PENSIERI & PAROLE
CONTINUA IL MARTIRIO DEI CRISTIANI E IL “SILENZIO COMPLICE”...

Culture(05/04/2015) - Il Santo Padre Papa Francesco ci aveva invitato in questo Triduo Pasquale a pregare per i tanti cristiani perseguitati e uccisi in nome della loro fede, ma l’invito diventa pressante dopo la carneficina compiuta dai fondamentalisti islamici somali nel campus universitario di Garissa in Kenya, con la barbara eliminazione di almeno 150 giovani studenti cristiani. Dunque la Pasqua 2015 è una Pasqua di martirio, ha ricordato nell’omelia del Venerdì Santo padre Raniero Cantalamessa, ma anche i testi delle stazioni della Via Crucis al Colosseo e ancora nelle parole del Pontefice è stato un continuo riflettere sul martirio di tanti nostri fratelli. Padre Cantalamessa per le sue riflessioni utilizza un dipinto raffigurante l’”Ecce homo” del pittore fiammingo del XVI Jan Mostaert, in questo dipinto che viene raffigurato il supplizio di Gesù, vediamo, dice il frate,“Gesù che non può più muovere neppure un dito; è l’uomo ridotto all’impotenza più totale, il prototipo di tutti gli ammanettati della storia”. Citando il filosofo Pascal, ha detto: “Cristo è in agonia fino alla fine del mondo, in ogni uomo o donna sottoposti agli stessi tormenti”. Pertanto il predicatore ha chiesto “per una volta”, di non pensare alle “piaghe sociali, collettive”, come “la fame, la povertà…Di esse si parla spesso- anche se mai abbastanza-, ma c’è il rischio che diventino delle astrazioni”. “Pensiamo invece alle vittime concrete, ai perseguitati, ai torturati, che oggi nella maggior parte dei casi sono cristiani”. Padre Raniero ha ricordato i ventuno cristiani copti uccisi dall’Isis in Libia il 22 febbraio scorso e ha invitato a pregare per tutti gli “Ecce homo”, cristiani e non che in questo momento soffrono a causa della loro fede. I cristiani perseguitati sono stati ricordati anche nelle meditazioni delle stazioni della Via Crucis, in particolare è stato menzionato il martirio di ShahbazBhatti, il ministro cattolico pakistano ucciso dai fondamentalisti islamici nel 2011. Infine papa Francesco ha rammentato che il cammino doloroso di Gesù continua ancora oggi con tanti “nostri fratelli perseguitati, decapitati e crocifissi per la loro fede in Cristo sotto i nostri occhi e spesso con il nostro silenzio complice”. Ecco il Papa denuncia un aspetto ignobile di questa drammatica tragedia della persecuzione e del martirio dei cristiani, c’è un silenzio compliceda parte di tutti noi, dell’Occidente laico, ma anche di quello cristiano; spesso ci facciamo vincere dalla pigrizia e dall’indifferenza. Davvero, “rischiamo di essere tutti, istituzioni e persone del mondo occidentale, dei Pilato che si lavano le mani”, ha scritto Galli della Loggia in questi giorni. Peraltro come è stato detto anche nel convegno di Milano“…perseguiteranno anche voi”, organizzato da Alleanza Cattolica e da Integra onlus, troppe sono le pagine “strappate “dei libri di Storia, come quelle dei circa 45 milioni di cristiani uccisi per la loro fede nel solo secolo XX. In questi giorni mi è capitato di leggere il mirabile volume del giornalista americano Robert Royal, “I Martiri del ventesimo secolo”, sottotitolo: “Il volto dimenticato della storia del mondo”, pubblicato da Ancora Editrice (2002). Da qualche anno ritorna nel nostro vocabolario la parola “martire”, per qualche tempo ce ne eravamo dimenticati. E in particolare dopo l’11 settembre 2001, con l’attentato del commando suicida contro le “Torri Gemelle” aveva assunto una valenza terribile, inquietante e distruttiva. Ma i martiri cristiani di cui si parla nel libro di Royal sono un’altra cosa, naturalmente anche quelli dei nostri giorni. Questi uomini e donne, a volte anche bambini, “non hanno cercato la morte a tutti i costi: hanno amato la vita fino all’ultimo”, scrive padre Bernardo Cervellera nella prefazione al libro. Peraltro è stato spiegato bene da Introvigne che cosa si intende per martirio: sono i cristiani che offrono volontariamente la loro vita per Cristo e per la Chiesa e sono potenzialmente circa un migliaio e tra questi, naturalmente c’è ShabazBhatti. Poi ci sono i cristiani uccisi a causa diretta o almeno indiretta della loro fede, oltre centomila all’anno. Uno ogni cinque minuti. Eppure se ne parla così poco. Alcuni martiri, addirittura