fu prospettata la necessità di una frattura con il passato, circostanza questa che venne cavalcata anche dai tre compari che spingevano affinché il Cuzzocrea si facesse da parte per far esplodere la candidatura del Ferraù Giacomo.

Nonostante il Cuzzocrea avesse parte dell’opinione pubblica contro e colleghi di Ateneo che lo contrastavano, egli era deciso a ricandidarsi, motivo per il quale gli episodi intimidatori avvenuti alla fine del mese, a posteriori, potrebbero inquadrarsi come un tentativo per intimorirlo per fargli abbandonare definitivamente la sua candidatura.

Proprio il 26 Marzo 1998 accaddero due episodi intimidatori, nella mattina, il prof. Giacomo Ferraù ricevette una missiva anonima dal seguente tenore: “giovedì 15 gennaio 1998 Bottari – adesso tocca a te”.

La notte seguente, la vettura del Capodicasa, una Renault Clio verde, parcheggiata sotto casa, in un riservato complesso residenziale, fu danneggiata con l’esplosione di sei colpi di pistola.

Tali episodi presero alla sprovvista il Capodicasa e il Ferraù, tanto che il primo, quello stesso pomeriggio, quando giunse in ufficio Longo, come prima cosa, chiese per due volte se fosse stato lui a sparare alla vettura, ottenendo una risposta negativa e scherzosa.

La conversazione che precedette l’ingresso del Longo nell’ufficio del Capodicasa, diede una lettura degli episodi intimidatori aderente a quella sopra ipotizzata .

Trascrizione della conversazione tra presenti registrata alle ore 17.20 del 27.03.1998, avvenuta all’interno dell’ufficio in uso al Dr. E. Capodicasa, presso università di Messina. La conversazione avviene tra Capodicasa Eugenio (C) ed altre persone. Successivamente entrano nell’ufficio Longo Giuseppe (L), un uomo che viene chiamato ingegnere (I).)

Capodicasa riceve nel suo ufficio diverse persone ai quali racconta l’episodio del danneggiamento della propria autovettura mediante esplosione di colpi d’arma da fuoco. Parla anche delle lettere anonime inviate al Rettore ed al pro-Rettore dicendo che tutto ciò può essere un segnale al Rettore per farlo dimettere. (Alle ore 17.50 le persone con le quali Capodicasa ha conversato escono dall’ufficio e fa ingresso nello stesso il Longo Giuseppe unitamente a un ingegnere e un altro uomo).

C: Sei stato tu?

L: no

C: se sei stato tu, dillo….

L: e ti sparavo la macchina a te… proprio ad un amico  scusa …(risata)..

C: …(inc.)… con l’assicurazione..

L: ma non credo che l’assicurazione a me pare paghi queste…

Il giorno seguente, il 28 marzo 1998, il Rettore denunciò il furto della propria autovettura che fu successivamente ritrovata parzialmente distrutta dal fuoco.

Stando a quanto fu esposto in denunzia, la vettura, una Rover mod. 820, era stata parcheggiata da Aldo Cuzzocrea, intorno alle 20 del 27 marzo, di fronte all’abitazione del Rettore, sorvegliata da un impianto video a circuito chiuso, e davanti all’ingresso del Conservatorio musicale Corelli, all’epoca lì ubicato.

La mattina del giorno successivo, intorno alle 08, Diego Cuzzocrea, informato da un domestico che la vettura non si trovava nel luogo indicato, aveva telefonato al fratello Aldo per chiedere più dettagliate informazioni.

Accertato che la vettura era stata sottratta, telefonò nuovamente ad Aldo il quale si era immediatamente recato presso l’abitazione del fratello, accompagnato dal cognato Salvatore Candido.

Entrando nello stabile, Aldo rinvenne un biglietto del seguente tenore: “Rettore per ora solo la macchina al cimitero del Faro alla Panoramica. A presto”. L’auto fu poi ritrovata presso il cimitero di Granatari, e presentava la tappezzeria parzialmente danneggiata perché ignoti avevano tentato di appiccarle fuoco verosimilmente con dei batuffoli di cotone idrofilo imbevuti di alcool.

Non volendo entrare nel merito degli autori dei tre episodi intimidatori, appare qui utile riportare la serie di avvenimenti post omicidio, al fine di capire se vi fosse un nesso logico che collegava il fatto di sangue a quello che avvenne in seguito, affinché si possa individuare il nome del mandante del delitto.

