L'INTERVENTO DI ALBERTO GIANNINO
LETIZIA MORATTI E I CLANDESTINI: PURO CALCOLO E INTERESSE PER RESTARE AL POTERE

Letizia Moratti - Comune Milano(11/05/2010) - Letizia Moratti può dire quello che vuole, ma non prendere in giro i cittadini. Le posizioni dure e intransigenti contro i clandestini le ha assunte solo di recente. Precisamente a un anno dalle elezioni comunali. Perchè? Cercheremo di dare una risposta là dove sia possibile. La signora Moratti se bene che la Lega Nord ha prenotato la sua poltrona alla quale potrebbe andare molto probabilmente Maroni che in questi mesi è silenzioso e pesa ogni sua dichiarazione (quella sulla casa al Colosseo di un ex ministro se la poteva risparmiare). Umberto Bossi dopo l'ictus che l'ha colpito tre anni fa non è più quello di prima anche se è lucido, comanda, e tiene in pugno il suo movimento. E, quindi, manda avanti i suoi vassalli e valvassini i quali propongono il suo nome, ma il vero candidato è in realtà Bobo Maroni. Che per la verità avrebbe anche i numeri per governare la città di Milano. E' stato ministro più volte, è un avvocato, ha esperienza politica e parlamentare, è mite, e ha imparato l'arte della mediazione e del compromesso. Ultimamente è molto defilato e cerca di non fare polemiche con nessuno. Anzi fa il pompiere un ruolo che gli si addice. E per Milano lo vedrei bene. Del resto, anche anche l'ex leghista Formentini, dopo Tangentopoli, ha fatto il Sindaco di Milano per un mandato. Un uomo onesto e perbene. Dunque la Moratti ribadisce la sua linea della fermezza, non parla dei diritti umani dei clandestini e dice che vorrebbe che il reato di clandestinità comprendesse anche altri reati. «Non rinnego assolutamente quello che ho detto ieri ma il ragionamento è più complesso: chiediamo di assorbire gli altri reati in quello di clandestinità». «Non mi sono pentita» - ha detto il Sindaco nel corso di un'intervista a «Mattino 5» - ma il ragionamento che avevo fatto era più complesso: quello che vediamo a Milano e nelle città del Nord è che gli autori di 8 reati su 10 sono clandestini; al governo abbiamo chiesto di prevedere l'espulsione anche nei casi di clandestini con altri procedimenti in corso, perché attualmente non possono essere espulsi fino alla conclusione del processo per altri reati». «Abbiamo chiesto - ha specificato Letizia Moratti - di assorbire anche i reati predatori come scippi, furti, rapine, nelle norme sulla clandestinità, in modo che sia possibile l'espulsione immediata anche quando la persona clandestina deve rispondere alla giustizia italiana di altri reati». Dunque la Moratti da una parte detta la linea sull'ordine pubblico a Prefetto e a Questore e dall'altra accontenta la Lega Nord per dissuaderla a prenotare l'ambitissima poltrona di Palazzo Marino.La Moratti nei confronti della Lega Nord ha cambiato strategia. Come interlocutore a Palazzo Marino aveva un bravo giovane di 36 anni, non ancora laureato, e basta. E pensava che il 4% dei consensi ottenuti dalla Lega nel 2006 quando la Moratti fu eletta sindaco di Milano fossero riconducibili solo a un voto di protesta. Poi quando ha visto triplicare i voti della Lega nelle ultime regionali a Milano citta (oltre il 14%) la Moratti anche di fronte a posizioni discriminatorie e xenofobe, si è messa in ascolto dei suoi problemi. E ha capito che il 10% dei voti che la Lega ha preso sono dovuti alla sua politica gridata sulla sicurezza verso le persone, anche se il livello della sicurezza non aumenta però la Lega viene premiata dal consenso dei cittadini. Insomma a Milano accade che non pochi sostengono la mano dura contro i graffitari ma non contro gli evasori fiscali, o ci sono politici che ritengono l'immigrazione un pericolo e intanto affidano i genitori anziani a una badante straniera, magari pagandola in nero. La Lega di Bossi tutela nel Nord gli interessi autoctoni delle varie comunità per guadagnare consenso, ma poi assume posizioni contraddittorie come dice Padre Giacomo Costa, gesuita, direttore di Aggiornamenti sociali. Per esempio scrive Padre Costa che "nel caso delle privatizzazioni: pur votando a favore del decreto Ronchi, la Lega non ha mancato di ribadire la propria tradizionale posizione a favore dell'acqua pubblica, perché resti in mano agli enti locali. Allo stesso modo, si è sempre dichiarata contraria all'abolizione delle Province, a dispetto della retorica antipolitica, o all'aumento dell'età pensionabile, a dispetto dell'impatto della previdenza sui conti pubblici. La Lega sostiene l'assetto del sistema sociale come lo conosciamo e dice di poterlo fare funzionare purificandolo dalle logiche assistenzialistiche: «mentre chi lo ha creato lo ha fatto in nome di valori universali di giustizia e eguaglianza, la Lega dice che per difenderlo occorre che solo la maggioranza goda di quei benefici; solo gli italiani, solo i locali; diritti che devono diventare privilegi; che è giusto che siano beni per e degli italiani» (URBINATI N., «La Lega e la politica del doppio binario», in la Repubblica, 6 aprile 2010)." E ancora: "Il lavoro per la