hanno perdonato i loro uccisori, peraltro i martiri, secondo Cervellera, “non sono nemmeno degli eroi solitari, sacrificati (ab-negati) a qualche valore o ideologia. Essi sono martiri cristiani. Sono morti a causa della loro fede, uccisi proprio da chi voleva contrastare la fede e tutti i valori che da essa ne conseguono”. Il libro di Royal ha il pregio di mostrare la qualità “cristiana” del martirio e di non soffermarsi soltanto sull’atto finale, violento , dell’uccisione del testimone. Padre Cervelleraè direttore dell’Agenzia Fides, che ogni anno compila una lista speciale di uomini e donne religiosi missionari che sono morte spesso impegnati in territori particolarmente a rischio, che hanno dato la vita gratuitamente per non venire meno al loro impegno per i poveri e i più deboli. A volte il martirio, appare come qualcosa di ordinario e non di straordinario, di eccezionale, “esso è la dimensione fondamentale di tutta la vita dei cristiani”. E’ stato San Giovanni Paolo II a lanciare per primo il messaggio che il secolo XX è un secolo di martiri. Nella sua lettera “Tertio millennio adveniente” (n.37) egli afferma: “Nel nostro secolo sono ritornati i martiri, spesso sconosciuti, quasi militi ignoti della grande causa di Dio. Per quanto è possibile non devono andare perdute nella Chiesa le loro testimonianze”. Il libro di Royal, pubblicato proprio in occasione del Giubileo del 2000, risponde all’invito del Papa a non perdere la memoria di queste grandi testimonianze. E qui viene ricordato la specialità del libro dello scrittore americano. Certo la Chiesa in tutti i secoli ha avuto martiri, perché dobbiamo ricordare in particolare, quelli del XX secolo? Perché è stato il periodo con il “maggior numero di martiri cristiani e anche il periodo in cui si è cercato di ignorare (o addirittura occultare) il più possibile l’esperienza del martirio”. Infatti secondo la World Christian Encyclopedia, compilato dallo studioso protestante David Barret (esperto di statistiche), “nel XX secolo vi sono stati oltre 45 milioni di martiri, cioè cristiani che hanno perduto la vita prematuramente in una situazione di ostilità verso il cristianesimo”. In pratica più dei 2/3 della somma totale del martirio dagli inizi del cristianesimo.
Il libro di Royal fa una mappa ben approfondita (507 pagine) unageografia del martirio, che inizia con la tragedia messicana , della rivolta dei Cristeros, la cosiddettaCristiada, del 1926, che si oppose al governo massonico di Calles. Royal si sofferma sulla splendida figura del gesuita Miguel Augustin Pro. Poi seguono i capitoli riguardanti le varie persecuzione dei cristiani, in particolare Europa, dove c’è stato il più alto numero di vittime, causate peraltro, per la maggior parte dal socialcomunismo, a cominciare dall’Unione Sovietica, e dagli anni del terrore in Ucraina. Si potrà dare l’impressione che ci sia un po’ di pregiudizio, scrive Royal. Ma la realtà dei fatti, parla chiaro. In questo secolo i morti causati a motivo del comunismo sono stati almeno 100 milioni, sia in Urss, che in Cina. Per questo le vittime del comunismo occupano lo spazio maggiore. Altro fatto clamoroso, che può sembrare anche questo un pregiudizio. “Gran parte delle persone di cui parleremo sono morte in Europa (…) Paradossalmente, una delle civiltà e delle culture più avanzate del mondo ha prodotto le atrocità peggiori del XX secolo”. Si pensi alla barbarie e alle atrocità commesse durante la guerra civile spagnola, durata solo tre anni (1936-39). Mentre per altri casi, omicidi di massa e repressioni, durati decenni e magari ancora in atto come in Sudan, Nord Corea e ora in Medio Oriente. Devono ancora essere studiati e bisogna ancora valutarli. Una cosa è certa per Royal, ancora oggi nelle Chiese si incontra una certa resistenza nell’accettare l’idea di martirio. “Per molti cristiani d’oggi sembra essere una nozione d’altri tempi, un retaggio del passato, che non ha nessun rapporto con la quotidianità della loro vita di fede”. Il giornalista americano ha scritto queste parole quindici anni fa, ora si spera che i cristiani abbiano maggiore consapevolezza, soprattutto dopo i tanti massacri di queste ultime settimane.


DOMENICO BONVEGNA
Domenico_bonvegna@libero.it  

IMGPress tutti i diritti riservati. Reg. Trib. ME n.1392 del 18/06/92