Il 29 marzo Longo telefonò a Capodicasa e, commentando la notizia relativa alla candidatura del prof. Gaetano Silvestri al Rettorato, in contrapposizione a Cuzzocrea, chiese informazioni circa la lettera minatoria giunta a Ferraù tre giorni prima (“ma qua c’è una strategia della tensione, io non lo so chi cazzo è che sta armando tutti ‘sti bordelli, io non credo”), ribadisce il proprio convincimento circa la necessità di una decisione da parte di Ferraù, lamenta ancora una volta il proprio isolamento (“perché oramai gli unici contatti umani li sto mantenendo solo con te”) e si dichiara disponibile ad offrire il proprio non meglio precisato contributo (“comunque, io di pomeriggio rientro a Messina, se avete bisogno mi telefonate”).

Il 30 marzo, conversando con Ferraù al Rettorato, Capodicasa disse di essere spaventato, perché Cuzzocrea li porterà alla perdizione (“ci farà arrestare……. o ci sparano”) e i due temevano, a ragione, che la Squadra Mobile e l’Autorità Giudiziaria li accostasse al Longo, attribuendogli anche la responsabilità degli attentati, in considerazione anche che il Capodicasa sostenne con forza la linea Longo circa la candidatura di Ferraù (“Allora lo cacciamo fuori e poi facciamo le cose serie in questa università…. ti immagini, tu il Rettore e io il segretario”).

Nel corso del colloquio sopraggiunse Longo, il quale mostrò un atteggiamento aggressivo e minacciò esplicitamente di parlare con i giornalisti per riferire dei suoi rapporti con il Rettore, evidentemente compromettenti per entrambi e specie per il secondo, e reclamò un chiarimento circa il suo futuro da parte del Cuzzocrea.

Il successivo 3 aprile 1998, il prof. Cuzzocrea sciolse le riserve e decise di ricandidarsi, provocando il disappunto del Longo, mentre i due strateghi, Capodicasa e Ferraù, una volta resa pubblica la candidatura del Cuzzocrea, decisero di salire a bordo della nave del Rettore, mutando i loro piani, decisi a portare dalla loro parte anche Longo.

Infatti, il 6 aprile Ferraù e Capodicasa, già decisamente schierati dalla parte del Rettore, cercarono di convincere Longo a rivedere la sua posizione ed egli, a primo impatto, decise di lasciare la porta aperta, sperando di poter riallacciare i vecchi rapporti con il Rettore.

Tale circostanza fu ripresa più concretamente l’8 aprile, allorquando Longo, sollecitato da Capodicasa e Ferraù, reclamò garanzie per contribuire alla rielezione, ribadendo che avrebbe potuto compromettere ancora di più il Rettore e, in cambio del suo appoggio, pretese di avere la sicurezza che i suoi rapporti con Cuzzocrea ritornassero alla normalità, ottenendo dai due tramatori l’impegno a parlare con il Rettore, ove avrebbero dovuto chiedere una positiva considerazione delle istanze del Longo per il futuro.

Le garanzie richieste dal Longo o le concessioni fatte dal Rettore non furono all’epoca colte dagli inquirenti, perché le intercettazioni dei giorni successivi non fornirono elementi significativi per individuarle anche se, venne registrato, a partire dal 17 aprile 1998, che Longo si insediò stabilmente negli uffici del Rettorato e, insieme a Capodicasa e Ferraù, assunse in prima persona il ruolo di regista della campagna elettorale del Cuzzocrea.

A tal riguardo, significative furono le intercettazioni ambientali dell’epoca che videro l’impegno profuso dall’indagato e la valenza del suo contributo allo scopo comune come, a esempio, la registrazione del 20 Aprile nell’ufficio di Capodicasa, che fornì adeguata contezza dell’ufficio elettorale del Rettore, scientificamente organizzato sotto la direzione del Longo, il quale stilò un elenco dei possibili elettori di Cuzzocrea e provvide personalmente a contattarli, vantandosi nel contempo con Capodicasa e Ferraù del contributo decisivo offerto.

Emerse chiaramente che, a quella data, evidentemente, i rapporti tra il Longo e il Cuzzocrea erano stati ricuciti e che le garanzie richieste fossero state accolte, tanto che in una telefonata tra Longo e la moglie, il primo affermò di essersi incontrato con il Rettore e di avere recuperato il rapporto, pronunciando testualmente “rientrando nel giro a tutti gli effetti”.

Certo è che già il 6 Aprile 1998, il Longo vide una sua prima richiesta accolta, allorquando l’allora Direttore Generale del Policlinico,  Salvatore Leonardi emise un Decreto con cui nominò il Longo presidente della Commissione dell’appalto per la manutenzione straordinaria dei locali del padiglione “A” destinati ad accogliere l’Unità Operativa delle malattie del fegato e dell’apparato digerente diretta dallo stesso Longo, con annessa Unità Operativa di Chirurgia endoscopica del defunto Bottari ed il laboratorio di Biologia molecolare del prof. Raimondo Giovanni, secondo il progetto di riorganizzazione dei servizi cui sopra.