comunità locale, non senza valore e svolto in maniera interessante anche da alcune amministrazioni leghiste, è però inficiato da questa concezione riduttiva di società, come pure dalla logica della minaccia, che richiede l'identificazione di un «nemico» o «pericolo esterno»: «Bossi ha raccolto consensi fra coloro che, a torto o ragione, ritenevano minacciato un proprio interesse. Le prime campagne furono contro i meridionali, poi rimpiazzati dagli immigrati. La paura che qualcuno che "viene da fuori" possa togliere qualcosa è stato il primo carburante. E ha finito con l'alimentare categorie diverse: dal mondo delle piccole e medie imprese che si sente tartassato dal fisco a quello degli operai che si sentono abbandonati da ciò che resta del vecchio Partito comunista» (BRAMBILLA M., «Il mix di Bossi dai celti alla Chiesa», cit.)." (Padre Giacomo Costa). Concludiamo. Milano che ha sempre accolto tutti (quanti meridionali (che i leghisti nei loro manifesti chimano o chiamavano "terun" hanno contribuito al boom economico e ora tutti l'hanno dimenticato?). Ora, con la delega sull'ordine pubblico "scippata" a Questore e a Prefetto, la Moratti vuole dettare la line a della Lega Nord. Non riusciamo a capire se per essere riconfermata anche dalla Lega oppure per stoppare Maroni. In questo modo la Moratti ha venduto le nostre tradizioni ambrosiane di accoglienza e di solidarietà per un proprio tornaconto politico. alla concordia la Moratti preferisce la cultura del manganello, ma cosi facendo si alimenta la paura e potrebbe scoppaire a Milano un caso Rosarno. Noi cattolici siamo per l' opzione preferenziale per i poveri che rappresenta una scelta fondamentale della Chiesa, ed essa la propone a tutti gli uomini di buona volontà. E la pensiamo come l'Arcivescovo di Milano. Che ha scritto: «Diciamocelo francamente: se non è per una particolare vocazione e per il desiderio gratuito di "servire", per cos'altro un cristiano - e, aggiungiamo noi, qualunque persona di buona volontà - si mette a disposizione degli altri in questo ambito? Per interesse? Per calcolo? Per prestigio? Per sete di potere?» (TETTAMANZI D., Cristiani in politica, cit., 22 s.). Noi in questa posizione politica di Letizia Moratti vediamo solo il calcolo e l'interesse per continuare a mantenere il potere anche nei prossimi sei anni. Non vediamo certo un Sindaco come il messinese Giorgio La Pira che fu Sindaco di Firenze per 14 anni consecutivi e serviva davvero la città senza risparmiarsi. Davanti al Consiglio comunale di Firenze una volta tenne un accorato discorso in difesa del suo operato: « Ebbene, signori Consiglieri, io ve lo dichiaro con fermezza fraterna ma decisa: voi avete nei miei confronti un solo diritto: quello di negarmi la fiducia! Ma non avete il diritto di dirmi: signor Sindaco non si interessi delle creature senza lavoro (licenziati o disoccupati), senza casa (sfrattati), senza assistenza (vecchi, malati, bambini, ecc.). È il mio dovere fondamentale questo: dovere che non ammette discriminazioni e che mi deriva prima che dalla mia posizione di capo della città -e quindi capo della unica e solidale famiglia cittadina- dalla mia coscienza di cristiano: c'è qui in giuoco la sostanza stessa della grazia e dell 'Evangelo! Se c'è uno che soffre io ho un dovere preciso: intervenire in tutti i modi con tutti gli accorgimenti che l'amore suggerisce e che la legge fornisce, perché quella sofferenza sia o diminuita o lenita.Altra norma di condotta per un Sindaco in genere e per un Sindaco cristiano in ispecie non c'è! ». Giorgio La Pira fu anche accusato per il suo intervento di statalismo e di comunismo bianco. Tra gli altri critici a difesa della libera iniziativa don Luigi Sturzo che lo ammoniva del rischio di finire in un marxismo spurio se non si atteneva ai principi del non-statalismo e dell'interclassismo. La Pira rispose così « 10.000 disoccupati, 3.000 sfrattati, 17.000 libretti di povertà. Poi le considerazioni: ..cosa deve fare il sindaco? Può lavarsi le mani dicendo a tutti: "scusate, non posso interessarmi di voi perché non sono statalista ma interclassista?" »
(Giorgio La Pira)

Ecco il nostro modello di Sindaco, è quello di La Pira cioà che serva la città ( non basta mettersi un grembiulino rosso e servire i senza fissa dimora come una brava massaia davanti a flash e telecamere signora Moratti una volta l'anno...). Noi vogliamo come sindaco una persona attenta all'uomo e ai suoi valori, e non già al profitto come abbiamo visto negli ultimi quattro anni. Nelle nomine, nelle consulenze, nell'Expo, nelle infrastrutture e nelle fusioni di società che l'imprenditrice europea Letizia Arnaboldi Brichetto in Moratti ha fatto. Ma quanto tempo ha speso Letizia Moratti per senegalesi, egiziani, indiani, cingalesi, singalesi, filippini, ecc.? Eppure sono si clandestini ma non uccidono e non rapinano come fanno altri popoli dell'Unione europea. Basterebbe che la sindachessa si facesse dare i dati dal ministero dell'Interno e della Giustizia.


Alberto Giannino
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