Certamente la nomina di cui sopra non fu la sola richiesta del Longo, anche perché, nei giorni successivi, questi, lungi dall’essersi acquietato, manifestò il suo crescente nervosismo e avanzò ulteriori pretese.

Uno degli interessi  preminenti del Longo afferiva alla collocazione del reparto di Chirurgia endoscopica del defunto Bottari, sul quale l’Istituto di Chirurgia generale avanzava pretese e che invece il Longo voleva accorpare alla sua Unità Operativa, celando questo suo desiderio come se fosse una richiesta del Dip.to Clinica Medica 2 del prof. Squadrito, sotto la quale egli ed il Bottari erano inseriti, redigendo a tale scopo un documento da far approvare al Consiglio di Facoltà.

Circostanza questa confermata dalle risultanze dell’attività di intercettazione e, come si vedrà in seguito, dalla deposizione della Stagno d’Alcontres Ildefonsa che, nell’interrogatorio del 5 maggio 1998, ha riferito che la decisione di tale accorpamento, come desiderato dal gastroenterologo, era avvenuta.

La data di tale avvenimento, stante le risultanze dell’epoca, deve essere collocata a cavallo tra il 02 Marzo 1998, data delle registrazioni in merito, e il 05 Maggio 1998, giorno della testimonianza della Stagno, in epoca del tutto compatibile con l’ipotesi che ricollega l’attivismo del Longo nel mese precedente l’elezione del Rettore.

Fu così che nel periodo che va dalla seconda decade di aprile alla data delle elezioni del Rettore, il Longo diventò il fulcro del comitato elettorale di Cuzzocrea, fornendo un contributo determinante alla sua elezione.

Pur in questo contesto, il medico messinese continuò a manifestare diffidenza e risentimento nei confronti del Rettore, insistendo a reclamare adeguate contropartite per l’appoggio offerto.

In tale periodo storico, i tre compari, così come il Cuzzocrea, erano ben consapevoli che Longo fosse sottoposto a indagini per l’omicidio del Bottari, grazie a un canale riservato da cui il Rettore traeva notizie certe sullo stato delle investigazioni – di cui si riferirà nel capitolo “Attività depistatorie” – e perché l’unica persona, vicina alla vittima dell’ambiente universitario, non interrogata nel corso delle indagini fu proprio il Longo.

Peraltro, il gastroenterologo, in quel periodo, manifestò ai suoi compari il disappunto circa il fatto che il Cuzzocrea evitava di farsi vedere in giro in sua compagnia, circostanza questa che lo spinse a reiterare ulteriori garanzie circa il comportamento del Rettore nel periodo successivo alla rielezione.

In tale arco temporale tra l’ultima decade di Aprile 1998 e il giorno delle elezioni, il 04 Maggio, Longo non mancò di inviare velate minacce al Rettore, tanto che, conversando il 24/04/1998, con il Capodicasa e il Ferraù, persone queste ben in grado di comprendere il suo ragionamento, ammise che il suo appoggio andava al di là dell’aspetto puramente politico della vicenda e che il suo intervento fu una “garanzia” per il Cuzzocrea, da non meglio precisate forze esterne e che egli contrastò adeguatamente rischiando in prima persona (“sulla mia pelle”).

Detta conversazione terminava con la presa di posizione del Longo che, dopo l’elezione, Cuzzocrea dovesse modificare il proprio atteggiamento pena pesanti rappresaglie (“perché io ci metto una bella croce di sopra… tanto….visto che già ne ho uno sopra la coscienza, a questo punto….”) .

Dello stesso tenore furono i colloqui successivi tra Longo, Capodicasa e Ferraù, in cui il primo manifestò tutto il suo disappunto per l’atteggiamento del Rettore, reclamando che, prima dell’elezione, venisse definito il suo ruolo all’interno dell’amministrazione universitaria.

Eloquente, a tal riguardo, fu una successiva conversazione telefonica, tra Longo e la moglie del Cuzzocrea, effettuata dall’ufficio del Capodicasa, nel corso della quale il medico ribadì l’importanza dell’appoggio politico offerto e mise in guardia la donna dalla possibilità che, una volta eletto, il marito si dimenticasse delle promesse fatte.

Il 4 Maggio il prof. Cuzzocrea, come ampiamente pronosticato dagli indagati nei giorni precedenti, fu trionfalmente rieletto al primo scrutinio alla carica di Rettore.

Ottenuto l’ambito risultato, il prof. Longo non tardò a presentare il conto della propria opera di sostegno elettorale, colto grazie alle attività di intercettazione ambientale all’epoca avviate che fornirono un quadro eloquente dell’influenza che l’indagato fu in grado di esercitare sul Rettore e delle modalità attraverso le quali tale influenza si dispiegò.

CONTINUA